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Bastone e carota della Commissione Ue con la Cina

Come si muove la Commissione europea sulla Cina, tra la messa al bando di Huawei e Zte e la mano tesa sulle auto elettriche. Estratto dal Mattinale europeo.

La Commissione ha presentato una proposta – il Cybersecurity Act – che prepara il terreno per bandire le società tecnologiche cinesi come Huawei e ZTE dalle infrastrutture critiche dell’Ue. Senza nominare i due colossi, il testo prevede di eliminare gradualmente componenti e apparecchiature provenienti da fornitori ad alto rischio in settori critici.

LA COMMISSIONE METTE AL BANDO HUAWEI E ZTE?

La proposta ne prevede 18: oltre alle reti di telecomunicazioni, ci sono apparecchiature di rilevamento, veicoli connessi e automatizzati, sistemi di fornitura e stoccaggio di energia elettrica, sistemi di approvvigionamento idrico, droni e sistemi anti-droni, servizi di cloud computing, dispositivi medici, apparecchiature di sorveglianza, servizi spaziali e semiconduttori. Una volta adottata la proposta, gli operatori di telecomunicazioni mobili avranno 36 mesi di tempo dalla pubblicazione dell’elenco dei fornitori ad alto rischio per eliminare gradualmente i componenti chiave di questi fornitori. L’obiettivo è rispondere alle crescenti preoccupazioni per le interferenze straniere, lo spionaggio e la dipendenza dell’Ue dai fornitori di tecnologia di paesi terzi.

“PURO E SEMPLICE PROTEZIONISMO”

“Con il nuovo pacchetto sulla sicurezza informatica, avremo i mezzi per proteggere meglio le nostre catene di approvvigionamento critiche, ma anche per combattere con decisione gli attacchi informatici”, ha detto la vicepresidente Henna Virkkunen. Il Ministero degli Esteri cinese ha già definito la proposta “puro e semplice protezionismo”.

BRUXELLES TENDE LA MANO ALLA CINA SULLE AUTO ELETTRICHE

La Commissione ha teso la mano alla Cina pubblicando la scorsa settimana linee guida sugli impegni sui prezzi che i suoi produttori devono seguire se vogliono venire esentati dai dazi anti sussidi. Ma, secondo l’analisi di Daniel Gros, direttore dell’Institute for European Policymaking della Bocconi, e di Alicia García Herrero, Senior Fellow di Bruegel, la proposta sui cosiddetti “price undertakings” è un errore strategico, perché i margini extra restano alle imprese cinesi invece di diventare entrate per il bilancio europeo. Il costo ricade sui consumatori e l’Ue rinuncia a circa 2 miliardi di euro l’anno di gettito dai dazi.

PREZZI MINIMI IN CAMBIO DI INVESTIMENTI: NON FUNZIONERÀ

Il meccanismo, basato su prezzi minimi “modello per modello”, richiede controlli tecnici continui su specifiche che cambiano spesso, con rischi di contenziosi e burocrazia doganale. Secondo gli autori dell’analisi, anche l’idea di scambiare prezzi minimi con investimenti e trasferimenti tecnologici dai cinesi agli europei appare poco realistica e non compatibile con le regole dell’OMC. Conclusione: il passo indietro comunica debolezza, riduce la credibilità dell’Ue come difensore del commercio basato su regole e segnala che le ritorsioni cinesi possono piegare Bruxelles, proprio mentre la Commissione negozia con partner come l’India.

(Estratto dal Mattinale europeo)

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