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Che sta succedendo al prezzo dell’argento?

L'analisi di Vladimiro Giacché e Michele Tonoletti dal rapporto "Argento vivo: dopo la febbre dell'oro, quella dell'argento" di Banca del Fucino.

In prospettiva, quello del metallo bianco potrebbe rivelarsi un semplice episodio, senza portare a conseguenze durature e significative sui mercati. Nondimeno, esso è degno di particolare attenzione per almeno quattro motivi:

1) La forte crescita del prezzo dell’argento è innanzitutto un sintomo delle difficoltà crescenti dell’ordine monetario incentrato sul dollaro Usa. Di fronte a crescenti rischi geopolitici e di inflazione e alla sostanziale assenza di alternative credibili al dollaro come nuova valuta egemone, investitori e banche centrali hanno riscoperto le virtù del “relitto barbarico” – l’oro – e degli altri metalli preziosi – in particolare l’argento – come asset anti-rischio. Ciò ha tuttavia portato alla superficie il conflitto latente sui mercati dell’argento tra domanda per fini industriali e domanda per fini di investimento. Il rally del metallo bianco è in larga parte il risultato di questa dinamica.

2) Il prezzo dell’argento appare destinato a crescere ulteriormente. Né l’incertezza attorno al dollaro né la domanda industriale di metallo bianco sembrano potersi configurare come fenomeni di breve termine. La pressione rialzista sui prezzi si manterrà dunque elevata. Giova a tal proposito ricordare come, al netto dell’inflazione, il prezzo dell’argento sia oggi ancora ben al di sotto del picco valutativo del 1980.

3) Parlando in termini più generali, lo scenario al quale andiamo incontro sarà verosimilmente caratterizzato da una volatilità ben più persistente e marcata rispetto al passato. I cambiamenti strutturali accennati nel punto 1), infatti, sono di tale portata da rendere molto difficile una previsione accurata dei movimenti di prezzo degli asset, con la conseguenza di costringere gli operatori a rivedere più spesso le proprie posizioni per far fronte a sviluppi imprevisti. Di queste dinamiche l’argento, negli ultimi mesi, ha fornito un esempio eccellente.

4) Il caso dell’argento pone inoltre in luce un’altra importante novità rispetto – almeno – agli ultimi vent’anni: un crescente interventismo da parte delle autorità pubbliche nel normale funzionamento dei mercati. Se a lungo l’idea di un intervento esterno è stata vista come un’indebita ingerenza dello Stato sull’economia, dal caso Nexperia alla limitazione all’export di terre rare da parte cinese, i casi di intervento pubblico sui mercati si stanno moltiplicando. Si tratta del naturale esito di quanto sta succedendo nell’attuale fase storica, caratterizzata da rivalità geopolitiche accresciute e incertezza sempre più marcata. Anche sotto questo aspetto il caso dell’argento è paradigmatico: un materiale critico per diverse tecnologie del futuro, tanto importante da portare le due principali superpotenze a intervenire pesantemente sui mercati. Si tratta di una tendenza destinata con ogni probabilità a consolidarsi in futuro, e che avrà un impatto crescente sui movimenti dei listini globali. È insomma una dinamica – quella del nuovo “interventismo” politico nell’economia per fini di sicurezza nazionale o obiettivi geopolitici – che dovrà essere sempre più tenuta in conto da investitori e analisti.

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