Il sistema creditizio tedesco presenta un fronte compatto di opposizione al progetto della Banca centrale europea per la moneta digitale. Casse di risparmio e istituti cooperativi, pilastri storici del risparmio popolare in Germania, stanno alzando barricate contro quella che considerano un’iniziativa costosa e ridondante.
La stampa economica tedesca restituisce l’immagine di una frattura profonda tra Francoforte e il mondo delle banche retail, con accuse reciproche che attraversano le pagine del quotidiano Handelsblatt e del mensile Manager Magazin. Al centro della controversia, la paura di “perdere miliardi in depositi” e l’idea che la Banca centrale voglia “trasformarsi da supervisore in competitore diretto degli operatori privati”.
Il quadro che emerge dalle pubblicazioni specializzate tedesche rivela tensioni che vanno ben oltre il dibattito tecnico sui sistemi di pagamento. Le associazioni di categoria denunciano un progetto che rischia di stravolgere equilibri consolidati, mentre la Bce procede verso l’implementazione di uno strumento che dovrebbe essere operativo entro la fine del decennio. Il calendario prevede infatti l’adozione della normativa necessaria nel corso del 2026, seguita da una fase sperimentale nel 2027 e un lancio effettivo non prima del 2029. Ma il percorso appare irto di ostacoli, con il settore bancario tedesco determinato a difendere il proprio modello di intermediazione tradizionale.
LA DOPPIA VESTE DELLA BCE SOTTO ACCUSA
La contestazione principale riguarda il ruolo ibrido che la Banca centrale europea si appresterebbe ad assumere. Secondo Joachim Schmalzl, membro del consiglio direttivo dell’Associazione tedesca delle casse di risparmio, un’istituzione che vigila simultaneamente su banche e infrastrutture di pagamento non può presentarsi anche come fornitore diretto di servizi finanziari. La metafora sportiva utilizzata è chiara ed eloquente: “l’arbitro non dovrebbe scendere in campo a giocare la partita”. Questa sovrapposizione di funzioni viene percepita come una “distorsione della concorrenza”, dove “un attore pubblico dotato di poteri regolamentari entra nell’arena commerciale con vantaggi strutturali rispetto agli operatori privati”.
La Deutsche Kreditwirtschaft, organismo ombrello che coordina le posizioni dell’intero settore creditizio tedesco e dal gennaio 2026 guidato proprio dall’Associazione federale delle banche popolari e cooperative, ha elaborato documenti programmatici in cui si richiede una delimitazione rigorosa delle competenze della Bce. L’euro digitale dovrebbe limitarsi a rappresentare “un equivalente elettronico del contante”, senza trasformarsi in “un sistema onnicomprensivo capace di erodere spazi di mercato già presidiati dalle soluzioni private”.
IL RISCHIO DI EMORRAGIA DEI DEPOSITI
Il timore più concreto riguarda le conseguenze sul modello di business bancario. Anche ipotizzando un tetto di tremila euro per portafoglio digitale, come allo studio nelle discussioni normative, il settore creditizio paventa “un fenomeno di migrazione massiccia dei risparmi” dai conti tradizionali verso i wallet gestiti dalla Banca centrale. Questa disintermediazione – lamentano gli istituti tedeschi – avrebbe effetti diretti sulla loro “capacità di erogare credito all’economia reale”, venendo a mancare la liquidità raccolta attraverso i depositi della clientela retail.
Per banche come le Sparkassen e le Volksbanken, storicamente radicate nel territorio e fortemente dipendenti dal risparmio popolare, potrebbe trattarsi di un colpo potenzialmente devastante.
L’ONERE ECONOMICO DELL’ADEGUAMENTO TECNOLOGICO
Un’analisi condotta da PwC e ripresa dalla stampa economica tedesca quantifica in cifre impressionanti il costo dell’adattamento infrastrutturale. Per le sole banche tedesche, l’implementazione dei sistemi informatici necessari a gestire operativamente i portafogli digitali per conto dei clienti potrebbe raggiungere i trenta miliardi di euro. Il sito dell’Associazione nazionale delle banche popolari e delle casse rurali (Bundesverband der deutschen Volksbanken und Raiffeisenbanken, Bvr) ha dato molta enfasi a questo studio di PwC, mentre Manager Magazin descrive il clima come una vera e propria “guerra fredda” tra la sede della Bce e le reti bancarie territoriali tedesche. A fronte di questo esborso massiccio, gli istituti non intravedono un modello chiaro di remunerazione che giustifichi l’investimento, rendendo il progetto economicamente insostenibile per chi dovrebbe materialmente gestirlo.
WERO COME ALTERNATIVA AUTOCTONA
La resistenza delle banche tedesche non nasce da un rifiuto pregiudiziale dell’innovazione digitale nei pagamenti, sostengono i commentatori locali. Al contrario, le stesse associazioni di categoria sostengono con forza Wero, il sistema di trasferimento istantaneo sviluppato dall’European Payments Initiative.
Tanja Müller-Ziegler, nel consiglio direttivo dell’Associazione federale delle banche popolari e cooperative, ha argomentato in un editoriale pubblicato nell’Handelsblatt Journal Banking durante il summit annuale dei banchieri tedeschi nel settembre 2025 che “la sovranità digitale europea non richiede necessariamente una soluzione statale che penalizzi le iniziative private già operative”. Wero viene presentato come la vera risposta alla dominanza di circuiti americani quali Visa, Mastercard e PayPal, rendendo superfluo un duplicato costoso promosso dalle istituzioni pubbliche. Per il settore creditizio tedesco, investire su un’infrastruttura controllata dal mercato garantisce maggiore flessibilità e capacità di rispondere alle esigenze concrete degli utenti, senza i vincoli burocratici di un progetto istituzionale sovranazionale.



