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Viaggio alla scoperta delle carte geografiche

“Ai quattro angoli del mondo. Viaggio nelle direzioni inaspettate della storia” letto da Tullio Fazzolari

Il Muro divideva ancora Berlino e anche l’artista che viveva nel settore est della città poteva realizzare il suo desiderio di attraversarlo. Ma da alcuni anni riusciva a coltivare un sogno di libertà grazie a una vecchia mappa proibita dal governo della Germania Orientale che era riuscito a procurarsi. C’era tutta Berlino con le sue strade e i suoi monumenti ed era stata stampata prima della costruzione del Muro nel 1961. A furia di studiare la mappa l’artista conosceva perfettamente Berlino Ovest senza averla mai vista. E quando finalmente crollò il Muro nel novembre del 1989 gli capitò con sua grande sorpresa di poter essere lui a dare indicazioni stradali a un abitante del settore occidentale.

Nel suo piccolo, l’episodio che Jerry Brotton racconta nel suo “Ai quattro angoli del mondo. Viaggio nelle direzioni inaspettate della storia” (Feltrinelli, 192 pagine, 25 euro) è un’ulteriore conferma del fascino e della potenza che mappe e carte geografiche hanno sempre avuto. Intere generazioni hanno sfogliato un atlante per curiosità o magari immaginando un fantastico viaggio. L’innovazione tecnologica degli ultimi decenni ha però cambiato radicalmente gli strumenti con cui orientarsi. Il sistema GPS, originato da un progetto del Pentagono, viene usato anche sui telefoni cellulari. Da febbraio del 2005 ci si affida a Google Mapsper andare verso la destinazione desiderata. La Apple di Steve Jobs inventa il puntino blu che indica la propria posizione in movimento. E non c’è automobile di nuova generazione che non sia provvista di navigatore. L’abbondanza di nuovi strumenti è tale che secondo alcuni neurologi si rischia un depauperamento delle facoltà mentali. Lasciando da parte allarmismi eccessivi che probabilmente non troveranno grande audience, la realtà è che oggi tutto sembra più pratico e più funzionale per orientarsi. Ma non è vero che tutto sia cambiato. La Terra è sempre quella del vecchio atlante o della carta geografica appesa alla parete. E Berlino è la stessa della mappa proibita dell’artista bohémien.

Ai progressi anche tecnologici di oggi si arriva attraverso un lungo percorso che Jerry Brotton, uno dei più autorevoli studiosi di storia della cartografia, descrive con “Ai quattro angoli del mondo”. Si inizia dalle prime mappe disegnate nelle civiltà mesopotamiche per giungere fino alle immagini satellitari dei nostri tempi. E si scopre così che il modo di concepire le carte geografiche va in parallelo con un’evoluzione storica. Nel Medioevo, per esempio, Gerusalemme veniva collocata al centro del mondo e l’Est veniva messo in alto anziché a destra. All’inizio del Seicento, invece, la mappa del mondo del gesuita Matteo Ricci pone giustamente a ovest il Grande Occidente che include l’Europa. Nei secoli ci si è orientati con i quattro punti cardinali ma anche con la direzione dei venti. Oltre al piacere della lettura è affascinante il corredo fotografico che Brotton ha scelto per “Ai quattro angoli del mondo”. Sarà nostalgia ma le immagini sono da sfogliare come un vecchio caro atlante.

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