L’Artico non è più un orizzonte lontano, ma che ci riguarda da vicino e l’Italia vuole esserci.
Come aveva anticipato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa del 9 gennaio, è stata presentata oggi la nuova Strategia italiana per l’Artico in occasione di una conferenza a Villa Madama dal ministero degli Esteri, della Difesa e dell’Università e della Ricerca.
Da tempo i riflettori sono accesi sull’Artico, nuova frontiera delle relazioni internazionali tra la corsa alle risorse, le rotte commerciali che si stanno aprendo con lo scioglimento dei ghiacci, e la necessità di mantenere la regione come laboratorio di cooperazione scientifica globale. Mentre Washington alza il livello delle proprie ambizioni su Groenlandia e regione artica, il governo italiano rivendica il proprio ruolo nella regione insistendo sul fatto non hai mai considerato l’Artico come area remota, senza alcun interesse.
Al contrario “noi abbiamo sempre guardato a questo quadrante del mondo per quello che effettivamente è, una regione strategica” ha sottolineato Meloni in un messaggio in occasione della presentazione della strategia italiana sull’Artico.
Tra le iniziative principali menzionate oggi il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha anticipato la convocazione di tavolo imprese con principali gruppi dedicato all’Artico. Cosa ne sarà dell’istituzione di un polo nazionale per l’Artico, auspicata di recente dalla sottosegretaria alla Difesa con delega all’Artico, sub-artico ed Antartide, Isabella Rauti?
Nelle strategia appena pubblicata non se ne fa menzione, ma Startmag lo ha chiesto a margine della conferenza alla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, che ha risposto che tra le cose in programma “c’è anche la creazione di poli nazionali per l’Artico che uniscano le nostre infrastrutture di ricerca”.
Tutti i dettagli.
PRESTO IN ARTICO UN’ALTERNATIVA AL CANALE DI SUEZ
Il governo italiano ha un approccio a 360 gradi verso l’Artico, una regione considerato nevralgica, ha sottolineato nel suo messaggio la presidente Meloni.
D’altronde il cambiamento climatico e lo sviluppo delle rotte artiche stanno trasformando gli equilibri globali, creando nuove interconnessioni capaci di rivoluzionare il commercio marittimo. A questo proposito la premier ha evidenziato come la Northern Sea Route stia emergendo come alternativa strategica al Canale di Suez, riducendo le distanze tra Asia ed Europa. L’Artico è inoltre centrale per le ingenti risorse energetiche e minerarie che ospita e per le potenziali opportunità legate ai data center, grazie al raffreddamento naturale in quella regione secondo la premier.
Per questi motivi, l’Artico è indicato come una priorità strategica per Nato e Unione europea, poiché quanto accade nel grande Nord ha conseguenze globali, ha ricordato ancora la presidente del Consiglio.
LA TRADIZIONE ARTICA DELL’ITALIA
Inoltre, Meloni ha ricordato che – parallelamente alla visione strategica del nostro paese nella regione artica – l’Italia vanta anche una lunga tradizione artica “in termini di spedizioni e ricerche scientifiche, e il nostro contributo per la protezione dell’Artico è un contributo d’eccellenza”.
“Dalla base “Dirigibile Italia” alle Svalbard, passando per le campagne oceanografiche della Marina Militare, la nostra Nazione svolge da molto tempo un ruolo di primo piano per tutelare un’area che è molto fragile e per assicurare uno sviluppo equilibrato e rispettoso delle istanze dei diversi popoli che vivono questi territori” ha precisato Meloni.
UN’ATTENZIONE ITALIANA ED EUROPEA CHE NON NASCE OGGI
Da parte sua anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la visione strategica del nostro paese nella regione artica “Siamo presenti storicamente in quella regione” ha ribadito anche il titolare della Farnesina pertanto la centralità della regione ci impone di aggiornare la nostra strategia.
“Non possiamo non avere una strategia aggiornata nell’area che è frutto di collaborazione tra i ministeri e che ha a cuore l’interesse nazionale e la stabilita’ dell’area’ ha spiegato il ministro. “Far sì che la sicurezza dell’Occidente sia garantita” nell’area – ha detto Tajani concordando con la posizione del ministro alla Difesa Crosetto a proposito della non partecipazione dell’Italia all’invio di militari in Groenlandia – non significa mandare 10-20 soldati, ma e’ una questione strategica: Siamo osservatori nel Consiglio artico ma siamo anche una parte molto attiva”
PRESTO UNA MISSIONE IMPRENDITORIALE
Alla luce di tutto ciò, dobbiamo mobilitare le nostre imprese siamo preparando una missione imprenditoriale con la nostra ambasciata a Copenaghen.
“Convocherò quanto prima un tavolo imprenditoriale dedicato all’Artico” ha anticipato il ministro Tajani. “Dobbiamo dar vita a un tavolo imprenditoriale sull’Artico con tutti i nostri gruppi principali gia’ presenti: vogliamo sostenerli e essere al loro fianco, porre le basi per un ulteriore rafforzamento” ha detto. Il ministro ha inoltre sottolineato che e’ in fase di preparazione “con l’Ambasciata a Copenhagen una missione imprenditoriale dedicata all’Artico”.
Dobbiamo dar vita a un tavolo imprenditoriale Artico con tutte le imprese del settore energetico, sicurezza e non solo per inserirle in un contesto di internazionalizzazione così da essere parte dell’export anche in questa parte del mondo.
IL RUOLO DI LEONARDO E FINCANTIERI
In questo contesto, il titolare della Farnesina ha citato i due colossi della difesa italiana: “Leonardo e Fincantieri che operano in quell’area” ha sottolineato Tajani ricordando “che siamo in grado di realizzare navi da ricerca e non solo”.
LA TUTELA DELLE ROTTE MARITTIME
L’Italia continuerà a “promuovere un maggiore impegno della Nato” nell’Artico “con una presenza dell’Ue” ha affermato il ministro degli Esteri. “Continueremo a promuovere la libertà di navigazione”, ha detto il ministro. “Siamo in prima linea nel mar Rosso con la missione Aspide e anche nell’Artico andiamo a promuovere la tutela delle rotte marittime” ha puntualizzato il ministro degli Esteri. “Vogliamo promuovere la cooperazione per lo sviluppo sicuro dei materiali critici”, ha detto il ministro. “C’è da avere una visione strategica, è un tema chiave per la nostra sicurezza economica”, ha spiegato.
LA STOCCATA DI CROSETTO ALLA MISSIONE DEI PAESI EUROPEI IN GROENLANDIA
Come già anticipato dal ministro Tajani, riguardo le recenti notizie del piccolo contingente arrivato in Groenlandia inviato da alcuni paesi europei tra cui Francia e Germania, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ammesso che “Non riesco a capire la presenza di questi militari” insistendo che “sia nostro interesse pensare in ottica Nato”.
Nell’Artico, “in quella zona che è la terra di nessuno, occorre che ci sia qualcuno che costruisce delle regole che non siano regole che creano altre fratture in un mondo che ne ha già troppe” secondo Crosetto.
ANTICIPARE L’INTERESSE STRATEGICO RUSSO
Anche Nato e Usa stanno aumentando infatti interesse su area. A questo proposito il ministro Crosetto ha fatto presente che “Il Paese che ha più chilometri di confine con questa parte del mondo che sta diventando sempre più importante è la Russia e lo farà valere fino in fondo: quando finirà la guerra in Ucraina probabilmente la maggior parte delle risorse militari saranno spostate in quest’area”. “Allo stesso modo – ha evidenziato – si sta spostando la Nato che ha posto il comando a Norfolk e concentrato tutta la politica militare del Nord sempre più vicino all’Artico o come dimostrano le dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia”.
E RIGUARDO L’AUMENTO DEL BUDGET PER LA DIFESA…
Pertanto “La difesa avrà nei prossimi anni, per gli impegni che ci siamo assunti, la necessità dell’incremento del suo budget, che considero un incremento del budget per la ricerca, la diplomazia, per il Paese, non solo per la parte militare” ha affermato il ministro della Difesa Crosetto. “L’Artico insieme all’Africa, ai fondali marini e allo Spazio saranno luoghi dove dovremo dare sinergia perché da questi settori dipenderà il futuro non solo nostro ma dei nostri figli”, ha concluso.
NON SIAMO ALL’ANNO ZERO NELL’ARTICO
Dopodiché, la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha fatto eco ai suoi colleghi ministri confermando che “nell’Artico non siamo all’anno zero, ma siamo grandi protagonisti nelle scienze polari perché abbiamo iniziato 50 anni fa ad investire capitale umano, infrastrutture e finanziato coesioni con altri paesi”.
RIGUARDO L’ISTITUZIONE DI UN POLO NAZIONALE PER L’ARTICO
Infine, alla domanda di Startmag se sarà istituito un polo nazionale per l’Artico, la ministra Bernini ha replicato “Senza dubbio, tra tante cose. Noi dobbiamo fare sistema c’è anche la creazione di poli nazionali per l’Artico che uniscano le nostre infrastrutture di ricerca, che non sono delle sovrastrutture ma sono dei collegamenti. I sottosegretari Rauti e Silli hanno fatto un ottimo lavoro perché, avendo la loro delega, hanno messo a sistema tutto quello che esisteva sull’Artico e lo hanno trasferito sulla nostra strategia. Quello che noi dobbiamo fare è allargare ancora perché c’è anche un’agricoltura artica che sembra folle ma è così perché ci sono delle materie prime, delle terre rare che supportano l’agricoltura tecnologica. Quindi su questo noi abbiamo ancora molto da fare e i poli di coordinamento sono ricchi di spunto per il futuro”.
E se siano state già previste delle risorse per questo polo, Bernini spiega: “Noi tantissime. Noi ne abbiamo veramente tante. Come Ministero dell’Università abbiamo messo a disposizione tanti fondi sia sui centri nazionali sia sulla ricerca artica. Abbiamo un piano nazionale per l’Artico che viene rifinanziato ogni anno e che è uno dei fondamentali del mio Ministero. Da 50 anni a questa parte noi sull’Arctico abbiamo investito come sistema paese”.




