Il pensiero positivo può aiutare chi è scoraggiato, e i politici sanno da tempo che le aspettative negative possono autoavverarsi. Dalla “crisi di fiducia” citata da Jimmy Carter negli anni ’70 alla “mentalità deflazionistica” combattuta da Shinzo Abe in Giappone, i leader hanno sempre cercato di dare una scossa all’umore di imprese e famiglie. Oggi, però, l’energia positiva scarseggia: il pessimismo è diventato diffuso e persistente. […] Un sondaggio di FGS Global su 20.000 persone in 27 paesi rivela un consenso desolante: la maggioranza ritiene che la vita sarà più difficile per la prossima generazione e che il sistema sia truccato a favore dei ricchi – scrive The Economist.
IL PESSIMISMO COME VINCOLO ECONOMICO
Questo pessimismo cronico è diventato uno dei vincoli più significativi per l’economia globale. Quando le aspettative peggiorano, le economie si comportano diversamente, annullando spesso gli effetti di politiche altrimenti sensate. John Maynard Keynes descrive questo fenomeno con i suoi “spiriti animali” (spiriti vitali), sostenendo che la fiducia è il cuore dei risultati economici. […] Le conseguenze sono tre: meno investimenti nel futuro, governi che abbandonano la crescita per il protezionismo e una politica che rende difficile sostenere il rigore fiscale.
INCERTEZZA, SOMMA ZERO E PROTEZIONISMO
Il pessimismo agisce innanzitutto come uno shock di incertezza. Quando il futuro appare oscuro, le famiglie e le imprese rimandano decisioni costose. Negli Stati Uniti, le assunzioni e le dimissioni volontarie sono calate drasticamente, segnalando un rallentamento del mercato del lavoro; nell’Eurozona, il tasso di risparmio delle famiglie rimane insolitamente alto. […] Un’altra espressione del pessimismo è la convinzione che l’economia sia “truccata”, il che incoraggia un pensiero a “somma zero”: se si crede che il guadagno di un gruppo avvenga solo a spese di un altro, si sostengono politiche di ridistribuzione difensiva anziché di crescita. Questo istinto alimenta il protezionismo, l’ostilità verso l’immigrazione e la paura del progresso tecnologico, come l’intelligenza artificiale.
IL DECLINO DELLA DISCIPLINA FISCALE E L’ASCESA DEL POPULISMO
Infine, il pessimismo mina la disciplina fiscale. Quando gli elettori non credono in un futuro migliore, la loro tolleranza per i sacrifici a breve termine crolla. Se manca la fiducia che il rigore porti a una ripresa, i politici sono incentivati a elargire sussidi piuttosto che a praticare il contenimento della spesa. […] Questa dinamica è già visibile: lo scorso anno il deficit medio nei paesi avanzati ha superato il 4% del PIL. Il malessere attuale ha creato un terreno fertile per i populisti che promettono protezione e spesa pubblica invece di riforme. La minaccia più grande per l’economia mondiale è oggi una politica plasmata dal pessimismo stesso.
(Estratto dalla rassegna stampa estera a cura di eprcomunicazione)






