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agroalimentare francese

Perché l’agroalimentare francese sta andando in crash secondo la stampa francese

La bilancia commerciale agricola e agroalimentare francese, esclusi vini e spiriti, ha accumulato un deficit di 10 miliardi di euro nei primi dieci mesi del 2025. L'articolo de L'Opinion tratto dalla rassegna stampa di Liturri

 

(L’Opinion, Emmanuelle Ducros, 14 gennaio 2026)

L’industria agroalimentare francese, storicamente fiore all’occhiello del paese e prima industria manifatturiera nazionale, sta vivendo un crollo drammatico. La bilancia commerciale agricola e agroalimentare, esclusi vini e spiriti, ha accumulato un deficit di 10 miliardi di euro nei primi dieci mesi del 2025, passando da un saldo positivo di 4,5 miliardi un anno prima a soli 125 milioni.

Le 23.000 imprese del settore, che generano 514.000 posti di lavoro e 250 miliardi di euro di fatturato, vedono tutti gli indicatori in rosso: margini netti dimezzati rispetto alla media industriale, tesorerie prosciugate, investimenti bloccati e uno strumento produttivo invecchiato.

Le cause principali sono l’eccesso di norme sanitarie e ambientali, una fiscalità punitiva aggravata dalle tasse comportamentali su zucchero e alcol, la mancata traslazione dei costi energetici e l’impatto della legge Egalim, che ha protetto gli agricoltori ma schiacciato ulteriormente i trasformatori.

1. Crollo verticale della bilancia commerciale agroalimentare

“La bilancia commerciale agricola e agroalimentare per i primi dieci mesi del 2025 mostra un collasso, passando da un saldo positivo di 4,5 miliardi di euro nell’ottobre 2024 a soli 125 milioni un anno dopo, con un deficit di 10 miliardi accumulato dal settore agroalimentare stretto se si escludono vini e spiriti.”

2. Agroalimentare sempre prima industria ma ormai in crisi profonda

“L’agroalimentare resta la prima industria di Francia, un quinto della produzione manifatturiera, ma per quello che era uno dei nostri tesori nazionali tutti gli indicatori che si degradano da anni sono ora nel rosso e si arriva al muro dopo quindici anni di lenta discesa.”

3. Margini netti dimezzati rispetto alla media industriale

“Le industrie agroalimentari nel senso stretto, escluse le bevande, presentano i margini più bassi dell’industria francese, con una media del 2,8 per cento, cioè due volte inferiore alla media generale, e l’écart non ha fatto che allargarsi dalla pandemia in poi.”

4. Peso normativo e fiscale insostenibile per il settore

“Il peso normativo che grava sull’industria in generale è ancora più pesante per l’agroalimentare a causa delle regolamentazioni sanitarie e di una serie di vincoli superiori, mentre la fiscalità già pesante è aggravata dalle tasse comportamentali su alcol e zucchero, catturando il 10 per cento del valore aggiunto del settore contro il 7 per cento delle altre industrie.”

5. Tesorerie a secco e investimenti bloccati

“Le tesorerie sono prosciugate, il che si traduce in investimenti impossibili da realizzare e in una perdita di performance: una linea di produzione agroalimentare su tre ha più di venticinque anni, uno strumento industriale vecchio, poco robotizzato, costoso da mantenere e incapace di evolvere in termini di produttività.”

(Estratto dalla newsletter di Giuseppe Liturri)

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