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industria orafa-argentiera-gioielliera

Chi brilla di più nell’industria orafa-argentiera-gioielliera made in Italy

Il settore italiano dei gioielli conquista l'11,2% del mercato mondiale con un fatturato dei top player di 8,9 miliardi di euro. Bulgari, Morellato e PGI-Cartier guidano il comparto, mentre l’export nei primi nove mesi del 2025 è calato del 15,2%, complice "l'effetto Turchia". Tutti i dettagli dell'analisi dell'Area Studi di Mediobanca

 

L’industria orafa-argentiera-gioielliera si conferma uno dei pilastri del made in Italy, capace di coniugare antiche tecniche artigianali con tecnologie d’avanguardia come la stampa 3D e i software CAD. A rilevarlo è un’approfondita analisi dell’Area Studi di Mediobanca.

Il settore tuttavia è caratterizzato da un’elevata frammentazione: a fine 2024 risultavano attive 6.825 società, con una forza lavoro di 33.919 unità e una dimensione media aziendale ridotta, pari a 4,97 dipendenti. Nonostante la prevalenza di micro-realtà familiari, il comparto ha mostrato una crescente attenzione alla sostenibilità, integrando l’uso di oro riciclato e pietre provenienti da filiere etiche.

L’ITALIA SCALA LE POSIZIONI NEL COMMERCIO MONDIALE

Secondo l’Area Studi di Mediobanca, tra il 2015 e il 2024, il mercato mondiale dei beni preziosi è cresciuto costantemente, raggiungendo un valore di oltre 132 miliardi di euro. In questo scenario, l’Italia ha registrato una performance di rilievo, portando la propria quota di mercato globale dal 5,8% del 2015 all’11,2% nel 2024.

Questo risultato ha permesso al nostro Paese di superare competitor storici come la Svizzera e l’India. Parallelamente, si è assistito al ridimensionamento della Cina, la cui quota è scesa dal 23,5% al 15,7% nello stesso decennio.

IL RALLY DELL’ORO E LE QUOTAZIONI RECORD DEL 2025

Il 2025, afferma l’analisi, è stato un anno senza precedenti per le materie prime preziose. La quotazione dell’oro ha toccato oltre 50 massimi storici, chiudendo l’anno con un rendimento del +67,0%.

Il prezzo medio annuo ha raggiunto il picco nel dicembre 2025 a 4.316 US/oncia, segnando un divario netto rispetto ai 2.641 US medi di dicembre 2024.

Anche l’argento ha mostrato una crescita speculare, chiudendo il periodo a 65 US/oncia.

Secondo le analisi, questo “poderoso rally” è stato alimentato dalle tensioni geopolitiche, dalla debolezza del dollaro e dalla forte domanda delle banche centrali.

EXPORT 2025: L’EFFETTO TURCHIA E IL CALO DEI VOLUMI

Dopo un triennio di crescita sostenuta, i primi nove mesi del 2025 hanno evidenziato un’inversione di tendenza per l’export italiano, che ha registrato una flessione del 15,2%. Il dato è fortemente condizionato dal crollo delle vendite verso la Turchia (-52,2%), che nel 2024 aveva vissuto un exploit anomalo.

In controtendenza si muovono, invece, i flussi verso gli Emirati Arabi Uniti (+13,2%), la Svizzera (+16,0%) e il Giappone (+25,6%). Sul fronte dei volumi, la sola gioielleria da indosso ha segnato una contrazione del 23,3% in quantità esportate, riflettendo la difficoltà dei consumatori nell’assorbire i rincari della materia prima.

LE DINAMICHE DEI DISTRETTI

Sono quattro le province italiane che coprono l’82,7% dell’export nazionale di settore. Arezzo si conferma leader con un export superiore a 3,6 miliardi di euro, pur subendo un calo del 31,7% a causa della minore domanda turca. Al contrario, Vicenza (+5,8%) e Alessandria (+18,9%) mostrano segnali positivi, con quest’ultima spinta dalle scelte logistico-commerciali di importanti player del lusso che hanno privilegiato l’asse con la Svizzera. Notevole il balzo di Torino, che registra un incremento del 157,3%, legato all’apertura di nuovi poli produttivi d’eccellenza.

CHI GUIDA LA CLASSIFICA DEI RICAVI

Le 101 maggiori imprese produttive italiane hanno generato nel 2024 un fatturato aggregato di 8,9 miliardi di euro (+6,1% sul 2023).

Nella classifica per ricavi, Bulgari Gioielli mantiene il primato con 846 milioni di euro, seguita da Morellato (723 milioni) e PGI-Cartier (637 milioni).

La marginalità media (EBIT margin) si è attestata al 7,5%, con eccellenze come Gimet Brass (38,7%) e RF Holding (29,1%). Nel triennio 2022-2024, il panel ha sostenuto investimenti materiali per quasi 670 milioni di euro. Spiccano gli sforzi di Bulgari per l’ampliamento di Valenza e il nuovo sito di Roma (95 milioni) e di PGI per la nuova sede di Torino (68 milioni).

L’OMBRA DELLE BIG

Il settore, secondo l’Area Studi di Mediobanca, rimane a forte controllo familiare italiano, che detiene il 74,8% del patrimonio netto.

Tuttavia, la presenza di gruppi stranieri come Richemont, LVMH e Kering è determinante: le 12 imprese a controllo estero hanno ricavi medi tripli rispetto alle italiane. Tra le operazioni recenti, si segnala l’accordo di Kering per l’acquisizione del Gruppo Raselli Franco entro il 2032 e l’ingresso del fondo Equita Smart Capital nel capitale di Roberto Demeglio per accelerarne l’espansione internazionale.

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