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parola per parola Antonelli

Le parole a volte contano più dei fatti

“Parola per parola. Etimi, storie e uso del lessico” a cura di Giuseppe Antonelli (Il Mulino) letto da Tullio Fazzolari

 

Tangentopoli è stata un errore. Niente paura: non c’è alcuna intenzione di addentrarsi in velenose quanto inutili polemiche sull’operato della magistratura. L’errore è aver chiamato così una serie di vicende giudiziarie che costituiscono un momento storico. Ma Tangentopoli, in corretto italiano, significa la città delle tangenti. Il vezzo di semplificare o di trovare un titolo giornalistico a effetto ha portato a definire in maniera impropria un fenomeno che non riguardava soltanto Milano. Per chi vuole sbizzarrirsi scoprendo inesattezze o, più semplicemente, curiosità del nostro vocabolario quotidiano si suggerisce la gradevole lettura di “Parola per parola. Etimi, storie e uso del lessico” a cura di Giuseppe Antonelli (Il Mulino, 304 pagine, 19 euro).

Il divertimento è garantito ma leggendo può succedere di sentirsi un po’ ignoranti. Più o meno come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che per propagandare il suo americanismo sfrenato usa le parole tariffe e boicottaggio ignorando che la prima deriva dall’arabo e la seconda dal francese. E’ sorprendente la quantità di vocaboli “migranti” che sono passati da una lingua all’altra e spesso hanno cambiato significato. In inglese bar era il luogo dove si servono vini e liquori ma noi l’abbiamo rielaborato aggiungendoci il caffè. Quanto alla parola banca ha fatto un viaggio di andata e ritorno attraverso la Manica: era il banco ovvero, almeno inizialmente, poco più di una panca nel latino medievale, si evolve a Firenze e a Londra acquista il significato attuale. Ai bidelli che lavorano nelle scuole e nelle università sarebbe meglio non far sapere che la loro qualifica deriva dal nome che nella Germania medievale veniva dato agli ufficiali giudiziari.

“Parola per parola” non smette di sorprendere dalla prima all’ultima pagina e dà conto di modi di dire di uso comune che derivano da espressioni regionali. E a volte arrivano alla fama: Checco Zalone, nome d’arte di Luca Medici, fa riferimento al “cozzalone” che lavora nelle coltivazioni di cozze ed è considerato non propriamente un gentleman. E la “bufala”, equivalente nostrano della fake new, viene usata per la prima volta nel 1951 dal quotidiano comunista “l’Unità” nel titolo di un articolo che prende di mira un ministro democristiano. Quanto a “far vedere i sorci verdi” pare attendibile l’origine siciliana: “surci” erano gli odiati soldati borbonici e verde il colore della loro uniforme.

Ai modi di dire di estrazione popolare si aggiungono le parole coniate da grandi pensatori. Come Benedetto Croce, considerato il primo ad aver usato il verbo vanificare. Lunghissimo è l’elenco dei vocaboli derivati dal latino o dal greco e forse piace ricordare soprattutto quelle che hanno un valore istituzionale come repubblica o democrazia. Ma grazie a “Parola per parola” si può fare anche un amarcord rivedendo l’origine di vocaboli ormai poco usati come balocco o donzella. Alla fine, dopo tante curiosità, ci si rende conto di quanto sia imponente il peso delle parole. Che, a volte, contano più dei fatti.

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