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AEREI

Le ultime mosse giovanili di Salvini nella Lega

Decisioni e manovre di Salvini nella Lega. Fatti, nomi e approfondimenti. La nota di Sacchi

Dopo la vittoria di Alberto Stefani, 32 anni, in Veneto, il più giovane governatore d’Italia, con il contributo decisivo da capolista di Luca Zaia, Matteo Salvini, regista della rimonta della Lega volata al 36 per cento, avvia la “rivoluzione” nel partito-movimento dei trentenni. Come Startmag aveva già scritto in occasione del congresso di Firenze, che nell’aprile scorso ha rincoronato all’unanimità segretario federale il vicepremier, ministro delle Infrastrutture e Trasporti, in Lega è ai trentenni che bisogna guardare per un futuro ancora lontano della leadership, che Salvini dopo il Veneto ha rafforzato anche nella coalizione di centrodestra.

E così l’ex vicesegretario Andrea Crippa, 39 anni, da sempre molto vicino al leader leghista, con lui fin dai tempi di Bruxelles quando il “capitano” era europarlamentare, che come Salvini, pur avendo più di 10 anni in meno, ha preso la prima tessera con Umberto Bossi ancora il gran “capo padano”, ieri è stato nominato commissario della Lega in Toscana. A dispetto di retroscena, andati regolarmente a sbattere contro la realtà dei fatti, che mettevano e mettono ancora Zaia contro Salvini e una volta anche Giancarlo Giorgetti per la successione della leadership, la vera novità della Lega nazionale confermata da Salvini sono i trentenni. Il monzese Crippa, uscito dal quartetto dei vicesegretari per far posto al generale Roberto Vannacci, è rimasto sempre vicino a Salvini che ora lo ha nominato nel delicato incarico di commissario della Toscana. Vertici azzerati dopo la non entusiasmante performance delle elezioni regionali, anche dello stesso generale, che ha visto la Lega scendere sotto il 5 per cento. Dopo che con l’economista Claudio Borghi, eletto a Siena, prima deputato, poi ora senatore, era volata nella regione storicamente rossa al 20 per cento.

Con una nota di ieri sera la Lega annuncia che Salvini “è determinato a rilanciare la Lega in Toscana e per questo assicura una presenza costante nei prossimi mesi”. Con due obiettivi: “Vincere il referendum sulla Giustizia con una massiccia campagna per il Sì e superare brillantemente il prossimo test con le Amministrative che coinvolgeranno città significative come Pistoia, Arezzo, Prato, Viareggio e Cascina. Per questo”. Salvini, quindi, “ha preteso l’azzeramento di ogni polemica interna scegliendo di puntare sui giovani ricalcando quanto fatto in Veneto con Alberto Stefani”.

La mission Toscana sarà articolata così: “Da una parte, il 40enne Luca Baroncini (ex segretario regionale, ndr), già sindaco (trentatrenne, ndr) di Montecatini Terme e già coordinatore Anci Giovani sarà al fianco del leader della Lega come responsabile del partito degli enti locali del Centro Italia”. “Dall’altra parte, – prosegue la nota – il 39enne deputato Andrea Crippa è stato scelto quale commissario della Lega Toscana”. Salvini “ha chiesto di accelerare tutti i congressi provinciali e cittadini per rinnovare la classe dirigente toscana”.

Una decisione che suona come un’operazione dall’obiettivo finale di ripetere in Toscana il “miracolo Umbria” nel 2019, quando Salvini trainò il centrodestra per la mission impossible di espugnare il fortino profondo rosso con la candidatura di Donatella Tesei, che si insediò a Perugia, a Palazzo Donini, dopo 60 anni di giunte di sinistra. Poi, un anno fa l’Umbria è tornata alla sinistra, con la presidente Stefania Proietti, dopo divisioni nel centrodestra da far impallidire Tafazzi, con FdI locale soprattutto sul banco degli “imputati”. A Tesei mancarono circa 90.000 voti del centrodestra, secondo calcoli e proiezioni attendibili. Lo stesso Crippa dopo la sconfitta è stato inviato da Salvini più volte in questi mesi in Umbria, a Terni anche nel settembre scorso per una cena conviviale autofinanziata, di cui ha scritto Startmag.

E sempre in Umbria è stato nominato segretario regionale il trentottenne, leghista craxiano, Riccardo Augusto Marchetti, deputato già nominato commissario delle Marche, dove ha contribuito unitariamente con FdI a gettare le basi della vittoria con conferma di Francesco Acquaroli del partito di Giorgia Meloni. Marchetti alla cena di Terni, con Crippa, il segretario provinciale David Veller, il vicesegretario regionale, ex senatrice Valeria Alessandrini, nominando Craxi, per la sua difesa della sovranità nazionale a Sigonella, ha suscitato uno degli applausi più lunghi e sentiti della cena leghista.

Tra i trentenni, sui quali ora sono puntati i riflettori, c’è il deputato, capo dei giovani leghisti, Luca Toccalini, 35 anni, fedelissimo di Salvini. Che a volte scherza: “Andrea (Crippa, ndr) ed io per disciplina di partito, per disciplina nei confronti di Matteo, siamo pronti anche a prendercela in quel posto”. La Lega è da sempre vivaio di giovani che spuntano come funghi e costituiscono una delle percentuali più alte nei gruppi parlamentari.

Sul ricambio generazionale ha scommesso Umberto Bossi con Zaia prima e Marco Reguzzoni poi, ex capogruppo alla Camera della Lega Nord, i più giovani presidenti di Provincia d’Italia, rispettivamente a Treviso e a Varese. Ancora prima dell’ ex segretario Pd e ex premier, ora leader di Iv, Matteo Renzi alla Provincia di Firenze. Roberto Maroni poi, allo stesso congresso federale di Assago, in cui ha sostituito Bossi al vertice di Via Bellerio, contemporaneamente già indicò “l’effervesce Matteo” come suo successore.

Quel Salvini che ieri ha ricevuto forti applausi anche dalla platea dell’assemblea nazionale di “Noi Moderati”, guidati da Maurizio Lupi, dove, avendo evidentemente per destinatario anche e soprattutto Forza Italia, ha invitato a non allargarsi troppo a sinistra per cercare di prenderne i consensi. “No a coinvolgere chi non c’entra con la nostra storia, spero che nessuno voglia seguire esempio ‘campo largo’…”, è stato il succo del ragionamento. “Se stiamo uniti non ci tocca nessuno: dall’altra parte abbiamo il ‘campo largo’, ma è come quelle giacche che compri larghe e al primo lavaggio si restringono”, ha argomentato Salvini. Che ha concluso: “Spero che nel centrodestra nessuno voglia percorrere le stesse strade, coinvolgendo gente che non c’entra con la nostra storia, la nostra tradizione, la nostra cultura, magari ti sembra di essere un po’ più largo per un quarto d’ora poi la fisica ha le sue leggi”.

Salvini, la cui Lega è il secondo partito della coalizione con un centinaio di parlamentari dopo le Politiche di 3 anni fa, ha fatto un discorso conciliante ma fermo, molto applaudito, in cui ha ricordato che il problema dell’immigrazione non è quello della religione islamica, ma di come viene interpretata dalle seconde generazioni, che non sono radicate più di fatto nel Paese d’origine dei genitori e neppure in Italia. Il problema per il leader leghista è la vera integrazione e il rispetto delle regole e della cultura del nostro Paese. Dal palco di Pontida aveva già ribadito: “Ben venga chi si integra, ma no agli sbarchi clandestini e a chi viola la legge”.

L’integrazione, quindi, è centrale. Non è cosa che scatta in modo automatico e su questa occorre vigilare. Insomma, lo ius scholae proposto da FI non è ben accetto. E da “Noi Moderati” di Lupi applausi, anche quando Salvini ricorda lo spirito con il quale la Lega sta nel gruppo dei Patrioti in Europa, con i Bardella e gli Abascal, “non per imporre al Ppe, ma per proporre”. Quando la Lega, di lotta e di governo, è anche partito di centro, la formula che portò, con la conquista anche del ceto medio-alto, al “miracolo” umbro, ora si auspica come obiettivo finale pure in Toscana, mission ancora più impossible.

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