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La spesa pubblica più alta da sola non risolverà i problemi della Germania, avverte il Fondo monetario internazionale

Il Fondo Monetario Internazionale avverte che la Germania non potrà rilanciare la crescita affidandosi solo a un aumento della spesa pubblica: per evitare la stagnazione servono riforme strutturali su produttività, energia e demografia. L'articolo del Financial Times tratto dalla rassegna stampa di Liturri.

(Financial Times, 26 novembre 2025)

Il FMI avverte che la Germania non supererà la stagnazione solo con maggiore spesa pubblica: servono riforme strutturali urgenti su produttività, energia e demografia. Senza di esse, la crescita resterà debole (+1% nel 2026, +1,5% nel 2027). Rischi al ribasso da debolezza economica e shock esterni.

1. Sul rischio di sottoperformance senza riforme audaci:

«Il paese rischia di sottoperformare sulla crescita e di affrontare una lotta a lungo termine per un’espansione significativa a meno che non persegua riforme audaci. La spesa pubblica più alta da sola non basterà a invertire la traiettoria stagnante».

2. Sulle previsioni di crescita per il 2026 e 2027:

«Prevediamo che il PIL crescerà dell’1% nel 2026, leggermente rivisto al rialzo rispetto alla Prospettiva Economica Mondiale di ottobre, e accelererà all’1,5% nel 2027, ma con cautela sulla sostenibilità».

3. Sui rischi inclinati al ribasso per l’economia tedesca:

«I rischi per le prospettive sono inclinati al downside, a causa di fattori strutturali irrisolti come la bassa produttività e shock esterni, che potrebbero spingere la crescita sotto le stime».

4. Sull’urgenza di riforme strutturali:

«Urge azione immediata su produttività, costi energetici e invecchiamento demografico per evitare che la Germania entri in una fase di stagnazione cronica, con conseguenze per l’intera eurozona».

5. Sulla necessità di bilanciare spesa pubblica e riforme:

«La spesa pubblica più alta da sola non risolverà i problemi della Germania. Servono riforme audaci per stimolare la crescita potenziale e affrontare le debolezze strutturali accumulate negli ultimi anni»

(Estratto dalla newsletter di Giuseppe Liturri)

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