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Netanyahu

Perché critico Netanyahu. Scrive il prof. Sechi

Dopo Hitler, Netanyahu? L'incubo di palestinesi e israeliani. L'intervento di Salvatore Sechi, ordinario di Storia Contemporanea all’università di Bologna

 

Da vent’anni il disegno del leader israeliano Benjamin Netanyahu è di estendere il territorio di Israele dal Giordano al mare. Queste mire espansionistiche hanno, dunque, preceduto l’infame azione terroristica, il 7 ottobre di un anno fa, dei tagliagole di Hamas.

Il premier di Tel Aviv (condannato dalla Corte internazionale come criminale di guerra) ha usato l’assassinio, lo stupro, la devastazione di circa 1.400 uomini e donne israeliani come un pretesto per dare corpo al progetto sub-imperialisico di spazzare via, a mano armato, quanto, impediva l’estensione del paese ebraico fino alle sponde del Mediterraneo.

Grazie all’azione di papa Leone XIV e alle prese di posizione di Francia, Germania, Gran Bretagna, Canada, Stati Uniti ecc. l’ambizione di creare un grande Stato teocratico, legato e protetto dai principali paesi occidentali, sta rotolando. Ad arginarlo è stata – sicuramente in maniera tardiva e inadeguata – l’indignazione mondiale per gli inauditi massacri, gli stermini, le violenze indiscriminate dell’esercito israeliano conto i palestinesi di Gaza e della Cisgiordania.

Non si può, però, negare che le ragioni di sicurezza e di difesa, accampate dal governo israeliano, hanno un solidissimo fondamento. Nessuno può dimenticare né sottovalutare che i paesi arabi hanno sancito – spesso nelle loro stesse costituzioni – l’impegno non tanto a non riconoscere Israele, quanto, addirittura, a spazzarlo via dalla carta geografica del Medio Oriente.

Come mai quanti hanno questo obiettivo possono far parte delle Nazioni Unite e avere avuto la direzione di suoi importanti organi culturali? Questo paradosso è alla radice della mancanza di autorità, di rispetto e di credibilità dell’Onu. L’indisponibilità di un proprio esercito ne misura l’impotenza.

Nessuno può contestare la legittimità della reazione israeliana nel voler far pagare all’Iran, alla Siria, al Libano ecc. la responsabilità dei crimini disumani commessi il 7 ottobre.

L’estrema speditezza ed efficacia con cui le forze armate israeliane hanno colpito le centrali del terrorismo insediate nei paesi confinanti che da decenni mettono in pericolo la sua sicurezza ed esistenza, hanno indotto Netanyahu a riprendere in mano il vecchio progetto della Grande Israele. Di qui la decisione (fatta propria da un irresponsabile avventuriero come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump) di fare di Gaza una sorta di resort del grande turismo internazionale. Di fronte al ridicolo spostamento di milioni di palestinesi, e alla loro resistenza, Netanyahu ha provato a giocare la carta della soluzione finale.

Prima con l’annientare la popolazione di Gaza radendo al suolo ogni casa, ufficio, scuola, ospedale ecc.Poi massacrando e sterminando decine di migliaia di palestinesi mentre affollavano i punti di distribuzione di viveri, di acqua, di medicine ecc. oppure bloccando le lunghe fila di camion che portavano queste risorse.

È indiscutibile che un’organizzazione criminale come Hamas abbia cercato in ogni modo di incrementare l’odio anti-israeliano prima insediando negli ospedali e nelle scuole armi di distruzione e poi impedendo la distribuzione degli aiuti o assegnandola in maniera ineguale e partigiana.

Ma come si può far ricadere ogni responsabilità su gruppi di disperati killer come Hamas, dopo che Israele da un anno ha dichiarato di averli eliminati? Come si può accogliere la linea di condotta dei reparti israeliani secondo i quali il semplice sospetto che un terrorista di Hamas potesse essere nascosto in una camera d’albergo o in un’abitazione giustificava la decisione di bombardare e radere al suolo questi immobili con la popolazione residente al loro interno?

I mezzi di documentazione di massa, le riprese televisive, le macchine fotografiche hanno smentito le menzogne di Netanyahu. Si è potuto constatare direttamente, senza il bisogno di mediazioni e di influencer, che a essere vittime degli interventi armati israeliani erano migliaia di bambini, vecchi, donne denutriti e malati. Armati di sole pentole e catini hanno assediato i punti di distribuzione di cibo e di acqua.

È questo immane e ingiustificabile genocidio che la reazioni di Parigi, Londra, Berlino, Ottawa, e decine di altri paesi, hanno inteso contenere dichiarando la disponibilità a riconoscere lo Stato palestinese. Ovviamente dovrà essere garantito il diritto all’esistenza di Israele e la sicurezza dei suoi abitanti.

La creazione della Grande Israele dal Giordano al mare è ormai un sogno infranto.

Sono i servizi segreti, molti comandanti militari e leader politici a denunciare che la campagna di attacchi ai paesi confinanti e il genocidio di una popolazione privata oltre ogni limite umano non hanno alcun senso. Non sono azioni necessarie, indispensabili.

In realtà, questo è un errore, qui si sbagliano. Essi sono, infatti, lo strumento di una strategia politica che Netanyahu ha messo a punto da decenni, ma non può rivelare al parlamento, alle forze armate, al mondo: cioè il progetto di estendere il territorio, la potenza e l’influenza di Israele.

Prima del 7 ottobre egli ha trovato un alleato prezioso proprio in Hamas. Entrambi hanno osteggiato gli accordi di Oslo. Prevedevano quanto entrambi hanno e continuano a osteggiare. Di qui l’intesa a portare avanti, senza alcun intoppo l’insediamento di una galleria di circa 470 chilometri dove ora sono detenuti gli ostaggi.

Ma anche il destino dello Stato di Israele qual è oggi temo sia stato segnato per sempre. I tentativi di piegare per fame e per sete. distruggendo case, ospedali e scuole un popolo alla deriva ha lasciato un segno indelebile nei sopravvissuti. Si chiama odio tenace, irrinunciabile, mortale nei confronti di Israele per la ferocia con cui masse di donne, vecchi, bambini sono stati trattati dai soldati regolari a Gaza e con le sopraffazioni dei coloni in Cisgiordania. Dunque le scorte che sostituiranno Hamas sono state create, sono pronte a fare il loro repellente mestiere.

Per le vittime di entrambe le parti, per le loro famiglie, c’è una sola spaventosa certezza: dopo Hitler, c’è stato Netanyahu.

Israele (che ha spesso rappresentato l’Occidente nella cultura e nelle forme politiche di esercizio del potere) temo non abbia un grande futuro.

Sul contenzioso in Medio Oriente, l’Italia offre due posizioni simili, ma diverse. Da una parte, la condanna ferma, direi sferzante, del capo dello Stato Sergio Mattarella: il Quirinale respinge con durezza la litania del governo di Tel Aviv sugli errori “anche nell’aver sparato su ambulanze e ucciso medici e infermieri, nell’avere ucciso bambini assetati in fila per l’acqua… È difficile, in una catena simile, vedere un’involontaria ripetizione di errori e non ravvisarvi l’ostinazione a uccidere indiscriminatamente”. Nè si trattiene dal bollare le violenze dei coloni come “una occupazione abusiva, violenta, di territori attribuiti all’Autorità nazionale palestinese in Cisgiordania”.

Più cauta la nostra premier Meloni dalla quale è venuta una telefonata ferma al suo collega israeliano con l’invito a porre immediatamente fine alle ostilità “perché la situazione a Gaza è insostenibile e ingiustificabile”. Nessun riferimento, e tanto meno impegno a un ripensamento, per il fatto che l’Italia è il terzo maggiore fornitore di armi a Israele, dopo gli Stati Uniti e la Gerrmania.

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