Nel suo Referto sul sistema universitario 2025, tra le altre cose, la Corte dei conti analizza il finanziamento statale delle università telematiche. In Italia, quelle accreditate e che quindi rilasciano titoli accademici con lo stesso valore legale di quelli delle università tradizionali, sono 11, un numero stabile dal 2006.
Sono riconosciute dal ministero dell’università e della ricerca (Mur) e valutate periodicamente dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur). Le telematiche vengono finanziate sia da soggetti privati che con fondi pubblici e hanno registrato una forte crescita di iscritti durante e dopo la pandemia.
NORMATIVA IN EVOLUZIONE
Recentemente, ricorda la Corte, con il decreto n. 1835/2024, il Mur ha aggiornato il quadro normativo che le regola, con l’obiettivo di uniformare gli standard qualitativi della didattica online a quelli delle università tradizionali.
Le principali novità riguardano:
- Esami in presenza: tutte le prove, compreso l’esame finale, dovranno svolgersi fisicamente presso sedi accreditate.
- Lezioni sincrone obbligatorie: almeno il 20% della didattica dovrà avvenire in tempo reale.
- Controlli Anvur: l’agenzia valuterà l’organizzazione delle sedi e la qualità dell’insegnamento.
- Tutor individuale: ogni studente avrà un tutor per il supporto e il monitoraggio del percorso.
- Formazione dei docenti: è obbligatoria la formazione continua degli insegnanti.
- Regole valide per tutti: le nuove disposizioni si applicano a qualsiasi corso online, sia delle università telematiche sia di quelle tradizionali.
I requisiti sarebbero pensati per garantire qualità, trasparenza e un’esperienza formativa più vicina a quella degli atenei tradizionali.
I FINANZIAMENTI PUBBLICI ALLE TELEMATICHE
Le università telematiche accreditate, si legge nella relazione, ricevono ogni anno finanziamenti pubblici, in gran parte dal Mur e da altre amministrazioni centrali (38,6%), seguiti da contributi Ue e internazionali (34,9%) e in misura minore da fondi privati (21,8%).
Tra gli atenei più sostenuti dallo Stato figurano IUL, Uninettuno e San Raffaele di Roma, mentre Unicusano si distingue per i finanziamenti europei e internazionali e Pegaso per quelli privati. Alcune università, come Unitelma, IUL e Leonardo da Vinci, ricevono ulteriori risorse da enti pubblici di riferimento.
Il finanziamento statale, che nel 2023 ha raggiunto i 3 milioni di euro, si articola in una quota base (legata agli studenti attivi e alla valutazione Anvur) e una quota premiale (basata sulla qualità della ricerca e del reclutamento docenti). Le università Pegaso e Mercatorum hanno rinunciato ai fondi statali fino al 2022, mentre Leonardo da Vinci ne ha beneficiato solo dal 2025. L’ammontare e la ripartizione dei fondi variano nel tempo a seconda dei criteri ministeriali adottati.
CHI C’È DIETRO E COME SI SUDDIVIDONO GLI STUDENTI
La maggior parte delle università telematiche ha sede a Roma e alcune sono legate ad atenei tradizionali, come Unitelma alla Sapienza o Leonardo da Vinci all’ateneo di Chieti-Pescara.
Altre sono controllate da fondazioni o società private, come Uninettuno Foundation, Fondazione e-Campus e, soprattutto, Multidiversity S.p.A., che detiene il controllo totale o maggioritario di Pegaso, Mercatorum e San Raffaele, le quali da sole concentrano il 61% degli iscritti nell’a.a. 2023/2024.
Al contrario, le telematiche a controllo pubblico raccolgono solo il 2% degli studenti. In alcune di esse è prevista la presenza di un rappresentante del Mur nel Cda, misura vista come garanzia di orientamento pubblico, anche se non è obbligatoria per tutte.
AMPIA OFFERTA FORMATIVA MA IL RAPPORTO DOCENTI/STUDENTI RESTA CARENTE
Negli ultimi dieci anni, le università telematiche italiane, riferisce la Corte dei conti, hanno più che raddoppiato la loro offerta formativa, passando da 70 corsi nel 2011/12 a 166 nel 2022/23. I corsi si concentrano soprattutto nei settori economico, di ingegneria, politico-sociale, giuridico e psicologico, con una presenza marginale nell’area medica.
Tuttavia, nonostante la crescita, resta elevato il rapporto tra studenti e docenti: nel 2023 si contano 336 studenti per docente nelle telematiche, contro i 26 delle università statali. Anche considerando i docenti a contratto – molto più numerosi nelle telematiche (3.333 contro 506 strutturati) – il rapporto resta squilibrato, segnalando un uso intensivo di personale non strutturato.
L’ANVUR PROMUOVE SOLO IL 9% DELLE TELEMATICHE SENZA RISERVE
Dall’analisi dei decreti ministeriali e dei Rapporti Anvur sull’accreditamento delle università telematiche emergono forti disparità nella qualità dell’offerta formativa.
Solo il 9% degli atenei ha ottenuto un giudizio pienamente soddisfacente, grazie a una buona organizzazione didattica, presenza costante di tutor e collaborazioni internazionali.
Al contrario, il 37% ha ricevuto un giudizio “condizionato”, con sospensione dei fondi statali e obbligo di riesame, a causa di carenze nella docenza, nella didattica, nell’orientamento e nell’internazionalizzazione. Tra le criticità più diffuse figurano la scarsa attenzione agli studenti meno preparati, la mancanza di criteri trasparenti per il reclutamento dei docenti e l’uso eccessivo di test di ingresso ripetibili.
IDENTIKIT DI CHI SI ISCRIVE
Negli ultimi sei anni, riferisce la Corte, il numero di iscritti alle università telematiche è più che raddoppiato: da 113.451 nell’anno accademico 2018/2019 a 265.831 nel 2023/2024. Tuttavia, questo aumento è trainato principalmente da studenti già in possesso di esperienze universitarie pregresse, mentre il numero di immatricolati, cioè chi affronta per la prima volta l’università, è rimasto stabile o in lieve calo. Nel 2023/2024 solo il 21% degli iscritti al primo anno era una neomatricola.
Gli iscritti alle università online sono mediamente più adulti rispetto a quelli delle università tradizionali. Gli studenti full-time hanno un’età media di circa 32 anni, contro i 23 anni delle università statali. Quelli part-time arrivano a un’età media di 37 anni, spesso già inseriti nel mondo del lavoro. Inoltre, la scelta del part-time è molto più diffusa tra gli studenti telematici. Il Sud e le Isole rappresentano una quota maggiore di immatricolati rispetto agli atenei tradizionali, segno che la didattica online risponde a esigenze logistiche e socio-economiche specifiche.
Nel 2023/2024 il 4,7% degli studenti iscritti alle telematiche si è trasferito verso atenei statali, mentre il 2,16% ha fatto il percorso inverso. Questi dati mostrano una mobilità significativa, segno che la scelta tra modalità telematica e in presenza non è rigida e risponde a esigenze personali, lavorative o organizzative.
BOOM DI LAUREATI E OCCUPAZIONE
Dal Referto emerge poi che le telematiche attraggono principalmente studenti dei corsi in area economica, sebbene in calo (dal 23% nel 2018/2019 al 18% nel 2022/2023), giuridica (12%), psicologica, educativa e motorio-sportiva (intorno al 12%). Inferiori le iscrizioni nei settori medico-sanitari e scientifici, a differenza delle università tradizionali dove queste aree sono più rappresentate.
Dal 2019 al 2023 il numero di laureati nelle università online è triplicato, passando da 20.870 a oltre 61.710. Tuttavia, la crescita è concentrata in pochi atenei (Pegaso, eCampus, Mercatorum), mentre altri, come Marconi e Unicusano, mostrano un calo. Il 61% dei laureati ha ottenuto il titolo in corsi triennali, contro il 52% delle università statali. Le lauree magistrali sono meno rappresentate nelle telematiche.
Infine, secondo l’indagine Almalaurea 2024, il tasso di occupazione dei laureati magistrali delle telematiche (a.a. 2022) è del 90,97%, contro il 70,68% delle università tradizionali. Tuttavia, questi dati sono influenzati dalla maggiore età media e dall’elevata probabilità che molti studenti fossero già occupati durante gli studi.