Tempi di rivincita per le app che stanno sulla vetrina virtuale di Apple, a iniziare da Spotify. Proprio nei giorni in cui il Ceo di Epic Games, Tim Sweeney, ha ammesso ai microfoni di Business Insider di aver speso più di 100 milioni di dollari in spese legali solo per trascinare la Mela morsicata in giudizio (ottenendo però in cambio pronunce favorevoli che ora stanno rivoluzionando il mercato), un’altra ribelle, l’europea Spotify, ha deciso di sfruttare le sentenze ottenute dalla software house del popolarissimo videogioco Fortnite per scardinare il sistema chiuso previsto da Apple.
Timing of Apple’s injunction stay request number 2: https://t.co/TlxfC354SQ pic.twitter.com/XVN9LBork9
— Tim Sweeney (@TimSweeneyEpic) May 8, 2025
SPOTIFY VARA ABBONAMENTI FUORI DAL CIRCUITO APPLE
La versione numero 9.0.40 per iOS e iPadOS consente infatti di acquistare un abbonamento al servizio su un sito esterno e data la sua permanenza su App Store Apple deve averla approvata, dando così la possibilità per Spotify di non pagare più i balzelli imposti finora dovuti all’obbligatorietà di far passare ogni singola transazione sul negozio online di Cupertino.
Apple’s Motion to Stay is a last ditch effort to block competition and extract massive junk fees at the expense of consumers and developers.
Since the contempt of court decision was issued by the District Court, Apple has faced a surge of genuine competition as developers have…
— Epic Games Newsroom (@EpicNewsroom) May 8, 2025
IL PRECEDENTE VANIFICATO DA CUPERTINO
Può sembrare poca cosa, invece è una rivoluzione nel campo delle app e, in particolar modo, degli Store virtuali che hanno incentrato il modello di business proprio sui guadagni ottenuti attraverso ogni singolo acquisto con percentuali che possono arrivare fino al 30 per cento sul transato delle singole software house ospitate in vetrina.
Una prima apertura dovuta sempre alle pronunce favorevoli ottenute da Epic aveva previsto la possibilità per le terze parti di indicare ai propri utenti l’uso di sistemi di pagamento diversi da quelli Apple, ma Cupertino secondo quanto denunciato dalle software house che avevano provato a sfruttare tale opzione la avrebbe successivamente ristretta rispetto al dettato tribunalizio imponendo agli sviluppatori regole ferree e prevedendo comunque una commissione del 27% sui pagamenti esterni.
Adesso però la giudice Yvonne Gonzalez Rogers chiamata a esprimersi sulla controversia avviata da Epic ha vietato ogni pratica che comprimesse la concorrenza ordinando ad Apple di eliminare tutte le commissioni attuate finora sui pagamenti esterni, rimuovendo al contempo le restrizioni e gli alert che scoraggiavano gli utenti a pagare tramite piattaforme che non fossero l’App Store di sua proprietà.
Developers can now bypass platform fees and link players directly to web shops from inside the game. We’ve been helping partners prepare for this moment, and now it’s finally here.
Learn what this means and how to get started! https://t.co/YVd0WaMUDQ
— Levi Zoesch (@LeviXsolla) May 2, 2025
PER SPOTIFY “PIETRA MILIARE”, APPLE TACE
Insomma, dopo la prima vittoria di Pirro questa volta Apple sembra essersi arresa lasciando intatta l’impalcatura prevista da Spotify. Non a caso il servizio di streaming svedese parla in merito di “pietra miliare”, mentre la Big Tech americana tace. Esultano da Spotify: “Dopo quasi un decennio, questo ci consentirà finalmente di mostrare liberamente informazioni chiare sui prezzi e link per l’acquisto, favorendo la trasparenza e le possibilità di scelta per i consumatori americani”.
E IN EUROPA?
Lo scorso 23 aprile la Commissione Ue ha multato Apple per 500 milioni di euro per violazioni del regolamento sui mercati digitali Dma avendo accertato la violazione dell’obbligo di anti-steering, ovvero l’esistenza di condotte finalizzate a impedire che i consumatori potessero essere reindirizzati a servizi esterni. “E’ l’ennesimo esempio di come la Commissione abbia ingiustamente preso di mira Apple con una serie di decisioni dannose per la privacy, la sicurezza dei nostri utenti e per i prodotti e ci costringono a distribuire la nostra tecnologia gratis. Faremo appello e continueremo a impegnarci con la Commissione al servizio dei nostri clienti europei”, si era lagnato un portavoce di Apple, dimenticando di aggiungere però che pronunce simili stanno fioccando anche negli Usa.