In Italia le università telematiche sono 11 e, in seguito alla legge finanziaria per il 2007, agiscono in un settore chiuso a ulteriore competizione. Ecco come se la passano secondo l’analisi effettuata dall’Area Studi di Mediobanca sul sistema universitario italiano.
NASCITA ED EVOLUZIONE DELLE UNIVERSITÀ TELEMATICHE
Le università telematiche, ricorda Mediobanca, sono nate tra il 2003 e il 2006, dopo che la legge finanziaria per il 2003 ne aveva contemplato l’istituzione e l’abilitazione al rilascio di titoli accademici, previo superamento delle procedure di accreditamento.
Ma a partire dal 2006 il processo di riconoscimento è venuto meno: la legge finanziaria per il 2007 ha fatto espresso divieto all’autorizzazione di nuove università telematiche e, dunque, le 11 oggi operanti in Italia (e-Campus, Pegaso, Niccolò Cusano, Mercatorum, Guglielmo Marconi, San Raffaele, Uninettuno, Unitelma Sapienza, Giustino Fortunato, Italian University line e Leonardo da Vinci) rappresentano un settore chiuso a ulteriore competizione.
I NUMERI DEL BOOM DELLE TELEMATICHE
La loro crescita in dieci anni è stata notevole. Dal 2012, infatti, il report riassume così i dati più rilevanti: +112,9% il numero di corsi, +444% gli immatricolati, +410,9% gli iscritti, +102,1% il corpo docente (vs +5,3% per le statali), +131,3% il personale tecnico-amministrativo.
Nello stesso periodo, sottolinea l’analisi, gli iscritti delle università tradizionali sono rimasti stabili (+0,1%), mediando la crescita delle non statali (+21,3%) e la flessione delle statali (-1,2%).
L’aumento percentuale di laureati, oltre a differenziarsi per area geografica cambia anche per tipologia di ateneo, infatti, si ferma al 37,8% per gli atenei tradizionali e sale al 44,8% per quelli telematici.
IL PROFILO DEGLI ISCRITTI
Il profilo anagrafico degli studenti delle telematiche è peculiare, secondo il report. Quelli con età superiore a 28 anni sono pari al 57,3% (vs 13,6% per le tradizionali) e l’età media degli studenti è di 27,6 anni. D’altra parte, il 45,2% degli iscritti agli atenei a distanza proviene da una precedente carriera in atenei in presenza.
Ma la situazione è in divenire perché, per esempio, l’età media degli iscritti alle telematiche un decennio fa era di 35,2 anni, con parziale convergenza verso i profili degli studenti ‘tradizionali’.
Bisogna poi osservare che tra i motivi del successo delle università telematiche, oltre a carriere lavorative più estese che spesso richiedono un aggiornamento delle competenze e a un desiderio personale di compiere studi che non si sono potuti fare prima, c’è anche il vantaggio di non dover sopportare i costi di trasferimento. Infatti, il 42,8% (vs 35,6% per le tradizionali) degli immatricolati delle università telematiche è residente al Sud.
DOCENTI DI RUOLO, A CONTRATTO E RAPPORTO DOCENTE-STUDENTI
Nonostante l’elevata crescita del numero dei docenti presso le università telematiche, il rapporto studenti per docente di ruolo, data la scalabilità offerta dal modello didattico a distanza, resta ampiamente superiore rispetto a quello degli atenei statali: 384,8 contro 28,2.
Le numeriche, precisa Mediobanca, cambiano radicalmente quando si considerano i docenti a contratto, arruolati per le proprie competenze professionali, ma privi di un titolo d’insegnamento derivante da concorso. Essi infatti rappresentano il 23,3% del corpo docente nelle statali rispetto al 79,5% nelle telematiche. In questo caso i rapporti studente per professore sono 20,4 per le statali e 75,4 per le telematiche.
Tuttavia, recenti provvedimenti normativi hanno modificato i requisiti di accreditamento in termini di tipologia di docenti e loro rapporto con il numero di iscritti, con un progressivo innalzamento da realizzarsi entro il 30 novembre 2024. La rimodulazione dei rapporti tra personale didattico e studenti, afferma il report, incide su un tratto qualificante del modello organizzativo degli atenei telematici che è anche alla base delle loro performance economiche.
INTROITI
Infine, sebbene i dati contabili delle università telematiche siano assai scarsi, Mediobanca riferisce che, secondo i più recenti dati resi noti dal Miur, il gettito realizzato complessivamente nel 2021 è stato di 444,2 milioni di euro.
Il report osserva, inoltre, che se l’ebit margin delle università statali si attesta all’8,3%, quello dei maggiori operatori delle telematiche è compreso tra il 30% e il 40%.










