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Come l’Università risponderà alle sfide della space economy

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Il post Matteo Massicci, blogger di Start Magazine

Grazie a un prorompente sviluppo tecnologico e all’afflusso di capitali privati degli ultimi anni, l’industria spaziale, dopo la transizione da settore di nicchia altamente specializzato a realtà consolidata del tessuto economico italiano e mondiale, si appresta a entrare in un nuovo periodo della sua storia, caratterizzato dallo sfruttamento commerciale dei servizi, degli strumenti e delle risorse che lo spazio ha da offrire.

Il passaggio a una simile nuova fase dovrà tuttavia essere necessariamente supportato da operatori in possesso di competenze trasversali, che presuppongono a loro volta conoscenze in svariati campi di ricerca. Al fine di garantire sbocchi scientifici e professionali volti a rispondere alle nuove esigenze del settore spaziale, anche l’università italiana inizia ad ampliare la propria proposta formativa.

Sono queste alcune delle motivazioni che hanno portato all’istituzione a Pescara della prima laurea magistrale italiana in ‘Planetary Science’, attiva a partire dall’anno accademico 2018/2019 all’Università d’Annunzio. La laurea costituirà uno degli indirizzi del corso di studi in ‘Scienze e Tecnologie Geologiche della Terra e dei Pianeti’ e rappresenta una rarità anche all’interno del panorama europeo. La creazione di questo peculiare iter accademico arriva inoltre a certificazione dell’eccellenza raggiunta dal polo abruzzese nell’ambito delle scienze planetarie in vent’anni di attività.

“Il corso – spiega Francesco Salese*, ricercatore dell’International Research School of Planetary Sciences (IRSPS) dell’Università Gabriele d’Annunzio – cerca di cogliere le nuove sfide del modo del lavoro e le opportunità offerte dal settore spaziale, sia a livello internazionale che locale. Oggi, infatti, il valore del comparto spazio è stimato essere intorno ai 323 miliardi di dollari e recenti studi indicano che, attualmente, ogni euro investito ne renda 18 in termini di ricadute dirette ed indirette. In Italia il settore dà invece occupazione a circa seimila persone, con un fatturato di 1,6 miliardi annui, che diventano 3 miliardi se si considera l’indotto. Lo spazio è diventato a tutti gli effetti una leva dello sviluppo economico, al punto che si è ormai iniziato a parlare di ‘Space Economy’.”

Anche se l’ossatura principale dell’indirizzo in ‘Planetary Science’ sarà costituita dalla geologia, la laurea fornirà agli studenti le competenze e la preparazione necessarie per affrontare il complesso e l’ormai diversificato settore dell’industria spaziale, da sempre contraddistinto da una grande interdisciplinarietà. All’interno del corso non mancheranno quindi insegnamenti di varia natura, come quelli riguardanti il telerilevamento, la modellizzazione teorica, l’astrobiologia e la progettazione di veicoli e di missioni spaziali.

“A influire sulla scelta dell’istituzione di un simile corso di laurea – prosegue Salese – è stata anche la consapevolezza delle potenzialità commerciali dello spazio. Recenti stime indicano infatti che il mercato dei servizi di telerilevamento globale, e cioè l’osservazione della terra effettuata grazie a satelliti o aeromobili, raggiungerà i 33 miliardi di dollari entro il 2025 con un tasso di crescita di circa il 15% nel periodo compreso tra il 2017 e il 2025. Il segmento degli utenti finali che beneficeranno di questa attività è molto ampio e comprende sia la difesa (organizzazioni di difesa, agenzie per la sicurezza interna) che il settore commerciale (energia, ricerca scientifica, previsioni meteorologiche, agricoltura, media e intrattenimento).”

Ma nel futuro della ‘Space Economy’ non troviamo unicamente modelli di business basati sul trasferimento tecnologico o sullo sviluppo di servizi. All’orizzonte si vanno delineando scenari ben più ambiziosi. Si, perché i passi da gigante compiuti dalla tecnologia consentono di spostare l’asticella dell’esplorazione spaziale e di iniziare a progettare missioni mirate all’estrazione delle materie prime direttamente dalla superficie di corpi celesti quali la luna, gli asteroidi e le comete. Cina e USA non fanno mistero di voler percorre tale opzione. Risale addirittura al 2015 il varo da parte del Senato Americano del ‘Commercial Space Launch Competitiveness Act’, legge che regolamenta lo sfruttamento delle risorse spaziali da parte dei privati.  In un simile contesto risulta chiara l’importanza strategica di corsi di laurea come quello dell’Università di Pescara. Grazie alla formazione di operatori preparati ad affrontare le nuove sfide che lo spazio ci presenterà, sarà infatti possibile garantire la competitività dell’Italia all’interno della ‘Space Economy’ e consolidare la posizione di potenza spaziale del nostro paese.

“Sia Cina che USA – conclude Salese – stanno investendo molto nell’esplorazione lunare ed in quella degli asteroidi. Stando alle loro road map tra la metà degli anni ’20 e ’30 potremmo assistere ad imprese interessanti come ad esempio lo sviluppo di una base lunare o una possibile missione umana su Marte. Non solo, l’amministrazione Trump vuole concentrare le proprie risorse sul ‘Deep Space Gateway’, una stazione spaziale lunare che servirà anche ad inviare nuovamente gli astronauti sulla Luna prima di andare su Marte. Secondo la NASA, il ‘Gateway’ non sarà solo un luogo in cui vivere, imparare e lavorare intorno alla Luna, ma supporterà anche una serie di missioni sulla superficie lunare. In quanto a dimensioni non pensate a una stazione spaziale di seconda generazione, sarà molto più piccola. Il bilancio preventivo NASA per il 2019 prevede il lancio del primo elemento del ‘Gateway’ nel 2022 e la costruzione del Gateway dovrebbe essere completa dopo due lanci aggiuntivi entro il 2025.”

 

 

* Francesco Salese (Geologo), Marie Curie Postdoctoral Fellow presso la Facoltá di Geoscienze dell’Universitá di Utrecht (Olanda) e Junior Scientist dell’International Research School of Planetary Sciences (IRSPS) dell’Universitá Gabriele d’Annunzio, Pescara. wwww.francescosalese.com

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