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Mps, tutte le verità non dette sul Monte dei Paschi di Stato

Il commento di Mario Seminerio, curatore del blog Phastidio.net, sulle ragioni dei capitomboli del titolo Mps in Borsa e sul reale stato di salute della banca ora controllata dal Tesoro
Le quotazioni dell’azione di Banca Monte dei Paschi sono in continua discesa, che ha di recente preso velocità. Mentre ci si interroga sulle cause del ribasso, cresce lo strepito scandalizzato degli urlatori professionali. Che tuttavia spesso coincidono con le figure che hanno sostenuto l’attuale assetto proprietario della banca.

La capitalizzazione di borsa è di circa 3,1 miliardi di euro. Quali le cause di questa ennesima operazione-altoforno? Non c’è scarsità di motivazioni: dai timori sull’implementazione del piano industriale, a quelli che vedono la Bce pronta a chiedere temibili “tagli lineari” in caso di ritardo sulla tabella di marcia del rilancio (che finirebbero ad avvitare la situazione, probabilmente), a scommesse di grandi fondi internazionali contro la banca-bersaglio di un paese privo di governo e che rischia di restare tale ancora a lungo oppure di vedere l’ascesa di forze sfasciste dei conti pubblici, sino alla sottovalutazione delle reali condizioni dei crediti deteriorati, ed alla loro migrazione a sofferenze anziché al rientro tra i crediti in bonis, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Il fatto che contro la banca siano state sinora promosse azioni legali per un petitum di 836 milioni a fronte di accantonamenti a rischi per 260 milioni è solo un dettaglio del quadro d’insieme.

Quello che resta oggettivo, è che la banca è oggi del Tesoro, cioè dei contribuenti italiani, al 68%, e questo è l’esito che ci è stato consegnato dalla cocciutaggine del precedente esecutivo a voler evitare la risoluzione della banca e degli strumenti finanziari passibili di essere azzerati per conseguire il riequilibrio. Si è battuta la strada della rilevanza sistemica e della ricapitalizzazione precauzionale, mettendo in rampa di lancio una cartolarizzazione-monstre da 28 miliardi di euro, assistita dalla garanzia pubblica delle Gacs, per “ripulire” la banca dalle sofferenze conclamate, ed ora potremmo scoprire che “c’è dell’altro”. Sulle Gacs, peraltro, per come è stato strutturato lo strumento (col pieno avallo di Bruxelles e di Margrethe Vestager) c’è il rischio che tra qualche anno vedremo riaffiorare delle perdite che finiranno sul groppone dei contribuenti italiani, ma chi vuol esser lieto sia, eccetera.

Quale è il punto, della vicenda MPS, ormai sempre più “alitalizzata”? Che i soggetti che oggi strepitano contro Padoan ed i governi Renzi-Gentiloni per la loro decisione di perseguire ad ogni costo la nazionalizzazione “temporanea” del Monte, sono gli stessi che ieri l’altro sbraitavano chiedendo a pieni polmoni la nazionalizzazione della banca, cioè lo stesso esito che abbiamo oggi sotto gli occhi, e che ieri si pavoneggiavano ritenendo che la storia avesse loro dato ragione, con l’immancabile giaculatoria del “chiedeteci scusa”.

Ma poiché gli italiani sono ormai pavlovianamente abituati a urlare “ladri, ladri!” ad ogni colpo di fischietto social, l’incoerenza non sarà notata, e proseguirà la maramalda colpevolizzazione degli uomini morti che sono usciti a pezzi dalle ultime elezioni. Stendiamo un velo pietoso su quella stessa ignoranza discernitiva che porta i grillini a credere che azioni di responsabilità contro i manager porterebbero a colmare i buchi delle sofferenze. A quello proprio non ci arrivano, e con loro moltissimi italiani, che tuttavia almeno hanno l’attenuante della buona fede e della incompetenza specifica.

Noi attendiamo di sapere qualcosa di più su questo rubinetto aperto che sta abbattendo la capitalizzazione del Monte, ma voi fate un favore: prendete nota dell’antico ed immortale proverbio che recita “attenti a quello che desiderate: potrebbe avverarsi”. Volevate la nazionalizzazione di MPS? Ora l’avete davanti. Serviranno altri miliardi per ricapitalizzare nuovi eventuali buchi? Ehi, ma si chiama nazionalizzazione, che credevate? A proposito, voi credete che quelli che ieri l’altro vergavano scandalizzate articolesse contro la Commissione Ue e la vigilanza Bce in caso non ci consentissero di salvare il Monte con soldi pubblici, riconosceranno che forse le cose erano un filo più complesse e forse compromesse?

Anche in questo caso, abbiamo di fronte l’ulteriore, ennesimo argomento per chiedere un governo monocolore grillino. Perché non solo questi signori strepitavano di voler la nazionalizzazione ma anche di voler fare del Monte la famosa “banca pubblica” che presta a condizioni agevolate a imprese e famigliole italiane, secondo il mantra ripetuto anche dai fantaministri economici pentastellati. Nel frattempo, il tempo resta galantuomo anche in un paese di treccartari come l’Italia, e si incaricherà di dimostrare che la riduzione del danno stava nel bail-in della banca senese, e non in altro.

(estratto di un articolo più ampio pubblicato su Phastidio.net)

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