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Porsche, ecco pregi e difetti dell’Ipo

Ipo Porsche

Ipo Porsche: si può colmare il divario con Ferrari? L’analisi di Simone Di Biase, Head of Relationship Management per BG SAXO

Volkswagen ha appena annunciato che la sua IPO di Porsche AG è stata sottoscritta completamente. Porsche formerà il prezzo in data 28 settembre, con il primo giorno di negoziazione il 29 settembre con il simbolo P911. La società ha un valore di circa 75 miliardi di euro per un’offerta pubblica che la renderà la quinta IPO più grande nella storia d’Europa. Porsche è un’azienda automobilistica forte con ricavi in ​​crescita dell’8% nella prima metà del 2022 e un margine EBITDA del 24,5%. Questo dato è sicuramente alto per il settore ma è ancora inferiore a quello della rivale italiana Ferrari: proprio qui si intravede il potenziale interesse per i futuri azionisti di Porsche, che consiste nella possibilità di colmare il divario valutativo e operativo dalla casa di Maranello.

Il labirinto di Porsche e Volkswagen

Negli ultimi anni case automobilistiche di lusso come Ferrari e Aston Martin sono state quotate pubblicamente con esiti molto diversi. La Ferrari è stata un successo clamoroso mentre il destino di Aston Martin è prossimo al declino come già capitato nella storia di questo storico marchio automobilistico britannico. Ora arriva Volkswagen che mette in vendita la casa automobilistica e quindi il marchio Porsche con il prezzo dell’IPO che si formerà il 28 settembre con il primo giorno di negoziazione fissato per il giorno dopo.

ipo porsche

Un motivo di interesse dell’IPO è la struttura di proprietà dell’azienda, simile ad un labirinto con la Volkswagen che possiede il marchio Porsche e la produzione automobilistica, ma a sua volta è di proprietà della famiglia austriaca Porsche-Piech.

La storia di questa strana struttura di proprietà è iniziata con la privatizzazione della Volkswagen nel 1960 quando sono state emanate leggi secondo cui qualsiasi azionista con più del 20% avrebbe avuto il veto su qualsiasi decisione.

Da allora, il governo tedesco ha mantenuto il 20,1% e quindi il controllo su Volkswagen. Nel 2005 Porsche SE (la holding della famiglia Porsche) ha iniziato ad accumulare una partecipazione in Volkswagen e nel 2006 ne controllava il 25,1%. Nell’ottobre 2008, Porsche SE ha annunciato di aver acquisito il 42,6% con opzioni per un altro 31,5% poiché voleva salire al 75% per consolidare la posizione di cassa di Volkswagen nel suo bilancio. Con il governo che possiede ancora il 20,1%, i venditori allo scoperto si sono affrettati a coprire i propri short e il prezzo delle azioni Volkswagen è andato brevemente sopra i 1.000 euro, rendendola l’azienda più valuable al mondo. In questo ginepraio, Porsche SE ha finito per controllare il 53,3% secondo gli ultimi dati sugli azionisti.

Nel 2011, Porsche e Volkswagen si sono fuse e Porsche AG è stata qualificata come una filiale di Volkswagen AG. Lo specchietto di seguito riporta la distribuzione dei diritti di voto della Volkswagen.

I dettagli dell’IPO

Nel prospetto dell’IPO si precisa che Porsche AG dividerà il suo capitale sociale in due parti da 455,5 milioni azioni ciascuna, tra ordinarie e privilegiate (per un totale di 911 milioni di azioni, un gioco sul suo iconico modello di auto appunto 911), con la precedente classe di azioni che fornisce diritti di voto.

La classe di azioni che sarà quotata sulla borsa di Francoforte con il simbolo del ticker P911 è quella privilegiata che non ha diritto di voto ma ha diritto ad un dividendo di 0,01 euro per azione in più rispetto alle azioni ordinarie.

Volkswagen prevede di vendere il 25% più una quota di Porsche AG a Porsche SE trasmettendo così alla famiglia Porsche il diritto di blocco delle minoranze.

Inoltre, Volkswagen prevede di vendere il 25% delle azioni privilegiate sul mercato grazie alla notizia secondo cui l’offerta è già stata pienamente sottoscritta nell’intera fascia di prezzo da € 76,50 a € 82,50 con Qatar Investment Authority, il Sovereign Wealth Fund norvegese e T. Rowe Price già coinvolte nell’IPO.

La fascia di prezzo indicata porta la valutazione di Porsche AG a 75 miliardi di euro, un valore vicino a quello di mercato di Volkswagen pari ad oggi a 91,6 miliardi di euro. Questi numeri rendono la IPO di Porsche AG potenzialmente la quinta IPO più grande nella storia d’Europa.

Volkswagen vende al pubblico azioni di Porsche AG per raggiungere due obiettivi. Riduce lo sconto di valutazione sulle azioni Volkswagen dalle partecipazioni incrociate e sblocca maggior valore da un puro marchio di lusso qual è Porsche. Inoltre, l’offerta pubblica raccoglierà capitale per il passaggio della Volkswagen a diventare un veicolo completamente elettrico nel prossimo decennio. La Volkswagen dovrebbe raccogliere circa 19,5 miliardi di euro dalla IPO in cui promette di pagare circa 9,6 miliardi di euro in un dividendo speciale entro l’inizio del 2023.

I fondamentali

Porsche è un’azienda ben gestita che genera 33,1 miliardi di euro di ricavi nel 2011 con un utile operativo di 5,3 miliardi di euro e un EBITDA di 7,4 miliardi di euro che si traduce in un margine EBITDA del 24,5%, che risulta sicuramente un ottimo dato ma non alla pari del 35,7% di Ferrari nel 2021. Va detto che la casa di Maranello è un’azienda che può garantire ancora più profitti grazie al suo status di marchio ancor più prestigioso con un valore di mercato stimato di 75 miliardi di euro e l’EBITDA di 7,4 miliardi di euro nel 2021, si traduce in un multiplo di 10,1x che è significativamente inferiore al multiplo Ferrari di 22,2x, suggerendo che Volkswagen e la famiglia Porsche vogliono un’IPO di successo e sono consapevoli dell’attuale volatilità del mercato.

I ricavi di Porsche sono cresciuti dell’8% nella prima metà del 2022 con una forte generazione di cassa di 3,9 miliardi di euro, un risultato forte considerata la generale debolezza dell’industria automobilistica, ma comunque inferiore a Ferrari, che ha visto i suoi ricavi crescere del 17,3% su base annua e 24,9% a/a rispettivamente nel primo e nel secondo trimestre.

La domanda principale per i potenziali azionisti di Porsche è se la società possa compiere una transizione di successo per diventare completamente EV preservando o addirittura espandendo i margini. È chiaro quando si confronta Porsche con Ferrari che c’è spazio per miglioramenti ed un potenziale vantaggio se Porsche dovesse migliorare le sue operazioni ed espandere ulteriormente il suo marchio. Volkswagen ha promesso che le sinergie continueranno ad esistere tra il gruppo Volkswagen e Porsche, ma per il futuro successo di Porsche crediamo che la chiave sia una sua maggiore autonomia.

I rischi

Uno dei rischi chiave assoluti per il titolo Porsche è la crescente crisi del costo della vita poiché l’aumento dei costi energetici sta riducendo il reddito disponibile in Europa. Il settore più a rischio, a causa del calo della domanda durante questo periodo difficile, è il settore dei beni di lusso in cui si trova la casa automobilistica. Porsche si trova chiaramente nella fascia alta con vendite fino all’1% del reddito e della distribuzione della ricchezza e potrebbe anche ridurre significativamente i propri consumi durante la crisi energetica e inflazionistica in corso. Poiché gli acquirenti di Porsche sono individui facoltosi, è ragionevole ipotizzare che il calo dei mercati azionari e obbligazionari possa avere un notevole impatto sul sentiment tra l’1% più ricco del mondo. Un altro rischio per Porsche è dato da uno scenario in cui l’Euro torni a crescere, cosa che ridurrebbe il valore delle vendite internazionali e la sua competitività all’estero. La guerra in Ucraina o i nuovi focolai di Covid possono avere, infine, un impatto sulle catene di approvvigionamento e sulla domanda di vetture Porsche.

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