Skip to content

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Mattarella, Nordio e le pene sulla grazia a Minetti

Cosa prevede il potere di grazia del Quirinale?

Caro direttore,

mi rendo conto che Startmag è un giornale che dedica pochissimo spazio – al massimo qualche commento o corsivo – alla politica perché la sua connotazione editoriale è su economia, tecnologia, energia, finanza, industria e un po’ di geopolitica, ma il caso Minetti mi ha indotto a qualche approfondimento. Ovvero a un pensiero che ti esterno.

Innanzitutto: cosa prevede il potere di grazia?

Vediamo cosa si legge sul sito del Quirinale:

L’art. 87 della Costituzione prevede, al comma undicesimo, che il Presidente della Repubblica può, con proprio decreto, concedere grazia e commutare le pene. Si tratta di un istituto clemenziale di antichissima origine che estingue, in tutto o in parte, la pena inflitta con la sentenza irrevocabile o la trasforma in un’altra specie di pena prevista dalla legge (ad esempio la reclusione temporanea al posto dell’ergastolo o la multa al posto della reclusione). La grazia estingue anche le pene accessorie, se il decreto lo dispone espressamente; non estingue invece gli altri effetti penali della condanna (art. 174 c.p.). Ai sensi dell’art. 681 del codice di procedura penale può essere sottoposta a condizioni.

Il procedimento di concessione della grazia è disciplinato dall’art. 681 del codice di procedura penale. La domanda di grazia è diretta al Presidente della Repubblica e va presentata al Ministro della Giustizia. È sottoscritta dal condannato, da un suo prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore o curatore, oppure da un avvocato. Se il condannato è detenuto o internato, la domanda può essere però direttamente presentata anche al magistrato di sorveglianza. Il presidente del consiglio di disciplina dell’istituto penitenziario può proporre, a titolo di ricompensa, la grazia a favore del detenuto che si è distinto per comportamenti particolarmente meritevoli.

Sulla domanda o sulla proposta di grazia esprime il proprio parere il Procuratore generale presso la Corte di Appello e, se il condannato è detenuto – anche presso il domicilio – ovvero affidato in prova al servizio sociale, il Magistrato di sorveglianza. A tal fine, essi acquisiscono ogni utile informazione relativa, tra l’altro, alla posizione giuridica del condannato, all’intervenuto perdono delle persone danneggiate dal reato, ai dati conoscitivi forniti dalle Forze di Polizia, alle valutazioni dei responsabili degli Istituti penitenziari …. Acquisiti i pareri, il Ministro trasmette la domanda o la proposta di grazia, corredata dagli atti dell’istruttoria, al Capo dello Stato, accompagnandola con il proprio “avviso”, favorevole o contrario alla concessione del beneficio. Come stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 200 del 2006, al Capo dello Stato compete la decisione finale.

Dunque al presidente della Repubblica compete la decisione finale. Insomma, non mi pare che il Capo dello Stato sia un mero passacarte.

Ma sul Corriere della sera leggo: “«Cosa dovevamo fare, mandare i corazzieri a indagare?», è la battuta amara con cui si spiega che il Colle «non dispone di autonomi strumenti di indagine» e si lascia intendere che l’Ufficio per gli affari della giustizia del Quirinale non può fare il lavoro che spetta ai magistrati”.

Però sullo stesso Corriere della sera leggo questa domanda in un brano di un articolo di cronaca passato indenne: “Ma perché al Quirinale non è stata verificata la storia alla base dell’atto di clemenza, dal momento che nel secondo mandato Mattarella ha accolto solo 27 grazie su 1.500?”.

Caro direttore, giusto fare le bucce e sottolineare le “marachelle” del ministero della Giustizia – anche perché l’eloquio spesso poco ministeriale e istituzionale del ministro Carlo Nordio attira critiche e biasimi -, ma talvolta porsi qualche domanda affogata in tanta melassa scontata sarebbe opportuno, come ha fatto oggi il Corriere della sera forse neppure consapevolmente.

Comunque sia, secondo me al Quirinale si sta valutando la revoca della grazia a Minetti. D’altronde anche un costituzionalista come Stefano Ceccanti ha delineato indirettamente questo scenario.

Grazie dell’attenzione, scusami l’incursione su temi non da Startmag e cordiali saluti.

Michelangelo Colombo

Torna su