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Pd, chi conta sull’Opa di Conte?

Abusi

Incredibile ma vero: Giuseppe Conte ha reclamato le dimissioni di Enrico Letta dal Pd. E il dem Bettini… I Graffi di Damato

 

In quell’Enrico Letta che “si ritira” e Giuseppe Conte che “si allarga” nella titolazione del Fatto Quotidiano sugli effetti dei risultati elettorali, evidentemente considerati più importanti sul fronte dell’opposizione che del governo di centrodestra, c’è tutto il paradosso della situazione politica. Che sembra tornata improvvisamente indietro di 13 anni, quando Beppe Grillo d’estate tentò d’infilarsi nel Pd iscrivendosi alla sezione sarda di Arzachena per scalare addirittura la segreteria abbandonata da un Walter Veltroni troppo assediato dalle solite correnti.

Il Pd, retto allora da Dario Franceschini in attesa di un congresso che sarebbe stato vinto da Pier Luigi Bersani, respinse con forza il comico genovese. Che reagì improvvisando il suo MoVimento 5 Stelle, portandolo in Parlamento già quattro anni dopo, umiliando Bersani nel tentativo di formare con l’aiuto dei grillini un governo “di minoranza e combattimento” e infine vincendo le elezioni successive, nel 2018.

Sembra incredibile, ma la storia in qualche modo si ripete con la sostanziale Opa appena lanciata da Conte sul Pd reclamando le dimissioni di Enrico Letta, ottenendole e mettendosi a capo di un’opposizione “non dura ma durissima”, in attesa di giudicare il “nuovo gruppo dirigente” del Nazareno e di decidere -praticamente- se condizionarlo dall’esterno o vaporizzarlo. E tutto questo, sempre da parte di Conte, con Grillo stordito che certamente non lo considerava capace di tanto, alla testa di un movimento uscito dalle urne più che dimezzato rispetto alle elezioni precedenti., avendo perso per strada quasi sei milioni di voti. E un Pd che, per quanto malmesso, per carità, si è piazzato meglio dei pentastellati.

L’impareggiabile Goffredo Bettini, che dall’interno del Pd, aveva già promosso Conte l’anno scorso a “punto di riferimento altissimo” dei progressisti, ha avvertito in una intervista, naturalmente al Fatto Quotidiano, “gruppi editoriali e salotti” a non pretendere di scegliere loro il novo segretario. Potrebbe forse bastare e avanzare lo stesso Conte.

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