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Fondali
Grandi Temi

La sicurezza degli Stati passa dai fondali marini. Parla il prof. Bueger

I fondali marini sono uno spazio sempre più industrializzato, con una crescente densità di attività economiche e infrastrutture. Per la loro protezione è necessaria una capacità militare. Conversazione di Maurizio Stefanini con Christian Bueger, professore di Relazioni internazionali all’Università di Copenaghen, tratta dall'ultimo numero del quadrimestrale di Start Magazine.

Da una parte, la Russia si è trovata costretta a evacuare le sue navi dal Mar Nero in seguito alle gravissime perdite subite in scontri con un Paese come l’Ucraina, che praticamente non dispone nemmeno di una vera flotta. Dall’altra, c’è un gruppo irregolare come gli Houthi che è riuscito a sua volta a influenzare i prezzi del petrolio con i suoi attacchi navali. Già la seconda guerra mondiale aveva segnato la fine del modello di battaglia tra navi a colpi di cannone come si era affermato dall’invenzione delle armi da fuoco, per affermare il primato degli attacchi con aerei e sottomarini. Adesso vediamo addirittura grandi navi apparentemente impotenti di fronte ai doni. Come sta evolvendo la guerra navale?

Ne parliamo con Christian Bueger: un esperto di temi marittimi che è professore di Relazioni internazionali all’Università di Copenaghen, professore onorario presso l’Università delle Seychelles, direttore di SafeSeas – The network for maritime security research, Co-Chair del Copenhagen Ocean Hub e Honorary Research Fellow presso la Cardiff University. La sua osservazione è che “i fondali marini rappresentano una lacuna significativa negli attuali discorsi strategici e nei dibattiti sulla sicurezza marittima. Gran parte dell’attenzione della sicurezza marittima si è concentrata sulla superficie o sulle infrastrutture come i porti. Altre dimensioni sono state spesso trascurate e ciò include l’importanza dello spazio, del cyber, ma anche delle infrastrutture ospitate sul fondo dell’oceano”.

I FONDALI SONO UNO SPAZIO SEMPRE PIÙ INDUSTRIALIZZATO

Fin dalla creazione del concetto di Geopolitica, coniato nel 1899 dal geografo svedese Rudolf Kjellén, questa disciplina è stata segnata dal dibattito tra i sostenitori del primato delle talassocrazie dominatrici del mare, come lo statunitense Alfred Thayer Mahan; sostenitori del primato delle potenze terrestri, come il tedesco Karl Haushofer; e visioni intermedie come quelle del britannico Sir Halford John Mackinder, secondo cui le potenze marittime restano moralmente superiori ma possono venire messe in crisi da una evoluzione dovuta in particolare allo sviluppo delle ferrovie. Così, sempre secondo Mackinder, il mondo si troverebbe diviso tra “l’Isola Terra” di Eurasia e Africa e “le Isole” (Isole Britanniche, Americhe, Australia, Oceania, Giappone). Per Mackinder, chi possiede l’Isola Mondo possiede il mondo. Ma l’Isola Mondo a sua volta la controlla chi controlla quella Heartland costituita da Mitteleuropa, Ucraina e Russia Occidentale.

Mahan e Mackinder furono a loro volta integrati da Nicholas John Spykman con la teoria della centralità del Rimland: la fascia costiera che mette in contatto l’Eurasia con i porti in mari temperati usabili tutto l’anno. Da Spykman si ispirò in particolare la Teoria Truman del Contenimento. Come è la situazione oggi?

Secondo Bueger, accanto a Terra e Mare oltre a Cielo e ormai anche Spazio bisognerebbe iniziare a considerare anche i fondali. “I fondali marini sono uno spazio sempre più industrializzato, con una crescente densità di attività economiche e infrastrutture. Ciò include installazioni e condutture di combustibili fossili, i cavi dati sottomarini che costituiscono la spina dorsale delle comunicazioni digitali contemporanee e l’espansione delle infrastrutture di energia verde rinnovabile, come i parchi eolici e solari fissi, la rete elettrica sottomarina che li collega, le condutture dell’idrogeno e lo stoccaggio del carbonio sui fondali marini. Progetti. Anche le attività estrattive di sabbia, rocce e minerali sono molto diffuse e una nuova generazione di miniere di minerali nei fondali marini è alla linea di partenza. Inoltre, i fondali marini rappresentano un deposito vitale di carbonio e costituiscono molti siti del patrimonio marittimo”.

UNA NUOVA STRATEGIA MILITARE PER I FONDALI MARINI

Negli ultimi anni il più grande punto critico della tensione marittima è stata l’espansione della Cina sui mari: i finanziamenti per costruire porti; la costruzione di isole artificiali; i contrasti per i confini marittimi con i vicini; l’invio in tutto il globo di flotte da pesca depredatrici. C’è però il dubbio che alla fine la Cina non sia neanche nelle condizioni di poter portare a termine uno sbarco a Taiwan, che sarebbe il suo obiettivo dichiarato principale. “Il fondale oceanico è un ambiente geofisico ostile che rende difficili le operazioni. L’enorme estensione delle infrastrutture sottomarine ne rende impossibile la sorveglianza completa”.

Un tema centrale nel dibattito politico di oggi è quello dei cambiamenti climatici. Un ovvio interrogativo è su che tipo di impatto potrebbero avere sullo spazio marittimo e sulle operazioni subacquee. “Sebbene lo sviluppo e la protezione delle infrastrutture siano principalmente compiti civili o privati, in queste condizioni sono necessarie capacità militari”. E ci sono stati recenti e importanti sviluppi nella dimensione della difesa subacquea? “Tradizionalmente, il settore della difesa ha limitato il suo ruolo nel settore sottomarino alla guerra antisommergibile e alla caccia alle mine. La crescente dipendenza dalle infrastrutture sottomarine e il fatto che le minacce hanno iniziato a concretizzarsi, come dimostrano gli atti di sabotaggio sui gasdotti Nord Stream e Baltic Connector, solleva la necessità di una nuova strategia militare per i fondali marini”.

MARINA ITALIANA IN PRIMA LINEA

Sembra che anche l’Italia si stia attrezzando, col polo di difesa subacquea che sta approntando a La Spezia. “La Marina italiana è stata in prima linea nel guidare lo sviluppo di questa strategia concentrandosi sulla revisione della legge, sulla cooperazione delle parti interessate e sulla sperimentazione di nuove tecnologie operative e di sorveglianza. La creazione di un nuovo centro è il passo logico successivo in questo processo a cui le altre nazioni dovranno prestare molta attenzione. Il centro sarà un importante punto focale per la realizzazione interna di operazioni efficaci, in coordinamento con le parti interessate civili e private. Avrà anche un’importante funzione esterna in cooperazione con i vicini dell’Italia, tra cui Malta e Tunisia, ma offrirà anche un collegamento affidabile con gli sforzi della Nato e dell’Ue nella protezione delle infrastrutture marittime critiche”.

Bueger sul contributo della Nato alla protezione delle infrastrutture marittime critiche ha anche dedicato studi specifici. “Gli attacchi al gasdotto Nord Stream del 2022 hanno messo in luce la necessità che la protezione delle infrastrutture entrasse nel dibattito sulla sicurezza pubblica. Ma i rappresentanti della Nato avevano ben messo in guardia da tali vulnerabilità ben prima di questo incidente. In seguito ad avvertimenti da parte di alti dirigenti militari sulla mancanza di sicurezza dei cavi dati sottomarini e attività navali straniere vicine alle infrastrutture, l’Alleanza era ben consapevole dei rischi per la sicurezza almeno dal 2015. Tuttavia, gli attacchi del Nord Stream sono stati un importante catalizzatore per l’intensificazione delle attività nell’Alleanza e il sabotaggio del gasdotto Baltic Connector nel 2023 ha riconfermato la necessità di agire.

La protezione delle infrastrutture è ormai una priorità politica nelle capitali, l’Alleanza ha sviluppato un significativo portafoglio di risposte. La maggior parte sono state annunciate al vertice di Vilnius del 2023 con un forte impegno per “identificare e mitigare le vulnerabilità strategiche e le dipendenze rispetto alle nostre infrastrutture critiche e per prepararci, scoraggiare e difenderci dall’uso coercitivo dell’energia e di altre tattiche ibride da parte di attori statali e non statali”.

LA STRATEGIA DELLA NATO

Si sa quali sono in concreto queste misure? “Le  forze Nato hanno rafforzato la loro presenza militare nei siti di infrastrutture critiche nel Baltico e nel Mare del Nord. Il pattugliamento con sistemi di superficie e aerei è stato intensificato dopo gli incidenti al gasdotto Baltic Connector nel 2023. Nel febbraio 2013 è stata installata a Bruxelles una nuova cellula di coordinamento delle infrastrutture critiche sottomarine, con due compiti essenziali: l’identificazione delle vulnerabilità e il miglioramento della condivisione di informazioni e scambio delle migliori pratiche tra le autorità militari e civili e l’industria. Obiettivo chiave è lo  sviluppo di una questa comunità di fiducia.  Come il segretario generale ha spiegato: perché la maggior parte di queste infrastrutture sottomarine critiche sono di proprietà di società private, gestite da aziende private e hanno accesso e controllo su importanti capacità che possono aiutarci nella sorveglianza e anche nella raccolta di informazioni. Al vertice di Vilnius è stata annunciata la creazione del Centro marittimo della Nato per la sicurezza delle aree critiche delle infrastrutture sottomarine all’interno del Comando marittimo della Nato (Marcom)”.

Non solo l’Italia sta realizzando iniziative sul tema, a quanto sembra. “Riconoscendo che la protezione delle infrastrutture marittime critiche richiede un migliore monitoraggio e sorveglianza, la Nato ha lanciato insieme alla Svezia nell’ottobre 2023 la nuova iniziativa tecnologica Digital Ocean, che mira a integrare meglio le capacità ed esplorare come le nuove tecnologie, che vanno dai sensori galleggianti, ai sistemi autonomi, ai satelliti e agli algoritmi, possono migliorare l’MDA. È in fase di sviluppo una tabella di marcia e un concorso tecnologico è previsto per aprile 2024. Inoltre, la vasta gamma di centri di eccellenza legati alla Nato hanno sviluppato una serie di attività. Tra questi, il Centro di eccellenza per la sicurezza marittima della Turchia ha pubblicato uno studio sulla questione e ne ha fatto anche il tema della sua conferenza annuale che si terrà nel giugno 2024.

Il Centro di eccellenza per la sicurezza energetica della Lituania ha tenuto esercitazioni pratiche e ha pubblicato uno studio sui cavi elettrici sottomarini. Il Centro di eccellenza tedesco per le operazioni in acque confinate e poco profonde sta pianificando esercitazioni, il Centro italiano per la ricerca e la sperimentazione marittima ha compiuto sforzi per migliorare l’individuazione di navi sospette che potrebbero essere coinvolte in atti di sabotaggio. Il Centro di eccellenza marittimo geospaziale, meteorologico e oceanografico del Portogallo è attivo nello sviluppo di veicoli senza equipaggio per MDA, mentre gli Stati Uniti le operazioni congiunte combinate del Centro di eccellenza marittimo portano allo sviluppo di un nuovo concetto strategico di fondale marino. È in un forum navale del novembre 2023 in Spagna che l’Italia aveva inoltre annunciato i suoi piani per un nuovo centro di eccellenza della Nato sulle infrastrutture dei fondali marini”. Quello di La Spezia, appunto.

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