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L’America latina è un campo di battaglia per le superpotenze (e per la Chiesa)

In America latina si gioca il confronto Usa-Cina, ma la regione è molto rilevante anche per il Vaticano. L'analisi di Riccardo Pennisi tratta dal suo profilo Facebook.

Il mondo ci viene raccontato come il tabellone di una partita in cui grandi potenze – grandi “player”, appunto – si affrontano per ottenere l’agognata supremazia. Non è del del tutto falso, ma è un racconto mirato a far sentire tutti gli altri soggetti, in realtà, davvero “soggetti”, nel senso di passivi, obbligati all’obbedienza. Che si inchinino alla legge della forza.
Le grandi potenze però non devono mai affrontarsi direttamente: sempre in spazi “terzi”. Come tra USA e URSS durante la guerra fredda. Ma pure nel Rinascimento, quando francesi e spagnoli si combattevano in Italia – e noi colonia pragmatica coniammo un detto che ci si attaglia ancor oggi: “Franza o Spagna, purché se magna”. Persino Atene e Sparta, piuttosto vicine, andavano a darsele in Sicilia o nei Dardanelli.
L’America Latina è un ottimo spazio di conflitto. Certa distanza dai centri di potere, molte ricchezze e risorse, popolazione importante, endemica debolezza e divisione politica. Se ne è visto l’effetto durante la guerra fredda. Ma già prima, l’espansione dei confini e della sfera di influenza degli Stati Uniti (unica superpotenza del continente tanto da attribuirsi con gigantesca sineddoche geopolitica il nome “America”) era avvenuta su quel territorio, contro le potenze europee. Oggi, dopo un momento di calma relativa, l’America Latina è tornata a quella funzione.
Il tabellone è multidimensionale: molti aspetti storici e altri nuovi, intrecciati. C’è il confronto tra Stati Uniti e Cina, per merci e risorse. Ma c’è anche l’opposizione tra l’egemonia politica e finanziaria di Washington, e la volontà degli Stati della regione di trasformarsi in “medie potenze”, capaci di scegliere in autonomia se e quale sistema, quale campo, negli schieramenti globali. Infine, il conflitto ideologico-filosofico tra gli Stati Uniti capofila della tendenza occidentale a un individualismo ormai ridotto a un ibrido tra narcisismo, irresponsabilità e nichilismo, e una visione universalista della quale si sta facendo portabandiera la chiesa cattolica.
La battaglia infuria. L’operazione contro Maduro – colpevole di dare le risorse “dell’America” alla Cina. Quella pianificata contro Castro, per ristabilire chi è “soggetto”. Il ricatto commerciale al Brasile e al Messico. La sfida su Panama. Le elezioni in Brasile, Cile, ora Colombia, quasi un copione ormai – proprio lì da seguire il ballottaggio tra l’avvocato miliardario trumpista e lo studioso di Gramsci terzomondista. La concessione dell’Argentina come luna park per AI fatta da Milei a Palantir di Thiel. La disfida per il petrolio e per il litio. La lotta per le anime, tra neoevangelici e cattolici.
E non ultima, “l’etica generale”, molto poco ecclesiastica, molto umanistica, che sta nascendo contro la filosofia del potere emanata dagli USA. Etica con radice “latina”: gli ultimi due papi, che l’hanno elaborata, si sono formati spiritualmente entrambi tra gli emarginati del continente: Jorge Mario Bergoglio tra i baraccati di Buenos Aires, Robert Francis Prevost tra i contadini poveri del Perù settentrionale.
Prevost ha parlato nel Parlamento spagnolo. La Spagna: col governo europeo più anti-trumpista. Con la destra (Vox) più trumpista di tutte. Con un fronte progressista legato all’America Latina e uno conservatore a Miami e Washington. Con un passato di sfruttamento coloniale – proprio dell’America. Un passato anche cattolico, ma ora edonista e agnostica. In Spagna ormai ciò che dice il papa interessa davvero a pochi. Eh no, correggi: interessava a pochi. Leone ha detto a Madrid: lasciate stare Hernán Cortés, il conquistador che cancellò il regno Azteca e avviò la colonizzazione (che la destra spagnola sta provando a mitizzare). E recuperate Francisco de Vitoria, il domenicano tra i fondatori del diritto internazionale – ad esempio introdusse il concetto di proporzionalità nei conflitti. O quello dell’illegittimità della conquista coloniale, “nemmeno per motivi religiosi”, specificò. Ad esempio. Proprio mentre il papa parlava, morivano altre decine di persone per la decisione unilaterale di Israele di restringere ancora la Linea Gialla dietro cui ha rinchiuso i gazawi.
Il papato si è messo alla guida di un progetto politico. In senso lato: morale. Così come consideriamo immorali svariati dei dirigenti del nostro pianeta, e le azioni che compiono. La chiesa cattolica romana ha visto un vuoto. Ha visto la possibilità di riacquistare significato. Non siamo più ai tempi della lotta contro il comunismo ateo o della difesa della tradizione dalla modernità. La classe dirigente del cattolicesimo attuale è cresciuta tra gli ultimi del mondo, non tra i primi. Però li conosce.
I primi della classe umana, primi per ricchezza e potere: che hanno deciso di estrarre dagli altri, dagli ultimi, da tutti, le attribuzioni necessarie per garantirsi l’intoccabilità, l’immortalità. Divinizzarsi con l’aiuto delle macchine, di cui vogliono restare i padroni.
È contro di loro che Leone rivolge il suo programma etico.
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