Gli Stati Uniti stanno intensificando in modo deciso gli sforzi per diversificare le proprie catene di approvvigionamento di minerali strategici, riducendo drasticamente la dipendenza dalla Cina.
Come riferisce il Financial Times, attraverso la DFC – la Corporazione statunitense per il finanziamento dello sviluppo internazionale – Washington ha concluso un accordo del valore di 565 milioni di dollari con la società mineraria brasiliana Serra Verde.
In cambio del finanziamento, gli Stati Uniti hanno ottenuto il diritto prioritario di acquisto e di controllo sulle terre rare prodotte dalla miniera Pela Ema, uno dei pochissimi siti al mondo al di fuori della Cina in grado di estrarre terre rare pesanti.
Le terre rare pesanti prodotte nella miniera Pela Ema rivestono un’importanza strategica elevatissima perché entrano nella composizione dei magneti permanenti utilizzati in numerosi settori critici, tra cui veicoli elettrici e motori ad alta efficienza, sistemi d’arma e tecnologie di difesa, turbine eoliche, elettronica di consumo e dispositivi high-tech.
L’accordo con Serra Verde
La DFC ha concesso un prestito di 565 milioni di dollari inizialmente impegnato per 465 milioni e successivamente aumentato a dicembre.
In cambio, gli Stati Uniti hanno ottenuto specifici “offtake controls”, che costituiscono in pratica clausole di controllo sull’acquisto e sulla destinazione del prodotto.
Queste clausole garantiscono che i metalli prodotti siano destinati prioritariamente agli Stati Uniti e ai Paesi alleati, impedendo che finiscano sul mercato cinese o in mani considerate non affidabili.
Conor Coleman, responsabile degli investimenti della DFC, ha dichiarato al Financial Times che tali diritti di influenza sulla vendita dei metalli sono direttamente collegati alle condizioni del finanziamento.
Si tratta quindi di uno strumento di diplomazia finanziaria che lega il sostegno economico americano al controllo strategico sulle risorse estratte.
Il posizionamento geopolitico del Brasile nella corsa globale alle terre rare
La miniera brasiliana rappresenta una delle pochissime fonti alternative alla Cina, che detiene un quasi-monopolio sulla raffinazione e sulla produzione mondiale di queste terre rare. Proprio per questo motivo, la miniera Pela Ema ha attirato un interesse crescente da parte di governi e acquirenti di tutto il mondo.
Il Brasile possiede le seconde riserve mondiali di terre rare, ma la produzione effettiva rimane ancora molto limitata.
Questo divario tra enormi riserve e scarsa produzione ha trasformato il Paese sudamericano in un attore centrale nella corsa globale per questi minerali ambiti.
Oltre agli Stati Uniti, anche l’Unione Europea è l’India hanno manifestato un forte interesse per le risorse brasiliane.
L’amministrazione Trump si è mostrata particolarmente attiva: ha presentato proposte formali di cooperazione a Brasília e, secondo quanto dichiarato dal ministero degli Esteri brasiliano, team tecnici dei due Paesi stanno affrontando la questione in incontri regolari.
Serra Verde è attualmente l’unico produttore operativo di terre rare in Brasile. Almeno altri sei progetti sono in fase di sviluppo, ma la mancanza di finanziamenti adeguati rappresenta un ostacolo significativo che rallenta l’espansione della capacità produttiva nazionale.
In previsione della crescente domanda globale, Serra Verde ha modificato alcuni accordi di vendita che in precedenza erano destinati principalmente alla Cina, rendendo disponibile una quota maggiore della produzione a compratori di tutto il mondo.
Questa decisione riflette la volontà dell’azienda di diversificare i propri clienti e di allinearsi, almeno in parte, alle esigenze di sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei suoi alleati.
L’operazione parallela con Syrah Resources in Australia
Il Financial Times riporta un secondo intervento significativo della DFC per assicurare l’accesso a minerali critici.
La Corporation ha annunciato l’intenzione di effettuare uno scambio debito-contro-quote azionarie con la società australiana Syrah Resources, uno dei principali produttori di grafite naturale al di fuori della Cina, attraverso la miniera di Balama in Mozambico.
Questa operazione porterebbe la DFC a detenere circa il 20% del capitale della società, consentendo agli Stati Uniti di assumere un ruolo più attivo nella governance aziendale.
Conor Coleman ha spiegato la motivazione in modo esplicito: “Non volevamo rischiare che questi asset finissero nelle mani sbagliate”.
L’accordo permetterebbe inoltre agli americani di “assumere un ruolo molto più attivo nella società”
L’accordo rappresenta l’evoluzione di un precedente prestito da 150 milioni di dollari concesso nel 2024 ed è ancora soggetto a varie approvazioni governative.
Syrah Resources ha affrontato recenti difficoltà di mercato dovute all’eccesso di offerta di grafite da parte dei produttori cinesi, che ha fatto crollare i prezzi.
Nel 2024 l’azienda è stata costretta a dichiarare forza maggiore presso la sua operazione in Mozambico a causa di disordini civili, anche se la produzione è stata successivamente riavviata.
Ulteriori iniziative Usa nel settore
Il Ft cita brevemente un terzo intervento americano: la US Export-Import Bank ha in programma di concedere un prestito di 2,7 miliardi di dollari alla società Perpetua Resources per un progetto di estrazione di oro e antimonio negli Stati Uniti.
L’antimonio è un elemento utilizzato sia nell’industria dei ritardanti di fiamma sia nel settore della difesa. Anche questo finanziamento è ancora soggetto ad approvazioni finali.







