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Ecco chi sta portando alla chiusura l’ex Ilva a Taranto

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Che cosa succede all’ex Ilva di Taranto. L’intervento del segretario generale Fim Cisl, Roberto Benaglia, e del segretario nazionale, Valerio D’Alò

 

Il 2021 doveva essere, per il polo siderurgico di Taranto l’anno del rilancio, con il ritorno a 5 milioni di tonnellate di produzione, l’avvio di investimenti in impianti e ambiente, e l’ingresso rapido dello Stato nel capitale di Am Investco.

Non solo di tutto ciò non si è fatto nulla, ma i comportamenti di Governo, azienda ed enti locali stanno portando alla chiusura il polo siderurgico di Taranto.

Denunciamo l’incertezza nell’azione del Governo che mentre dichiara di volere un “cambio di passo” sembra aver deciso di rinunciare al momento a dar via alla ricapitalizzazione da parte di Invitalia con i 400 milioni previsti dall’accordo del 10 dicembre scorso in attesa della sentenza del Consiglio di Stato del 13 maggio.

Al Governo diciamo che in attesa di dare idrogeno fra 10 anni a Taranto, occorre dare subito “ossigeno” assolvendo agli impegni finanziari presi.

A tutto ciò, si sommano le gravi scelte da parte aziendale di procedere, a partire dalla prossima settimana alla fermata dell’acciaieria 1, di non far ripartire, come annunciato il Tubificio ERW, di non riavviare gli impianti di laminazione PLA2 e Treno Nastri 2 e di aumentare il numero dei lavoratori addetti alle manutenzioni in Cassa Integrazione.

Ad aggravare lo scenario c’è la comunicazione di sospensione delle attività alle aziende dell’appalto, comprese quelle che si occupano dei cantieri AIA, rimettendo così migliaia di lavoratori in un clima di totale incertezza. Arcelor-Mittal sta tirando i remi in barca, un gioco d’azzardo che mina la continuità produttiva e sta dimostrando di non avere più le condizioni per gestire da sola il Gruppo.

A questa situazione si sommano poi i continui ricorsi alla Magistratura e dichiarazioni tuonanti delle amministrazioni locali che evidentemente tifano per la chiusura delle produzioni, ma senza concrete proposte alternative lavorative per il territorio.

Tutti questi atteggiamenti, ben poco hanno a che fare con un atteggiamento di responsabilità e rilancio, ma stanno portando dritti alla chiusura dell’ex Ilva, alla perdita del lavoro per circa 20mila persone tra diretti e indotto e alla messa in ginocchio delle filiere manifatturiere che dipendono dall’acciaio prodotto a Taranto, mettendo in discussione la sovranità industriale del Paese sull’acciaio.

La Fim Cisl si batterà insieme alle altre sigle sindacali nel contrastare i giochi speculativi su questa vertenza che da anni si consumano sulla pelle dei lavoratori.

Chiediamo una urgentissima convocazione da parte del Governo, affinché confermi i suoi impegni e ricrei le condizioni per mettere l’azienda e tutti gli attori di questa vertenza di fronte alle proprie responsabilità, garantendo gli impegni presi e il lavoro ai siderurgici di Taranto, Genova, Novi Ligure e di tutti i dipendenti del Gruppo e dell’indotto e la tutela di chi è oggi in cassa integrazione.

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