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JPMorgan, Microsoft e Intel richiamano i dipendenti in ufficio, ma lo smart working resiste

Le grandi aziende continuano a sbandierare l'obbligo di rientro in ufficio, ma il tempo che gli americani trascorrono lavorando da casa non accenna a diminuire. L'approfondimento del WSJ

 

Il lavoro da casa è tutt’altro che finito. Anzi, è probabilmente destinato a rimanere – scrive il Wall Street Journal.

Negli ultimi due anni si è assistito a un susseguirsi di grandi aziende che hanno annunciato in pompa magna l’obbligo per i dipendenti di trascorrere più tempo in ufficio: Home Depot, Target, Microsoft, 3M, Intel, solo per citarne alcune.

«Arrivo in ufficio e mi chiedo: dove sono tutti quanti?», si lamentava l’amministratore delegato di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, in una registrazione trapelata all’inizio del 2025. La banca ha imposto ai propri dipendenti il rientro in sede cinque giorni su cinque a partire dal marzo dello scorso anno. Tuttavia, guardando all’economia nel suo complesso, i dati suggeriscono che il ritorno in ufficio si è bloccato.

A maggio, una media del 26% delle giornate lavorative intere e retribuite è stata svolta da casa, secondo un sondaggio mensile condotto dagli economisti Jose Maria Barrero, Nicholas Bloom e Steven Davis. Si tratta di un calo minimo rispetto al 27% registrato due anni prima. Nel 2022, durante la fase di transizione post-pandemia, la quota era intorno al 30%, ma nel 2019, prima dell’avvento del Covid-19, i dati del Dipartimento del Lavoro mostravano che appena il 7% dei giorni veniva lavorato da casa.

I tassi di lavoro da remoto sembrano aver raggiunto un nuovo punto di equilibrio, con molte più persone che lavorano da casa almeno una parte del tempo rispetto al periodo pre-pandemia.

Anche altri indicatori confermano questa tendenza. Kastle Systems, una società di sicurezza che traccia gli ingressi con i badge aziendali, rileva che l’occupazione media degli uffici in 10 grandi città è solo leggermente superiore rispetto a un anno fa. I dati sulla localizzazione dei telefoni cellulari raccolti dalla società tecnologica Placer.ai mostrano che a maggio le visite in ufficio sono state inferiori del 32% rispetto ai livelli dello stesso mese del 2019.

IL FATTORE GENERAZIONALE

Il divario tra i rigidi mandati di rientro delle multinazionali e i dati generali si spiega in parte col fatto che, per quanto grandi, queste aziende rappresentano solo una quota del mercato del lavoro statunitense.

Ovviamente, molti profili non possono lavorare da remoto: operai, infermieri del pronto soccorso e cuochi devono essere presenti fisicamente. Quasi i due terzi dei lavoratori sempre in presenza. Solo 1 lavoratore su 10 è totalmente da remoto, mentre le formule ibride sono di gran lunga le più diffuse. Alcuni datori di lavoro stanno cercando di incentivare il rientro, ad esempio promuovendo chi si presenta più spesso o richiedendo la presenza fissa per i neoassunti.

Per molti altri, invece, il lavoro da casa funziona in modo eccellente. Nicholas Bloom, economista della Stanford University, fa notare che molti dei dirigenti a capo delle grandi aziende appartengono a una generazione più anziana. In una recente ricerca, Bloom e i suoi co-autori hanno scoperto che i dipendenti delle aziende con amministratori delegati giovani lavorano da casa molto più frequentemente rispetto a quelli guidati da manager più anziani.

I CEO che avevano 40 anni o meno durante la pandemia sono oggi molto più propensi a mantenere almeno un modello ibrido. I manager più anziani, per ragioni generazionali, fanno semplicemente più fatica ad abituarsi. È per questo che si prevede che in futuro il lavoro da remoto aumenterà anziché diminuire: i capi più anziani andranno in pensione e verranno sostituiti dal leader più giovani e proprio agio con la flessibilità.

La stessa apertura si riscontra nelle aziende più giovani. Storicamente, la crescita dell’occupazione negli Stati Uniti non è trainata dalle società consolidate, ma dalle startup che investono in pratiche di gestione innovative per far funzionare questo modello e che sono destinate a diventare i colossi di domani.

VANTAGGI E COSTI NASCOSTI

Il miglioramento delle tecnologie di collaborazione a distanza potrebbe favorire una crescita graduale dello smart working, con benefici evidenti per alcune categorie. Diverse ricerche dimostrano come il lavoro da casa abbia permesso a molte madri di non abbandonare l’impiego e abbia favorito un incremento sostanziale dell’occupazione tra le persone con disabilità, grazie alla flessibilità degli orari.

Tuttavia, non mancano i lati negativi. Alcuni studi recenti evidenziano come il lavoro da remoto abbia acuito il senso di solitudine e il disagio psicologico tra i lavoratori americani.

Inoltre, emerge che i dipendenti più giovani traggono un grande vantaggio dal lavorare a stretto contatto con i colleghi più esperti; di conseguenza, la diffusione dello smart working rischia di danneggiare le prospettive di carriera dei neo-laureati.

I vantaggi del lavoro da casa sono immediati e tangibili per il dipendente, come il risparmio di ore nel pendolarismo o la possibilità di gestire le commissioni domestiche. Gli svantaggi, invece, richiedono più tempo per manifestarsi. Non frequentando l’ufficio si rischia di non sviluppare quelle competenze relazionali e professionali che si acquisiscono solo di persona, un fattore che sul lungo periodo può frenare la produttività e la crescita individuale.

(Estratto dalla rassegna stampa estera a cura di eprcomunicazione)

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