Sul disavanzo della spesa sanitaria in Puglia e sulla conseguente decisione del presidente Antonio Decaro di aumentare le tasse ai pugliesi, lo scontro è al calor bianco.
Mercoledì le forze di opposizione di centro-destra sono scese in strada per protestare contro l’aumento dell’Irpef che da giugno inciderà, con aliquote progressive per scaglioni, sui redditi di lavoratori e pensionati e poi presenterà un conto ancora più salato in sede di conguaglio del dovuto per il periodo gennaio-maggio.
Nelle stesse ore, Decaro riceveva i nuovi dieci direttori generali delle ASL (tre riconfermati e sette di nuova nomina) che saranno incaricati di tenere in linea i conti ed il livello delle prestazioni sanitarie della Regione.
Da una parte, Decaro e il centro sinistra sostengono che “è colpa di Roma”, perché il fondo sanitario nazionale, che poi viene ripartito tra le Regioni, è insufficiente; inoltre, evidenziano che negli ultimi anni disavanzo e conseguenti maggiori tasse hanno riguardato numerose altre Regioni, anche governate dal centro-destra.
Dall’altra parte, l’opposizione non va oltre la denuncia delle fuorvianti rassicurazioni nella campagna elettorale di novembre scorso, quando l’assessore al bilancio Fabiano Amati e Decaro stesso avevano parlato di “conti in ordine”. Facendo facile ironia sulle parole del presidente uscente Michele Emiliano («Ho fatto tutto quello che potevo. La Puglia è una Ferrari, ora deve continuare a correre»).
Proviamo a spiegare cos’è accaduto e le probabili responsabilità. Sono proprie le parole di Decaro di mercoledì, rivolgendosi ai nuovi Dg, a fornirci un indizio perché “provano troppo”, cioè si spingono così oltre da essere un boomerang.
Infatti, ieri la Gazzetta del Mezzogiorno ha riferito di un Decaro risoluto nel chiedere ai suoi manager di «non prendere ordini dai politici […] siete stati scelti da me, occupatevi solo dei bisogni dei pazienti, non di chi chiede favori […] non voglio vedere politici nelle direzioni strategiche delle Asl».
Parole che non possono non far sorgere almeno il dubbio che fino a ieri accadesse esattamente ciò che oggi Decaro descrive. Altrimen
Cominciamo col dire che quel disavanzo è il risultato della somma algebrica di diversi addendi: maggiori spese per 433 milioni, il disavanzo del 2024 di 131 milioni, compensati da 139 milioni di aumento del Fsn, e altre voci minori.
Tra i 433 milioni spiccano ben 188 milioni (43%) di maggiori costi per stabilizzazioni e nuove assunzioni di personale sanitario.Poi seguono 117 milioni per la spesa farmaceutica e altri sforamenti, tra cui primeggia la mobilità passiva, cioè i costi sostenuti per i pugliesi che si curano nelle altre Regioni. Una voce difficile da contenere che pesa per circa 350 milioni nel bilancio della sanità regionale di circa 9 miliardi.
Quei 188 milioni sono a loro volta il risultato di 104 milioni per assunzioni/stabilizzazioni di circa 2.400 persone, 44 milioni per rinnovo dei CCNL e altre voci residuali. Tutte voci, la cui natura rendeva il loro impatto ampiamente prevedibile già nel corso del 2025 e noto man mano che le ASL pubblicavano i loro report mensili ed i conti economici trimestrali e li inviavano alla Regione e al Ministero della Sanità. Ma vi è di più. A fine 2024, il Presidente Michele Emiliano e l’assessore alla sanità annunciarono con dovizia di particolare l’intenzione di assumere o stabilizzare 2.500 persone (alla fine sono arrivati a 2.400) ed avevano quindi ben chiaro l’impatto deflagrante sui conti, sin da allora. Nessuna sorpresa, qui parliamo di una variabile sotto il controllo della politica e dei manager che però possono solo segnalare gli sforamenti, non bloccarne le cause. Quindi – a meno di un clamoroso fallimento del sistema di controllo di gestione – è ipotizzabile che la forte volontà politica della giunta Emiliano abbia prevalso sul rigore contabile, perseguendo l’obiettivo, di per sé apprezzabile, di spendere per migliorare le carenze del sistema. Ma sarebbe bastato dire, sin da allora, che quelle persone erano necessarie per garantire
Tuttavia è notoriamente improbabile vincere le elezioni promettendo nuove tasse in un anno elettorale. Anche perché la legge (311/2004) tollera di fatto la creazione di un disavanzo, ma poi entro il 30 aprile dell’anno successivo esso deve essere ripianato e, in assenza di rimedi, scatta il Commissario ad acta che, entro il 31 maggio, deve fare sostanzialmente le stesse cose, munito di poteri straordinari e senza passare da impopolari discussioni in Consiglio Regionale. Una sorta di copertura finanziaria ex-post. Esattamente quanto accaduto in Puglia, con rilevante differenza rispetto ad altre Regioni, dove almeno c’è stato il dibattito e l’assunzione di responsabilità politica. Oggi, il “cruscotto” per il futuro minuzioso controllo
Tra i costi del personale, spicca la sproporzione di assunzioni/stabilizzazioni (circa 600 su 2400) relative alla provincia di Foggia, da cui proveniva l’assessore alla sanità della giunta Emiliano, con un’incidenza sulla popolazione residente doppia rispetto alle altre province pugliesi (circa 11 persone ogni 10mila abitanti contro 4/6 delle altre province). In Capitanata, peruna curiosa coincidenza, alle successive elezioni regionali il centro-sinistra ha aumentato i propri consensi di 13,7 punti percentuali rispetto al 2020, il più alto incremento tra tutte le Province.
Di fronte a tali costi (aggiuntivi, ma prevedibili), non regge l’argomento di Decaro sull’insufficienza dei fondi statali, perché le variabili all’origine dello sforamento erano in parte controllabili(il personale ma in parte anche il costo dei farmaci innovativi) e note al controllo di gestione, quasi in tempo reale. Così come era noto, per tabulas, che il conto sarebbe stato saldato dai contribuenti. Il sistema, rozzo e draconiano finché si vuole, è là da anni. Troppo comodo spendere senza limiti e poi lamentarsi dell’insufficienza della “paghetta”, oppure tagliare in modo lineare lasciando i cittadini per strada. Contano i ritorni di quelle spese. Cioè non la spesa in assoluto ma i risultati a valle misurati in termini di efficienza ed efficacia ed è su questo che Decaro dovrà misurarsi e rendere conto, trattando i cittadini pugliesi da adulti, come ha promesso, al netto di alcuni passaggi “Cicero pro domo sua”, nell’ultimo video messaggio.







