La Corte Suprema ha annullato una parte significativa dell’ampia agenda tariffaria del presidente Donald Trump.
Di seguito alcune prime considerazioni.
La sentenza rappresenta certamente un colpo per l’amministrazione Trump, ma è probabile che la Casa Bianca stia già lavorando per individuare altre basi giuridiche su cui fondare nuovi dazi. In particolare, viene in mente la Sezione 232 del Trade Expansion Act, che consente l’imposizione di tariffe per motivi di sicurezza nazionale.
Al di là della decisione della Corte, i dati completi sul commercio estero statunitense per il 2025 — pubblicati ieri — mostrano come le tariffe non abbiano prodotto i risultati dichiarati da Trump secondo i suoi stessi parametri.
Il deficit commerciale statunitense sui beni è aumentato del 2,1 per cento, raggiungendo 1.230 miliardi di dollari: un record storico. Lungi dal ridursi, le importazioni sono cresciute del 4,5 per cento, pari a 145 miliardi di dollari
.Il quadro cambia poco anche includendo i servizi, tradizionale punto di forza dell’economia americana: il deficit complessivo di beni e servizi è rimasto sostanzialmente invariato, riducendosi appena dello 0,2 per cento — una variazione statisticamente irrilevante.
Quanto a chi paga effettivamente i dazi, i dati sono chiari.
Secondo un recente studio del Kiel Institute, che ha analizzato oltre 25 milioni di spedizioni per un valore complessivo di quasi 4.000 miliardi di dollari, il 96 per cento del costo delle tariffe è sostenuto da imprese e consumatori statunitensi, non dagli esportatori stranieri.
I dati della Federal Reserve di New York confermano questa dinamica, stimando un trasferimento dei costi ai prezzi finali superiore al 90 per cento in media.
Al di fuori degli Stati Uniti, alleati e rivali stanno riorganizzando i propri legami commerciali riducendo l’esposizione al mercato americano.
La Cina ha registrato nel 2025 un surplus commerciale globale di 1.200 miliardi di dollari, il più alto mai registrato da qualsiasi paese, a dimostrazione della capacità delle imprese cinesi di reindirizzare le esportazioni verso altri mercati. Nel frattempo, l’Unione europea accelera sulla conclusione di accordi di libero scambio, in particolare con l’India e con i paesi del Mercosur.
La sentenza della Corte Suprema
“Il Presidente rivendica il potere straordinario di imporre unilateralmente dazi di entità, durata e portata illimitate.
Alla luce dell’ampiezza, della storia e del contesto costituzionale di tale potere rivendicato, egli deve individuare una chiara autorizzazione del Congresso per esercitarlo.
La concessione di autorità contenuta nell’IEEPA (International Emergency Economic Powers Act) di “regolare… l’importazione” non è sufficiente.
L’IEEPA non contiene alcun riferimento a dazi o imposte doganali. Il Governo non indica alcuna norma in cui il Congresso abbia utilizzato il termine “regolare” per autorizzare l’imposizione fiscale.
E fino ad oggi nessun Presidente aveva interpretato l’IEEPA come fonte di un simile potere.
Non rivendichiamo alcuna competenza speciale in materia di economia o affari esteri. Rivendichiamo soltanto, come dobbiamo fare, il ruolo limitato che ci è assegnato dall’Articolo III della Costituzione.
Nell’adempiere a tale ruolo, riteniamo che l’IEEPA non autorizzi il Presidente a imporre dazi”.







