Gli scenari macroeconomico e geopolitico di inizio estate disegnano una prospettiva di crescita moderata ed elevata incertezza, con i mercati sospesi tra fondamentali ancora resilienti e rischi al ribasso che si fanno progressivamente più evidenti.
Sebbene l’economia globale continui a espandersi, il ritmo della crescita appare più lento e più fragile, con stime intorno al 3% e segnali di decelerazione nella maggior parte delle economie avanzate. La resilienza osservata negli ultimi 12–18 mesi, sostenuta dallo stimolo fiscale e dai cospicui investimenti collegati all’AI, appare oggi sempre più disomogenea e dispersa, benché, nel breve termine, la dinamica più probabile sia di una progressiva perdita di slancio ciclico piuttosto che di una vera e propria recessione.
Se le economie sviluppate, e in particolare l’Europa, si confrontano con una domanda più debole e ricadute negative sugli scambi commerciali, l’economia statunitense continua a mostrare maggiore resilienza, ma una crescita sempre più concentrata su pochi pilastri, gli investimenti in AI fra tutti, rendono il ciclo statunitense più esposto a shock avversi.
Anche gli indicatori che deriviamo dalle survey segnalano un deterioramento della fiducia, collegato principalmente agli impatti sui mercati energetici delle turbolenze geopolitiche e al rischio di un impatto più durevole sulla dinamica dei prezzi.
Il margine di errore intorno allo scenario base si va dunque progressivamente assottigliando. Le banche centrali riconoscono ormai esplicitamente che le tensioni geopolitiche stiano generando simultaneamente pressioni inflattive e indebolimento della crescita. Ciò che è più grave, i rischi inflattivi, non più limitati all’energia, prospettano effetti di secondo ordine su alimentari e catene dell’offerta, minacciando che le aspettative di inflazione possano progressivamente disancorarsi.
Il regime macro tenderebbe quindi ad assumere un costrutto stagflazionistico che non sembra ancora riflettersi omogeneamente e coerentemente nelle diverse asset class d’investimento.
Le banche centrali stanno pertanto entrando in una fase decisamente complessa che per i mercati implica inevitabilmente minore sostegno da parte della politica monetaria e maggiore sensibilità alle sorprese macroeconomiche. Ciò mentre i mercati continuano nel complesso a mostrare un certo grado di compiacenza rispetto ai rischi macro.
Nello specifico, i mercati azionari restano, infatti, sostenuti dalla solida crescita degli utili, specie nei comparti legati all’AI, che ha conferito loro forte capacità di assorbire la volatilità macro. Tuttavia, le loro valutazioni restano ancora relativamente elevate e riflettono la leadership dominante di un numero limitato di titoli e temi.
Dall’altro lato, i mercati del credito continuano a beneficiare di un forte supporto tecnico, con spread compressi che segnalano una limitata incorporazione dei rischi al ribasso, nonostante il progressivo aumento dell’incertezza macro e uno sfavorevole profilo di convessità presentato comparti più volatili delle obbligazioni societarie.
La tensione principale è dunque tra fondamentali micro ancora solidi e una prospettiva macro in potenziale deterioramento.
Nel breve e medio termine, i principali fattori di rischio continuano evidentemente a concentrarsi attorno ad alcune aree chiave:
- quella geopolitica, con i rischi associati alle principali rotte commerciali.
- Shock inflattivi trainati dall’energia, che costringere le banche centrali a una postura restrittiva ancor più vigorosa.
- Sorprese negative sulla crescita, soprattutto qualora dovessero indebolirsi consumi e investimenti.
- Rischio di posizionamento, con trade affollati — dall’equity legato all’AI al credito a spread compressi — vulnerabili a improvvise correzioni.
Il deterioramento del bilancio dei rischi concreti e percepiti potrebbe dunque essere presto alimentato da una crescita più debole e rischi inflattivi più elevati nei prossimi 12 mesi. Ma nello scenario base, la prospettiva estiva sembra ancora poter essere quella di una certa ulteriore resilienza di mercato accompagnata da volatilità episodica, che, ricostituito un più favorevole premio per il rischio, potrà offrire valide occasioni di acquisto.
Un simile contesto suggerisce pertanto di mantenere un buon livello di diversificazione, anche geografica, evitare concentrazioni eccessive e preservare flessibilità.
Il tasso, grando convitato di pietra e, fin qui, forte determinante dell’andamento dei mercati, potrebbe invece stabilizzarsi intorno a quanto prezzato oggi dai mercati. Ma anche qui prudenza e gradualità sono d’obbligo. Lo scenario di un’evoluzione avversa dell’inflazione è infatti lo scenario di coda principale.




