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Denatalità e maternità surrogata, cosa succede

In Italia la maternità surrogata è vietata dalla legge 40/2004.Tuttavia, molti italiani scelgono di intraprendere questo percorso all’estero, in paesi dove la maternità surrogata è consentita. L’intervento di Alessandra Servidori

Rendere visibile le nuove forme di stalking sulle donne colpevolizzandole perché non fanno più figli e sempre per colpa loro la fertilità è diminuita, è uno degli aspetti più fastidiosi su cui, decisamente, è utile ragionare, anche perché la nuova ondata di dinamiche contemporanee che arriva dalla globalizzazione, si insinua prepotentemente nella vita quotidiana, sia italiana  occidentale che orientale.

Osservando il trend della denatalità la questione della riproduzione e di mettere al mondo dei figli è senz’altro legata al sistema di welfare, dei servizi, del lavoro, della redistribuzione, della cura in famiglia, sistema sul quale o si decide che si agisce veramente e seriamente – investendo sul Fse (Fondo sociale europeo) e non continuando sulla politica dei bonus e delle decontribuzioni a tempo per l’occupazione femminile – o addirittura, colpevolizzando perché tra le patologie femminili tabellate e dunque riconosciute come invalidanti ci sono i tumori, le endrometrosi, le vulviti, che portano all’infertilità.

Dunque riflettiamo seriamente sulla deriva che ci fa rotolare agli ultimi posti delle graduatorie Ocse e muoviamoci. Prendendo a esempio il salto di qualità che attraverso il Pnrr si è avanzati sul piano dell’organizzazione tra PA e territori, risorse private, terzo settore, per realizzare accordi di programma per progetti di servizi che consolidano la comunità familiare, e irrobustendo  il mercato, la tecnologia e l’accesso eguale alle risorse, o finiamo per assumere dalla globalizzazione gli esempi più disfattisti di una cultura che annienta il valore sociale della genitorialità, della maternità e dell’assunzione di responsabilità consegnando ad esempi che già esplodono in tante parti del mondo: comportamenti che annientano la soggettività femminile, colpevolizzando le italiane per ora perché desiderano lavorare ma non hanno neanche sufficiente preparazione economica/finanziaria. Il che non è del tutto vero ma diventa strumentale alla politica per ributtarci indietro nella storia.

In America, tra le virtuosità ridicole del Paese più importante del mondo, emerge la parossistica abitudine di quel soggetto ultramiliardario Elon Musk che mostra il suo potere generando concretamente 14 figli senza riconoscerne le madri come forma di potere mettendo a disposizione risorse economiche e forme di tecnologie innovative straordinarie costosissime governando così privatavamente la vita.

Così succede anche in Cina,in Russia dove la catena della privatizzazione della vita è nelle mani di chi ha accesso a risorse economiche molto elevate e potere politico: la riproduzione è un progetto organizzato, reso possibile dall’intreccio tra capitale, tecnologia e infrastrutture medico-commerciali. La maternità tende a essere ridotta a funzione o servizio, mentre la cura – lavoro quotidiano, relazionale, spesso femminilizzato e invisibile – arretra sullo sfondo. La discendenza viene trattata come lascito, la vita come asset, i corpi come risorse coordinabili lungo filiere medico-commerciali.

In Italia la maternità surrogata è vietata dalla legge 40/2004.Tuttavia, molti italiani scelgono di intraprendere questo percorso all’estero, in paesi dove la maternità surrogata è consentita.

Ciò ha determinato l’evoluzione della giurisprudenza italiana in materia. I giudici, affrontando casi di cittadini italiani che hanno utilizzato la maternità surrogata all’estero, hanno cercato di bilanciare gli interessi di tutte le parti, con particolare attenzione alla tutela del minore. “Offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane”, si può leggere nella Sentenza Corte costituzionale n. 272/2017.

Le norme italiane, però consentono il riconoscimento automatico dei genitori biologici e ammettono quindi la trascrizione dell’atto di nascita del neonato. Tuttavia, attualmente nell’ordinamento non è presente una norma che permetta il riconoscimento automatico del rapporto di genitorialità, e quindi si pone il problema del riconoscimento del legame familiare tra il/la figlio/a e il genitore non biologico (o genitore sociale). Comunque in molti casi le coppie omosessuali ricorrono a questa tecnica, ma non c’è da stare molto sereni perché la figura femminile e la maternità comunque ne rimane sempre particolarmente tristemente strumentalizzata.

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