Nella giornata di giovedì, Ceuta ha vissuto ore drammatiche: oltre 49 mila migranti hanno fatto irruzione nell’exclave nordafricana spagnola, superando in poche ore la metà della popolazione residente di circa 83 mila abitanti. La maggior parte di loro ha aggirato a nuoto la barriera marittima, raggiungendo le spiagge sotto gli occhi di una polizia sopraffatta.
L’arrivo di migliaia di giovani uomini marocchini, ma anche di donne, bambini e cittadini di altre nazionalità, ha costretto la Spagna a schierare l’esercito e la Guardia Civil. Pedro Sánchez si è recato personalmente a Ceuta ieri, insieme al ministro dell’Interno, per rendersi conto della situazione sul confine di Tarajal.
Entro il pomeriggio di ieri, circa 25 mila persone erano già state rimpatriate in Marocco, con un ritmo impressionante di 150 ritorni al minuto. El Pais in serata faceva sapere che il numero dei rientri era salito a oltre 48 mila. Eppure le immagini di folle che premevano verso la città hanno fatto il giro del mondo, aprendo un dibattito non scevro da polemiche taglienti.
IL RUOLO DEL MAROCCO SUL CASO CEUTA
Di fronte a numeri così eccezionali, gli analisti si interrogano sulle cause reali. Non emergono prove di un’organizzazione diretta da parte del governo marocchino, ma pochi credono a un fenomeno del tutto spontaneo.
Arturo Varvelli dell’European Council on Foreign Relations, intervistato dall’Agenzia Nova, parla di “strumentalizzazione” evidente: Rabat avrebbe allentato i controlli per un breve periodo per poi ripristinarli e presentarsi nuovamente come partner indispensabile.
Mario Savina dell’Osservatorio sul Mediterraneo e Umberto Profazio dell’International Institute for Strategic Studies, intervistati sempre dall’Agenzia Nova, concordano: le forze marocchine avrebbero potuto fermare gran parte del flusso, ma hanno scelto di non farlo.
Questa lettura è condivisa anche da Haizam Amirah Fernández, direttore del Centro per gli studi arabi contemporanei, che a Euronews ha evidenziato che l’afflusso di migranti irregolari a Ceuta difficilmente sarebbe potuto accadere senza la tacita approvazione delle autorità marocchine.
Riccardo Fabiani, direttore del Nord Africa dell’International Crisis Group, ha detto al Financial Times che era possibile che il Marocco stesse cercando di punire la Spagna per aver costruito ponti con l’Algeria, l’arcirivale del Marocco, dopo che Sánchez ha annunciato una “nuova fase” nelle relazioni in una visita ad Algeri 11 giorni fa.
IL CASO DELLA SENTENZA DELLA CORTE SUPREMA SPAGNOLA
Sul fronte opposto, il parlamentare marocchino Lahcen Haddad, citato dal FT, respinge ogni accusa di complicità da parte di Rabat, puntando il dito sui social media e sulle reti di trafficanti che avrebbero sfruttato una recente sentenza della Corte Suprema spagnola contro i respingimenti in mare.
Altri esperti, come Elisabeth Braw dell’Atlantic Council intervistata da Sky News, ricordano casi di “guerra ibrida” in cui flussi migratori vengono usati come leva politica, dalle ondate di migranti trasportate al confine bielorusso-polacco fino alla precedente crisi di Ceuta del 2021.
Intanto, osserva l’analista dell’ISPI Matteo Villa su X, nonostante i numeri impressionanti, meno dell’1% di questi migranti punterà probabilmente all’Italia e una parte consistente è peraltro già rientrata in Marocco. “Tempeste in bicchieri d’acqua”, conclude Villa.
IL PREMIER SANCHEZ IN DIFFICOLTA’
In Spagna lo scontro politico è stato immediato e durissimo. L’opposizione di destra ha accusato il governo di aver creato un “pull factor” con la recente regolarizzazione di centinaia di migliaia di irregolari.
Santiago Abascal di Vox ha parlato senza mezzi termini di “invasione”, arrivando a suggerire che tra i migranti ci fossero criminali e potenziali elettori di sinistra. Come riferito dal New York Times, il leader del Partito Popolare, Alberto Núñez Feijóo, ha definito la situazione “disperata” e invitato Sánchez a dichiarare lo stato di emergenza nazionale.
Il premier socialista ha risposto accusando le reti di scafisti di aver sfruttato la sentenza della Corte Suprema che proibisce di rimpatriare i migranti arrivati via mare. Al tempo stesso Madrid ha raggiunto un’intesa con Rabat per rafforzare la cooperazione e accelerare i rimpatri.
L’EUROPA IN SUBBUGLIO E LA POSIZIONE DELL’ITALIA
Le reazioni dal resto del continente sono state immediate e rivelatrici di profonde divisioni.
Scrivendo su X, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha definito le immagini in arrivo da Ceuta “inaccettabili” e ha chiesto lo stop immediato alle traversate, lo smantellamento dei trafficanti e rimpatri rapidi, incaricando due commissari di sostenere operativamente la Spagna.
A destra si è alzato un coro molto più duro. Giorgia Meloni ha parlato di “minaccia reale alla sicurezza delle frontiere europee” e ha annunciato misure per difendere i confini italiani, arrivando a ventilare la sospensione degli accordi di libera circolazione con la Spagna.
NON SOLO ITALIA
Nel tardo pomeriggio di ieri l’agenzia di stampa Reuters rilanciava la notizia secondo cui Roma ha sospeso gli accordi di Schengen per un mese con Madrid e ripristinato i controlli di polizia alle frontiere aeree e marittime. La stessa agenzia riferiva inoltre che Il ministero dell’Interno italiano ha dichiarato di aver concordato con Parigi di rafforzare i controlli lungo il confine terrestre franco-italiano.
Come riferisce il Guardian, la leader del Rassemblemant National e candidata presidenziale Marine Le Pen ha accusato Madrid di aver incoraggiato il flusso di migranti promettendo, se eletta, di riservare Schengen ai soli cittadini Ue.
“La Francia – ha dichiarato Le Pen – deve rafforzare senza indugio i controlli alle sue frontiere. E nel 2027 porremo fine a questa follia riservando la libera circolazione di Schengen ai cittadini dell’Ue”.
Come riporta Politico, il candidato presidenziale francese di centrodestra Edouard Philippe ha chiesto una “risposta europea” alla crisi e ha sottolineato che il suo Paese “deve rafforzare immediatamente il controllo del nostro confine con la Spagna. Non a un solo migrante deve essere permesso di entrare illegalmente nel territorio nazionale.”
Il cancelliere austriaco Christian Stocker ha chiesto la rapida attuazione del patto europeo per l’asilo e la migrazione. “Se la situazione in Spagna si sviluppa in un modo che mette pressione sui nostri confini nazionali, faremo tutto il necessario per proteggerli, comprese, se necessario, le chiusure temporanee delle frontiere Schengen”, ha detto Stocker con parole riportate da da Politico.
Nel resto del continente altri esponenti politici come il britannico Nigel Farage, lo svedese Jimmie Åkesson, la premier danese Mette Frederiksen e vari rappresentanti di centrodestra, dal leader del gruppo dei Popolari Europei Manfred Weber al cancelliere tedesco Friedrich Merz, hanno invocato controlli più rigidi e l’applicazione immediata del nuovo regolamento europeo sui rimpatri.
Dall’altra parte, una voce come quella di Pina Picierno, europarlamentare ex Pd e fondatrice di Spazio Pubblico, ha criticato aspramente su X l’approccio italiano e degli altri Paesi che hanno invocato la chiusura dei confini, definendolo “sbagliato e fuori contesto”: secondo lei rispondere a una pressione esterna alzando barriere tra Paesi europei significherebbe regalare una vittoria a chi usa la migrazione come arma ibrida.
GLI ECHI INTERNAZIONALI
Anche oltreoceano si è colta al volo l’occasione. Donald Trump e il suo vice JD Vance hanno usato il caso di Ceuta per attaccare le politiche migratorie di sinistra, avvertendo che quello spagnolo potrebbe diventare il futuro degli Stati Uniti.
“È terribile. Ricordate quelle immagini. Saremo noi tra tre anni se la parte sbagliata entra”, ha dichiarato il presidente Usa a Fox News.
“Grazie a Dio – ha scritto Vance su X – POTUS è stato eletto e il confine del nostro Paese non è più così. Queste immagini dalla Spagna sono uno sfortunato promemoria delle conseguenze della migrazione di massa e delle politiche globaliste radicali di sinistra che hanno permesso l’invasione dell’Occidente”.
Israele, tramite l’ambasciatore all’Onu Danny Danon, ha ricordato infine polemicamente a NBC News le “enclaves coloniali” spagnole in Africa.



