Il Capo dello Stato premette che non è compito suo entrare in giudizi politici e provvedimenti parlamentari, ma nelle risposte che dà alle domande del presidente dell’Associazione Stampa Parlamentare, Alfonso Raimo, nella tradizionale cerimonia del Ventaglio, sul Colle, inevitabile non scorgere riferimenti a proposte e atteggiamenti dei due schieramenti.
E così se nel quotidiano esercizio di chi lo tira per la giacca dalle parti della sinistra mediatica e politica viene enfatizzato, a discapito di altre importanti osservazioni, il richiamo del Presidente al principio secondo il quale le leggi non si possono “adattare ai comportamenti individuali”, risposta che suona come una bocciatura delle proposte della Lega sull’estensione della legittima difesa dopo il caso Roggero (del resto citato nella stessa domanda), non può certo passare in secondo piano il richiamo fermo del Capo dello Stato contro la violenza, giudicando inaccettabile ogni “esitazione” nel condannarla. Richiamo netto e fermo che suona come critica all’iniziale silenzio e a certe incertezze della sinistra sulle violenze No Tav.
Quanto avvenuto in Val di Susa, ammonisce Mattarella, è “inammissibile: sono chiamate in causa le basi stesse della convivenza democratica” . “E non è accettabile – scandisce – alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi” perché “la violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale. Aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica”.
Quanto al caso Roggero evocato nella domanda, Mattarella non entra naturalmente nel merito, sottolinea un principio di legalità: “In una società civilmente ordinata, rassicurante per i cittadini, i comportamenti individuali devono rispettare le regole comuni, quelle della legge. Se invece – avverte – si capovolgesse questo principio e si pensasse che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato”. Affermazioni che suonano come una bocciatura di alcune proposte dal centrodestra, ma il Capo dello Stato sottolinea il suo ruolo “estraneo alla dialettica tra le forze politiche”.
Rivolge comunque un appello alla politica per il “rispetto reciproco”, evitare una “inopportuna aggressività verbale, spesso immotivata” e “controproducente”, con l’auspicio “che le tensioni elettorali, ancora per la verità piuttosto intempestive, non sottraggano attenzione” ai problemi degli italiani e “non inducano ad alterare la realtà delle questioni”.
La preoccupazione che torna a sottolineare è quella per il crescente astensionismo. Ma quelle tensioni elettorali giudicate ancora “intempestive” suonano di fatto come esclusione dell’eventualità di elezioni anticipate che i retroscena avevano iniziato a ipotizzare. Soprattutto dopo che le opposizioni con in testa il principale partito, il Pd, con un boato d’applausi nell’aula di Montecitorio al grido “elezioni, elezioni”, avevano esultato per la bocciatura per un voto delle preferenze per la riforma della della legge elettorale.



