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Perché le azioni dei produttori di microchip stanno crollando?

Le azioni dei produttori di semiconduttori in Asia crollano pesantemente per via dei progressi cinesi nella produzione di chip avanzati e dei crescenti dubbi degli investitori sulla sostenibilità della spesa in Ia.

Negli ultimi giorni nei mercati azionari asiatici i titoli legati ai semiconduttori hanno sperimentato vendite molto pesanti, che hanno messo in luce quanto il clima attorno a uno dei temi più seguiti dagli investitori sia diventato improvvisamente scottante.

A scatenare il movimento sono stati due fattori che si sono sommati: da una parte le notizie sui progressi della Cina nella produzione di macchinari avanzati per la fabbricazione di chip, dall’altra i timori sempre più diffusi che gli investimenti colossali nell’IA stiano raggiungendo livelli difficili da giustificare.

Come sottolinea Bloomberg in un report pubblicato stamattina, il risultato si è tradotto in vendite ampie e rapide che hanno colpito in modo particolare Corea del Sud, Giappone e Taiwan, bruciando in poche ore centinaia di miliardi di capitalizzazione e facendo emergere come ormai nel settore regni la cautela, se non una vera e propria paura.

Il crollo sui mercati asiatici

Stamattina le azioni dei produttori di semiconduttori in Asia hanno subito un netto e generalizzato ribasso. L’indice Bloomberg dedicato al settore ha perso fino al 7,5%, segnando il calo più forte da inizio marzo.

In Corea del Sud la situazione è stata ancora più drammatica: l’indice Kospi è arrivato a perdere oltre il 10,7%, tanto da far scattare una sospensione automatica delle negoziazioni di venti minuti.

Samsung Electronics e SK Hynix, i due giganti della memoria che per mesi avevano guidato il rialzo legato all’IA, hanno ceduto ciascuna più del 12%. Anche l’indice Nikkei 225 giapponese e il Taiex taiwanese hanno registrato ribassi superiori al 4%, con vendite concentrate proprio sui titoli che quest’anno avevano beneficiato di più del boom dell’IA.

I progressi cinesi

Una delle principali leve di questi movimenti è stata la notizia che una società sostenuta dallo Stato cinese avrebbe iniziato la produzione in massa di macchine per la litografia a immersione con raggi ultravioletti profondi.

A questo si è aggiunto il debutto in Borsa a Shanghai di CXMT, che userà i fondi raccolti con l’IPO per ampliare in modo significativo la propria capacità produttiva di chip.

Gli investitori hanno letto questi sviluppi come un segnale chiaro di una concorrenza più agguerrita del previsto da parte del Dragone, e le conseguenze non si sono fatte attendere sui mercati.

Le azioni di produttori di attrezzature giapponesi come Nikon e Tokyo Electron sono scese di oltre il 9% ciascuna, mentre alcune società cinesi quotate sulla terraferma, come Advanced Micro-Fabrication Equipment e Kingsemi, hanno invece guadagnato terreno.

Secondo diversi analisti, l’accelerazione cinese rappresenta un problema soprattutto per i produttori giapponesi, che si trovano ora a fronteggiare una competizione tecnologica più determinata di quanto ci si potesse aspettare solo alcuni mesi fa.

Dubbi sulla sostenibilità della spesa in IA

Un altro elemento di preoccupazione è costituito dagli accordi stretti da Nvidia, che ha annunciato più di 750 miliardi di dollari di investimenti per infrastrutture legate all’IA.

Invece di essere accolti con entusiasmo, questi numeri hanno alimentato i timori che la spesa in conto capitale da parte del gruppo guidato da Jensen Huang stia raggiungendo livelli difficili da sostenere nel medio termine.

Diversi analisti notano che ogni notizia viene ormai interpretata in chiave negativa e usata come pretesto per vendere, senza valutare con attenzione l’impatto reale sui fondamentali.

La settimana in corso, segnata dall’attesa dei bilanci di grandi tech americane come Meta e Amazon, sarà particolarmente importante proprio per capire se le intenzioni di spesa resteranno solide o se gli investitori continueranno a restare alla finestra, in attesa di prove più tangibili prima di tornare a ricostruire le posizioni.

Il caso delle memorie

I titoli legati a memoria e storage, che per mesi avevano trainato il rialzo grazie all’aumento dei prezzi dei chip e ai profitti record, sono tra quelli che hanno perso in modo più netto.

Kioxia Holdings è arrivata a scendere fino al 18%, ridimensionando ulteriormente una crescita che a un certo punto l’aveva resa la società più capitalizzata del Giappone. SK Hynix, dal canto suo, ha già perso circa 570 miliardi di dollari di valore di mercato dal massimo storico toccato a giugno.

I risultati in arrivo di Samsung e della stessa SK Hynix potrebbero offrire qualche indizio in più, ma il livello di aspettative è diventato estremamente elevato: battere le stime non basta più a far salire le azioni, come si è visto ripetutamente nelle ultime settimane.

Parte delle vendite di questi giorni potrebbe quindi essere legata anche a una presa di profitto anticipata, in vista di bilanci che, per quanto positivi, rischiano di non impressionare abbastanza un mercato ormai in fibrillazione.

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