Il Fmi alza la voce sul ritmo di riduzione della spesa della Francia.
(Le Figaro, Gilles Boutin, 23 luglio 2026)
Il Fondo monetario internazionale, nel suo rapporto annuale sull’economia francese, avverte che sebbene le autorità restino determinate a riportare il deficit sotto il 3 per cento del Pil entro il 2029, il risanamento delle finanze pubbliche procede più lentamente del previsto e la sua attuazione è esposta a rischi importanti.
Con un debito di 3.536 miliardi di euro (117,5 per cento del Pil) e oneri per interessi in costante aumento, la Francia non ha più tempo: senza nuove misure il ritmo attuale di aggiustamento non basterà a stabilizzare il debito, che secondo alcuni economisti potrebbe superare il 130 per cento del Pil già nel 2030.
Il Fmi raccomanda uno sforzo iniziale di circa 0,8 punti di Pil all’anno tra il 2027 e il 2029, concentrato sulla riduzione della spesa (pensioni, disoccupazione e trasferimenti non mirati), mentre il primo ministro Sébastien Lecornu riconosce la difficoltà di finanziare il passato e investire nel futuro.
Urgenza di una strategia credibile
«Sebbene le autorità francesi restino determinate a riportare il deficit di bilancio sotto il 3 % del Pil entro il 2029, il risanamento delle finanze pubbliche rimane più lento del previsto e la sua attuazione è esposta a rischi importanti. C’è urgenza di definire una strategia pluriennale credibile».
Internet e Minitel
«Per ragioni legate all’inerzia della spesa dello Stato, degli enti locali e soprattutto della sfera sociale – in particolare pensioni e assicurazione malattia – ci ritroviamo ancora troppo spesso a dover finanziare dispositivi del passato mentre dobbiamo investire per il futuro. Usiamo internet, ma continuiamo a mantenere il nostro Minitel e il nostro fax».
Bilancio 2027: uno sforzo di 35 miliardi di euro.
(L’Opinion, Marc Vignaud, 23 luglio 2026)
Il governo francese prepara per il 2027 un piano di risanamento compatibile con lo scenario più ambizioso dei quattro economisti, che prevede di riportare il deficit al 4,7 per cento del Pil al prezzo di circa 35 miliardi di euro di sforzo, ma un possibile sforamento nel 2026 rischia di compromettere questo obiettivo.
Senza interventi, le spese pubbliche aumenterebbero di quasi 60 miliardi di euro l’anno prossimo a causa di interessi sul debito, difesa, sanità, pensioni e collettività locali, un’impennata di quasi due punti di Pil che rende la situazione delle finanze pubbliche “non più sostenibile”.
Il ritorno sotto il 3 per cento di deficit entro il 2029 appare già fuori portata, anche nello scenario più rigoroso, perché un aggiustamento di questa portata avrebbe effetti negativi sulla crescita, mentre le negoziazioni parlamentari e le pressioni dei ministeri rischiano di diluire l’ambizione.
Seduti su un barile di polvere
«Siamo seduti su un barile di polvere». Il ministro dei Conti pubblici David Amiel usa questa immagine per sottolineare l’urgenza di chiudere il buco annuale tra entrate e spese e frenare la corsa del debito.
Muraglia più alta che mai
«È diventato un cliché, ma questa volta il muro è più alto che mai. L’anno 2027 è anche singolare per le finanze pubbliche» a causa dell’impennata tendenziale delle spese, a partire dagli 11 miliardi di interessi e dai 12 miliardi di pensioni.
(Estratto dalla newsletter di Giuseppe Liturri)






