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Lo sapete che gli eurodeputati parlano e scrivono grazie a Chatgpt?

L'uso crescente dell'IA nelle istituzioni europee rischia di impoverire il dibattito democratico e di accrescere la dipendenza dell'Unione da modelli sviluppati negli Stati Uniti. Estratto dal Mattinale Europeo

 

Per chi segue i dibattiti al Parlamento europeo da oltre due decenni – come noi del Mattinale Europeo – l’irruzione dell’intelligenza artificiale ha avuto un effetto soporifero. Forse è la qualità sempre più bassa degli eletti nel 2024. Forse soffriamo di nostalgia per grandi oratori come Guy Verhofstadt, Daniel Cohn-Bendit, Hans-Gert Pöttering e perfino Jean-Marie Le Pen. Ma diverse fonti ci hanno confermato che una delle novità di questa legislatura è l’uso da parte di deputati e dei loro collaboratori degli strumenti dell’IA per preparare i loro interventi in plenaria. Un testo viene letto, pieno di frasi fatte e slogan ripetuti, arricchito di qualche dato, nei tempi giusti per il minuto o due che sono concessi. È perfetto per postare un video sui social media e amplificare la propria visibilità. Ma in un dibattito parlamentare l’impressione è di ascoltare deputati “robot.”

L’IA COME STRUMENTO DEL LAVORO LEGISLATIVO

Secondo le nostre fonti, i deputati e i loro collaboratori non usano l’IA solo per i discorsi. Com’è normale in questa nuova era, ChatGPT, Gemini, Grok o Claude non sono solo fonte e strumenti per scrivere emendamenti, interrogazioni parlamentari e comunicati stampa. A volte li scrivono direttamente. I numeri lo confermano. Su alcuni provvedimenti controversi vengono presentati centinaia o migliaia di emendamenti, impossibili da redigere per un essere umano. La Commissione europea si lamenta di essere inondata da interrogazioni scritte di deputati europei, che sono chiaramente redatte dall’IA. L’IA può essere utilizzata anche per decidere le posizioni di voto: nella marea di emendamenti che vengono sottoposti in plenaria o in commissione, chi meglio di ChatGPT può verificare la compatibilità con la linea di gruppo o partito?

IL RISCHIO PER LA DEMOCRAZIA EUROPEA

Di fatto alcune funzioni chiave della democrazia vengono eseguite da chatbox e LLM. Sarà anche l’evoluzione tecnologica, ma per l’Unione europea – una democrazia multi-lingua, con tradizioni politiche e sistemi giuridici diversi – questo pone un problema strutturale: si può permettere a sistemi e modelli di IA, addestrati prevalentemente in inglese e con dati derivanti dalla cultura politica e giuridica americana, di diventare il cuore pulsante delle funzioni democratiche dell’Ue? “Gli strumenti di intelligenza artificiale sono molto potenti e hanno naturalmente molteplici utilizzi. Tuttavia, ci sono alcune funzioni fondamentali di un rappresentante eletto per le quali non intendo ricorrere all’IA e sono preoccupato per il suo crescente impiego in politica”, ha detto al Mattinale Europeo l’europarlamentare irlandese di Renew, Barry Andrews.

LE LINEE GUIDA DI BARRY ANDREWS

Andrews ha redatto delle linee guida sull’utilizzo dell’IA da parte dei collaboratori del suo ufficio. Il documento sottolinea che “alcuni compiti fondamentali di un eurodeputato, come la comunicazione con i propri elettori, gli interventi in Parlamento e il processo decisionale in materia legislativa, sono elementi essenziali della democrazia.” Gli strumenti di IA possono “fornire supporto” e possono essere “preziosi.” Tuttavia, “l’IA non ‘comprende’ le sfumature politiche, le dinamiche istituzionali o le conseguenze giuridiche”, spiega il documento di Andrews. “La legislazione europea è spesso molto tecnica, ma implica compromessi politici e un bilanciamento di valori e interessi. Questi aspetti rimangono di competenza politica dell’eurodeputato e la sua responsabilità democratica nei confronti degli elettori è fondamentale.”

I LIMITI ALL’USO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Andrews ha fissato alcuni principi per l’uso dell’IA nel suo ufficio: rispetto del diritto dell’Ue e irlandese, controllo umano, divieto di inserire informazioni sensibili o personali, verifica delle fonti citate dall’IA, chiara indicazione dell’uso dell’IA (nelle linee guida a fondo pagina è scritto “AI assisted”). I collaboratori di Andrews possono usare gli strumenti di IA per ricerche, analisi dei documenti, assistenza nella redazione di rapporti, emendamenti e interrogazioni, analisi giuridica iniziale, generazione di idee o di contenuti per i social media. L’uso è vietato per decidere le posizioni di voto, per redigere discorsi parlamentari e interrogazioni, lettere agli elettori, articoli o dichiarazioni alla stampa, e finalizzare opinioni giuridiche.

TRASPARENZA E SOVRANITÀ DIGITALE

“Ogni europarlamentare è libero di fare ciò che ritiene opportuno, ma per quanto mi riguarda, voglio essere trasparente con i miei elettori. Devono sapere quando io, o il mio ufficio, utilizziamo o meno strumenti di intelligenza artificiale”, ci ha spiegato Andrews. La questione è più generale e va al cuore della democrazia. “Da un lato, si tratta di non riporre eccessiva fiducia in questi strumenti per le nostre attività politiche quotidiane; dall’altro, si tratta anche della sovranità digitale dell’Europa e del modo in cui ci autogoverniamo”, ha detto Andrews.

LE CONTROMISURE DELLE ISTITUZIONI EUROPEE

Le istituzioni dell’Ue finora si sono concentrate su un altro problema legato alla predominanza dei giganti americani dell’IA: creare un muro virtuale per evitare che documenti sensibili possano finire nei loro data center. Il Parlamento europeo lo scorso febbraio ha disabilitato le funzioni di intelligenza artificiale integrate nei dispositivi ufficiali per il timore che i dati venissero caricati ed elaborati su server esterni. Tuttavia, il blocco è facilmente aggirato da deputati, assistenti e funzionari.

La Commissione ha sviluppato GPT@EC, uno strumento interno di IA generativa sicuro, progettato per i suoi funzionari. Consente loro di lavorare con gli strumenti dell’IA, senza il rischio di gestire in modo improprio informazioni riservate. Ma gran parte sono modelli generativi americani, come Llama di Meta o ChatGPT di OpenAI. Gli strumenti non sono solo americani, ma addestrati sulla base di dati prevalentemente anglosassoni. “A volte ci sono condizionamenti nelle risposte che vengono generate”, ci ha detto un funzionario. “Basti pensare alle differenze profonde tra common law e civil law.”

VERSO UN’INFRASTRUTTURA EUROPEA DEI DATI

In un documento interno — le raccomandazioni per la riforma dell’amministrazione che dovrebbe essere avviata entro la fine dell’anno — la Commissione sembra riconoscere il problema. Una delle proposte è la creazione di quello che viene chiamato il “Single Market for Data” interno. “La Commissione rimane fortemente dipendente da fornitori extra-europei per le sue soluzioni di intelligenza artificiale più performanti”, riconosce il documento. Questa dipendenza comporta diversi rischi, tra cui quello di “un deficit di autonomia strategica, poiché le capacità istituzionali critiche si basano su sistemi che la Commissione non controlla né comprende appieno.”

Secondo il documento, il “Single Market for Data” dovrebbe diventare “un fondamento di dati curato, multilingue e ricco di normative che offre alle soluzioni di intelligenza artificiale basate nell’Ue un accesso privilegiato a dati di alta qualità e specifici per settore, sui quali si costruiscono modelli di intelligenza artificiale superiori.” Secondo le raccomandazioni, “il vasto patrimonio multilingue di dati politici, giuridici e istituzionali della Commissione non è una semplice risorsa interna, bensì un patrimonio strategico per l’ecosistema dell’IA dell’Ue.” Il documento suggerisce di usare questo patrimonio per “addestrare o perfezionare i modelli di IA dell’Ue, conferendo a tali modelli una profondità contestuale e una capacità multilingue che nessun concorrente extraeuropeo sarebbe in grado di eguagliare.”

LA SFIDA DELLA SOVRANITÀ EUROPEA

Modelli di IA europei basati sulla diversità delle conoscenze, delle lingue, dei sistemi culturali, politici e giuridici europei? Sarebbe un sogno in termini di sovranità. Forse anche un vantaggio competitivo straordinario per gli attori europei dell’IA. In attesa, sarebbe già utile se la democrazia europea non si facesse addestrare da modelli di IA addestrati all’americana.

(Estratto dal Mattinale Europeo)

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