Ma certo che il presidente della Repubblica, confortato anche da una sentenza della Corte Costituzionale di venti anni fa da lui stesso menzionata, ha un’esclusiva, diciamo così, nella concessione della grazia ad un condannato. Può darla anche senza che nessuno gliela chieda: né l’ìnteressato né altri per lui, compreso il ministro della Giustizia, di cui pure il presidente di solito attende il parere, come anche quello della magistratura competente, quando esercita clemenza. Ma non per questo al ministro può essere impedito di volerla chiedere, proporre e quant’altro avviando o semplicemente annunciando una “istruttoria”. Né può essere impedito a una parte politica, di maggioranza o di opposizione, di perorarla o contrastarla.
Con tutto il rispetto quindi che meritano la persona e la figura del Capo dello Stato trovo personalmente esagerato, e in qualche modo anche fuorviante per le speculazioni politiche che si potevano, e dovevano, prevedere, l’iniziativa presa dal Presidente della Repubblica di convocare al Quirinale il Guardasigilli, l’unico ministro peraltro citato nella carta costituzionale, per un “richiamo”, un “ammonimento” e quant’altro.
Se poi il Presidente della Repubblica – chiamando in causa anche la buonanima di Luigi Einaudi – ha voluto far capire preventivamente la sua contrarietà o il suo scetticismo sui tempi e sul merito di una grazia all’orefice Mario Ruggero appena condannato in via definitiva a una quindicina d’anni di carcere per avere ucciso due dei tre rapinatori in fuga, che lo avevano preso di mira allungando la lista degli attacchi già subiti da lui e dalla sua famiglia, questo è un problema solo suo, di Mattarella. Né della politica né della Costituzione. Suo, e non politico o costituzionale, è anche il problema della popolarità o impopolarità che potrebbe derivargli dalla sostanziale predisposizione al rifiuto avvertibile, ripeto, nella sua iniziativa.
Per dirla papale papale, l’iniziativa assunta questa volta da Mattarella mi sembra una stecca. Utile solo alle opposizioni, che vi si sono in effetti aggrappate, per costruirci sopra un’altra parte della loro lunga e rumorosa campagna elettorale contro la maggioranza e il governo. “Surtout pas de zel”, esortava giustamente il mitico Talleyrand.




