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Btp? Non c’è rischio spread, ecco perché

Btp, Italia più esposta a shock energetici ma no rischio per forte rialzo spread. Il commento di Filippo Casagrande,  Chief of Investments di Generali Investments

Guardando ai prossimi mesi, lo scenario di base è quello di una “tregua fragile”: la de‑escalation ha sostenuto un forte rimbalzo degli attivi rischiosi ma, anche in assenza di una ripresa degli scontri, siamo di fronte ad una prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz. Quest’ultima limita l’offerta globale di beni energetici, sostenendo i prezzi del petrolio, che rimangono sopra i 100 dollari al barile rispetto ai 60 di inizio anno.

CRESCE LA PAURA INFLAZIONE

In parallelo, la chiusura dello Stretto mette in pericolo la circolazione di beni essenziali per la filiera alimentare: la restrizione nell’offerta di fertilizzanti può avere ricadute globali molto serie sulla produzione alimentare, in un contesto già complesso visto il rischio siccità derivante dal cosiddetto Super El Niño.

Il rialzo dei prezzi globali dei beni energetici e alimentari sta già avendo un impatto sui prezzi al consumo e il potere di acquisto delle famiglie. Se in una prima fase i consumi possono rimanere sostenuti grazie alla riduzione dei tassi di risparmio, una crisi prolungata porterebbe ad un rallentamento più marcato della domanda interna, con un rischio non trascurabile di recessione nelle regioni e paesi più sensibili alle importazioni di energia, in primis Europa e Italia.

PUNTO SU TASSI EUROPEI E AMERICANI

Sul fronte dei tassi, il rischio di uno scenario di stagflazione può avere un impatto rilevante sulle politiche monetarie.  Il mercato sconta già quasi tre rialzi per la BCE da qui a fine anno, che se implementati avrebbero un impatto negativo per la crescita nel breve e medio termine. Per ora la BCE, pur conscia dei rischi inflattivi, è rimasta ferma, ma non si può nascondere un tono già meno accomodante nelle ultime dichiarazioni.

Il tasso Bund decennale viaggia poco sopra il 3%, un livello storicamente molto elevato, dato il riprezzamento al rialzo delle aspettative di inflazione. Non si possono però escludere livelli più elevati in caso di un peggioramento della crisi energetica.

Ciò detto, i livelli attuali suggeriscono un approccio quanto meno negativo/costruttivo, con una gestione attiva per gestire le oscillazioni attorno a questi livelli.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il mercato ha rimosso interamente le precedenti aspettative di tagli dei tassi per il 2026. L’inflazione complessiva ha già sfondato il 3% su base annua, ma per il momento, l’inflazione core mostra un trend decrescente, seppur lento.

Questo dovrebbe limitare ulteriori pressioni al rialzo sui tassi di mercato, con un tasso decennale Treasury che già viaggia in area 4,40% e con 30Y sopra il 5%. In questo contesto, guardiamo con interesse ai bond britannici, con il tasso decennale Gilt già sopra il 5%, con spread storicamente ampi rispetto a Bund e Treasury USA.

ALLOCAZIONE PORTAFOGLIO

In termini di investimento, il recente rally suggerisce cautela nel tentare di anticipare un ulteriore strappo al rialzo dei listini azionari. Se da un lato non si può negare il buon andamento degli utili aziendali (specie negli USA e nel settore tecnologico), dall’altro i mercati sembrano non vedere i rischi al ribasso sulla crescita derivanti da una spirale inflattiva.

Un approccio complessivamente molto selettivo appare per ora preferibile.

Guardando ai vari segmenti di mercato, un punto chiave è capire se il settore tecnologico stia affrontando una bolla. Come detto, il buon andamento degli utili aziendali e i margini ai massimi storici sembrano smentire tale ipotesi, suggerendo quindi un atteggiamento positivo sul settore. Ovviamente, non si possono escludere fasi di volatilità (come quelle registrate nella prima parte dell’anno), specie per quei titoli con le valutazioni estremamente elevate e con difficoltà a finanziare con mezzi propri gli investimenti necessari per essere competitivi nella corsa per l’Artificial Intelligence.

Affianco al settore tecnologico, confermiamo settori strategicamente importanti per l’economia domestica, come i settori bancario e della difesa in Europa, nonché i titoli auriferi (nonostante la volatilità delle ultime settimane) e le utilities.

Sul lato dei tassi, come detto adottiamo un approccio neutrale sulla duration, ma con una gestione attiva per gestire la volatilità attorno ai livelli attuali dei tassi, che sono storicamente elevati.

Sui BTP, va tenuto conto come l’Italia sia più sensibile agli shock energetici. Di conseguenza, nel contesto attuale è difficile rivedere a breve i minimi di spread visti nella prima parte dell’anno. Parimenti, la buona gestione della finanza pubblica negli ultimi anni riduce i rischi di un allargamento sensibile degli spread.

Nel comparto governativo, favoriamo i Gilt britannici, nonché i bond governativi in valuta locale dei paesi emergenti che offrono tassi reali elevati (come Brasile, Colombia, Messico e Ungheria) che quindi rimangono per noi un’area interessante di diversificazione, considerando i tassi reali molto elevati offerti dalla regione.

CONCLUSIONE

Il quadro in cui ci troviamo ad operare è molto complesso e molto aperto. Strutturalmente, il mondo va verso la disinflazione (AI, ampia capacità produttiva, Cina, abbondanza potenziale di energia), ma l’evoluzione geopolitica (guerra, tagli dei tassi, dazi, bisogno di crescere a tutti i costi per catturare consenso) e fattori congiunturali (El Niño) possono spingere in direzione contraria ossia stagflazione.

Questa situazione dovrebbe consigliare i risparmiatori a rimanere flessibili a vari differenti scenari, a rimanere non troppo esposti al mondo dei tassi interesse a lungo termine e a mantenere una diversificazione per geografie e per settori sul mercato azionario.

 

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