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Solovyov

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Le putinate un po’ trumpiane di Solovyov

Il presentatore russo Solovyov ha rinfacciato a Giorgia Meloni d’aver tradito Trump. Ecco la ragione temporale del perché l’offesa arrivi proprio adesso all'Italia. Il taccuino di Guiglia.

Qui in Europa vale il “libera stampa in libero Stato”: non si confonde mai quel che dice l’informazione con quel che pensa il governo. Anche se e quando le due cose combaciassero, lo spirito critico è un diritto-dovere che permea il giornalismo fin dalle fondamenta.

Ma nella Russia di Vladimir Putin è difficile immaginare libera manifestazione di pensiero ciò che comunica un giornalista e popolare presentatore televisivo, Vladimir Solovyov. E non solo perché questo signore sia notoriamente considerato vicino alle posizioni del Cremlino.

Quando poi la sua “comunicazione” diventa un fiume in piena di insulti volgari e pesanti alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il risvolto della vicenda è nelle cose.

Per le quali la Farnesina ha convocato l’ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov, per una formale e dura protesta. Dunque, l’oltraggio si trasforma in caso politico-diplomatico.

Ma che cosa ha portato il Vladimir della tv, già fumantino di suo, a dare in italiano alla presidente del Consiglio dell’“idiota patentata”, della “cattiva donnaccia” della “fascista p…”? Della “vergogna della razza umana” e traditrice di Donald Trump?

È facile scoprirlo. Pochi giorni fa Palazzo Chigi ha accolto con tutti gli onori Volodymyr Zelensky, il presidente dell’Ucraina aggredita da Mosca (quarto anno e due mesi di guerra) e verso il quale la presidente del Consiglio, con il significativo e rivendicato appoggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha riaffermato il pieno sostegno dell’Italia.

Troppo per il propagandista, che già in passato aveva preso di mira la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, del Pd. A conferma del fatto che l’attacco di oggi, come quello di ieri, non sia stato scatenato dalla posizione politica, che è opposta fra le due donne bersagliate.

È dovuto alla loro comune e ferma posizione italo-europea pro Ucraina.

Del resto, per ben due volte l’anno scorso era stato il presidente Mattarella a finire sotto l’accusa verbale della portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, perché aveva osato paragonare l’aggressione all’Ucraina al precedente dei Sudeti invasi da Hitler nel ’38 nell’acquiescenza degli europei dell’epoca.

Un messaggio inequivocabile che Mattarella non si stanca di ripetere in pubblico: la pace non si ottiene cedendo a chi calpesta il diritto.

Al contrario, la storia insegna che tale atteggiamento incoraggia l’aggressore a persistere nelle sue violazioni e a provocarne altre.

“Indignazione e solidarietà” sono state subito espresse da Mattarella alla presidente del Consiglio, come da tutto l’arco parlamentare.

Resta da sottolineare un dettaglio che non è un dettaglio: il presentatore ha rinfacciato a Giorgia Meloni d’aver tradito Trump.

Ecco la ragione temporale del perché l’offesa arrivi proprio adesso che l’Italia, sull’onda della politica americana in Medio Oriente, ha ripreso la sua posizione europea e vocazione mediterranea.

Senza stendere alcun tappeto rosso a Trump, come lui l’aveva steso a Putin quasi un anno fa.

(Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova)
www.federicoguiglia.com

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