Economia

Vi svelo i veri effetti di quota 100 sulle pensioni

di

pensioni

L’analisi dell’editorialista Giuliano Cazzola

‘’Vi piace vincere facile?’’ chiedeva una pubblicità di un prodotto che avrebbe risolto tanti problemi. Anche al Duo Fasano che tiene strette le redini dell’esecutivo piace ‘’vincere facile’’. Infatti, stanno lì, ora per ora, a controllare, sugli smartphone, i ‘’bollettini della vittoria’’ che l’Inps pubblica a ciclo continuo con il numero di coloro che hanno presentato la domanda per aderire a quota 100. Pare che si sia arrivati vicini a 80mila richieste, ognuna delle quali viene considerato un successo da sbattere in faccia ad Elsa Fornero. In verità, nessuno ha mai pensato che l’operazione-cuccagna potesse fallire. Il ‘’decretao meravigliao’’ in materia di pensioni si propone di realizzare i seguenti obiettivi: a) aprire un canale sperimentale per un triennio che consenta, in deroga a quanto stabilito dalla disciplina introdotta nel 2011, di andare in quiescenza facendo valere un requisito anagrafico di almeno 62 anni ed uno contributivo di almeno 38; b) fino al 2026 viene congelato il requisito di 42 anni e 10 mesi (un anno in meno per le donne) per usufruire della pensione anticipata a prescindere dall’età anagrafica. Trascorsi questi periodi si torna nella ‘’terra di nessuno’’ (e quindi alle regole made by Fornero) perché nessuno ha stabilito, se non a parole, ciò che succederà dopo. E’ quindi normale che – a scanso di equivoci e di rischi – le persone colgano le occasioni che vengono loro offerte. Poi – come si dice – domani è un altro giorno.

 


Intanto, qualcuno comincia a preoccuparsi – vista la ‘’ballata selvaggia’’ delle domande – se terranno le coperture ragguagliate, secondo la relazione tecnica, ai numeri indicati nella tav.1. Chi scrive invita a fare più attenzione e a non fidarsi troppo di numeri grezzi, che spesso non indicano quali canali vengono scelti per ‘’fuga verso la libertà’’. Si pensi per esempio che molti dei richiedenti ha superato da un pezzo i 62 anni (tav.2) e quindi si trova prossimo all’età di vecchiaia.

Quando l’Inps comincerà a valutare le pratiche (bisognerà pure che almeno il decreto sia convertito) ci si accorgerà che molte domande sono state presentate perché ‘’non si sa mai’’. Succede sempre così ogniqualvolta si presenta una normativa nuova. Ricordate il caso degli esodati? Ben otto salvaguardie, molte delle quali erano finanziate con risorse superiori al fabbisogno, tanto da lasciare dei risparmi che venivano usati per una nuova salvaguardia. La stessa cosa capitò con i lavori usuranti: ben 1,4 miliardi di euro stanziati in quote annuali a copertura finirono in economia ovvero vennero recuperati dal Tesoro. Anche con il ‘’pacchetto Ape’’ vi furono molti delusi, perché le richieste non erano sostenute da adeguata documentazione attestante i requisiti previsti. Ci sta sicuramente che Roma sia la città in cui è stato presentato il maggior numero di domande (per via del contributo del pubblico impiego), ma lascia qualche dubbio che a Napoli vi siano state più richieste che a Milano e, soprattutto, a Torino. E che Cosenza se la veda con Bologna, Genova, Brescia e Bergamo.

Se poi si guarda al peso (Tav.3) delle domande nelle singole gestioni spicca certamente un primato nel pubblico impiego che nell’immediato determinerà parecchie difficoltà organizzative, ma che a tempo debito potrà rappresentare uno sbocco per la disoccupazione intellettuale del Paese (anche se resta il dubbio che i profili professionali disponibili non riusciranno a qualificare la pubblica amministrazione liberandola dalla cultura normativa e burocratica ed arricchendola di profili tecnici). Soprattutto, però, se si guarda al peso dei lavoratori autonomi, si ricava l’impressione che le nuove agevolazioni pensionistiche svolgeranno un ruolo di prepensionamento per appartenenti a categorie in difficoltà economiche. Anche perché il divieto di cumulare reddito e pensione, a meno di non ricorrere ad espedienti truffaldini, comporterà la chiusura di esercizi ed aziende. Non sembra che ci si possa attendere molto sul piano di una nuova occupazione.

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