Economia

Vi spiego il bilancio Inps (e dico la mia su assistenza e previdenza). Il commento di Cazzola

di

INPS

Il commento dell’editorialista Giuliano Cazzola

 

Lunedì, 25 febbraio, alle ore 10, le segreteria di Cgil, Cisl e Uil sono state convocate dal governo al ministero del Lavoro sul tema della previdenza.

I sindacati presenteranno un ricco carnet di richieste secondo la logica seguente: se la pacchia diventa la regola perché non estenderla a tutti?

Riemergono allora le questioni dei lavori gravosi (già affrontati in sede di Ape e di lavoratori precoci) delle misure che possano consentire anche alle donne e a particolari categorie di beneficiare di un anticipo del pensionamento, visto che non potranno nei fatti avvalersi di quota 100; torna alla ribalta il tema della pensione di garanzia per i giovani.

Tra queste rivendicazioni e le altre, già contenute, come problemi della c.d. Fase 2, nel verbale di accordo raggiunto con il governo Gentiloni, campeggia quella di insediare una Commissione col compito di stabilire i criteri per separare contabilmente la previdenza dall’assistenza.

Questo è un vecchio pallino delle organizzazioni sindacali che continuano ad insistere su tale questione nonostante sia stata risolta (dopo un primo intervento con la legge n.88del 1989) nella legge finanziaria del 1998.

Facciamo un po’ di storia su di una delle più vistose ristrutturazioni di un bilancio pubblico, come quello dell’Inps, secondo solo a quello dello Stato. Negli anni ’80 il legislatore, dopo una intera legislatura trascorsa invano a rincorrere riforme tentate ma abortite non esitò, alla fine del decennio ad attuare un’operazione di risanamento ope legis.

In sostanza, anziché avviare una revisione di regole divenute insostenibili, si preferì ‘’mettere in sicurezza’’ il bilancio dell’Inps, attraverso un provvedimento (la legge n.88 del 1989) che consentì una vera e propria ricomposizione funzionale delle attività istituzionali con riferimento alla loro natura previdenziale o non previdenziale. Poi cominciò, anni dopo, la stagione delle riforme che forse non si concluderà mai.

Ma la manipolazione del bilancio ha continuato a produrre i suoi effetti. Per mostrare l’influenza dei nuovi criteri di formulazione del documento contabile, lo stesso Inps formulò una simulazione assai interessante dimostrando che in un eventuale rendiconto per il 1989, redatto secondo i previgenti criteri, la previdenza – intesa come la somma di tutte le gestioni previdenziali – anziché avere un saldo attivo di 155 miliardi di lire (come risultava in conseguenza della riforma della struttura del bilancio) – avrebbe avuto un passivo di oltre 11mila miliardi di lire. A sua volta, l’intervento a carico dello Stato anziché avere un passivo di 10mila miliardi, avrebbe avuto un attivo di 1.200 miliardi di lire.

In particolare – oltre alla Gestione delle prestazioni temporanee (GTP), che eroga le prestazioni contro la disoccupazione involontaria, la Cig ordinaria, gli assegni al nucleo familiare, nell’ambito del Comparto dei lavoratori dipendenti ed affiancata quindi al Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti (FPLD), l’architrave del sistema pubblico – venne istituita (art. 37) la Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno al reddito (Gias) che divenne il collettore degli apporti dal bilancio dello Stato a quello dell’Inps.

Così, una serie di prestazioni (pensioni sociali, agevolazioni contributive, prepensionamenti, quota parte per ciascuna mensilità di pensione a copertura dell’integrazione al minimo, ecc.) furono poste a carico dello Stato, il quale si accollò anche l’onere di ripianare il debito accumulato fino ad allora dall’Istituto (17.650 miliardi di lire nel 1986 a copertura del disavanzo patrimoniale al 31 dicembre della Cig e a copertura parziale dei disavanzi patrimoniali al 31 dicembre 1986 del Fpld e della Gestione speciale Cdcm per 20mila miliardi di lire nel 1987 e 40mila nel 1998).

Va riconosciuto, pertanto, che gli effetti della legge n. 88/1989 furono importanti nel determinare un processo di risanamento del bilancio Inps. Infatti, l’istituzione del Comparto dei lavoratori dipendenti, accorpando Fpld e Gpt, riusciva a compensare le passività del primo con il saldo attivo della seconda e per realizzare un risultato complessivo positivo.

Dal canto suo la Gias che aveva il compito di raccogliere le prestazioni più critiche, poste a carico della fiscalità generale. Sulla via della separazione tra previdenza ed assistenza vanno segnalati due ulteriori interventi molto importanti: il primo contenuto nella legge n. 449/1997 (la Finanziaria per il 1998); il secondo nella legge n. 448/1998 (la Finanziaria per il 1999). Nel primo caso, a seguito di un negoziato del Governo Prodi con le organizzazioni sindacali, furono rivisti i confini tra due settori, spostando nel campo dell’assistenza (e quindi del finanziamento di natura fiscale a carico dello Stato) – oltre a maggiori trasferimenti (per 1.773 miliardi di lire) e all’adeguamento degli oneri di cui all’articolo 37 legge n. 88/89 (per 664 miliardi) – la copertura degli oneri delle pensioni d’invalidità ante 1984 (per 6mila miliardi di vecchie lire), di quelli delle pensioni Cdcm ante 1989 (per 3.782 miliardi di lire). Venne, altresì, stabilito che lo Stato avrebbe garantito la copertura piena alla Gias, la quale da allora in poi sarebbe stata, per definizione, in pareggio.

La legge n.448 dell’anno successivo fece il resto, nel senso che stabilì il superamento della pratica delle anticipazioni di tesoreria, usate al posto dei trasferimenti dovuti e sancì la cancellazione (articolo 35) del debito pregresso accumulato a titolo, appunto, di anticipazioni, dall’Inps. Si trattò di un’operazione da 160mila miliardi di lire.

Il bilancio dell’Inps ricevette un notevole beneficio, in termini di risultato d’esercizio, per effetto dell’integrale finanziamento della Gias; quanto alla situazione patrimoniale passò da un dato negativo di 99mila miliardi di lire nel 1997 ad uno positivo di 24mila miliardi al 31.12.1998 per effetto dell’articolo suddetto 35 della legge n. 448/1998 che stabilì la conversione in trasferimenti definitivi le anticipazioni di tesoreria concesse dallo Stato all’Inps fino al 31.12.1997.

In seguito confluirono nella Gias altre prestazioni (esempio: ripiano del Fondo FS) man mano che i relativi compiti erano trasferiti all’Inps. Inoltre, in base alla legge n.88/89 il bilancio dell’Inps divenne ‘’unitario’’ nel senso che con gli avanzi di gestioni attive si sarebbero potuti coprire disavanzi di altre in rosso. La Gias è pertanto una gestione in pareggio per definizione.

Nel 2017 i trasferimenti dal bilancio dello Stato a questa gestione (che raggruppa le prestazioni e gli interventi che la legge definisce assistenziali) sono ammontati ad oltre 110 miliardi di euro così ripartiti (gli importi sono arrotondati): 72,7 miliardi a titolo di oneri pensionistici; 8 miliardi come mantenimento del salario; 5,5 miliardi di interventi a sostegno della famiglia; 0,6 miliardi di prestazioni derivanti da riduzioni di oneri previdenziali; 21 miliardi di sgravi contributivi ed altre agevolazioni; 2 miliardi per interventi diversi.

Per quanto riguarda, in particolare, i trasferimenti a sostegno degli oneri pensionistici le voci più importanti sono le seguenti: a) Quota parte di ciascuna pensione erogata come corrispettivo dell’integrazione al minimo; b) Pensioni ai CDCM liquidate ante 1/1/1989; c) prepensionamenti; prestazioni aggiuntive (quattordicesima mensilità); d) quota parte delle pensioni di invalidità ante legge n. 222/1984; e) erogazione di prestazioni prettamente assistenziali pensioni sociali, assegni sociali e relative maggiorazioni sociali; f) Gestione per l’erogazione delle pensioni e delle indennità di accompagnamento agli invalidi civili”.

Che cosa resta da separare? Nessuno è mai riuscito a spiegarlo. Si accontentano di abbaiare alla Luna.

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