Economia

Ecco tutti i sogni a 5 Stelle su pensioni e reddito di cittadinanza criticati da Brambilla

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Il commento di Gianfranco Polillo su pensioni e reddito di cittadinanza secondo il Movimento 5 Stelle e sulle opportune considerazioni dell’esperto Alberto Brambilla, tecnico ascoltato in casa della Lega

Questa volta Luigi Di Maio se l’è presa con Alberto Brambilla, le cui colpe sono evidenti. L’aver bollato – a ragione – le proposte di elargire le pensioni di cittadinanza, con il relativo assegno di 780 euro mensili, come “una follia”. Eccessivo il costo, ma soprattutto un regalo ingiustificato nei confronti di chi non ha mai versato alcun contributo. Lapidaria la risposta del capo politico dei 5 stelle: “Brambilla parla a titolo personale“. Per poi aggiungere che “la pensione di cittadinanza è nel contratto di governo e lo sappiamo sia noi che la Lega”. Troppo facile.

ANNUNCI, PAROLE E PROGRAMMI SU PENSIONI E DINTORNI

Nella presunta bibbia del Governo, per la verità, le cose non sono così nette. Ecco cos’è scritto nel “contratto”: “È necessario assegnare una pensione di cittadinanza a chi vive sotto la soglia minima di povertà. La nostra proposta è rappresentata da un’integrazione per un pensionato che ha un assegno inferiore ai 780,00 euro mensili, secondo i medesimi parametri previsti per il reddito di cittadinanza”. Si, ma quando? E con quale gradualità? Nel contratto si parla anche di flat tax. Ma le due aliquote del 15 e del 20 per cento non scatteranno certo dal prossimo primo dicembre. Ed allora perché dovrebbe esserci un’asimmetria temporale?

IL GIUDIZIO DI BRAMBILLA SUL REDDITO DI CITTADINANZA

Ancora più controversa la questione del reddito di cittadinanza. Alberto Brambilla, giustamente, insiste: “Dare due miliardi ai centri per l’impiego non produce nulla, perché il sistema è vecchio e ormai superato. Meglio allora utilizzare l’archivio informatico dell’Inps e costruire una dorsale che metta in collegamento chi offre lavoro con chi lo cerca, cioè l’Università, le agenzie per l’impiego e tutte le altre istituzioni coinvolte. Così faremmo davvero il cambiamento, senza distribuire soldi. E per cambiare davvero serve almeno un paio d’anni”. Il paradosso é dato dal fatto che il “contratto” gli dà pienamente ragione.

IL REDDITO DI CITTADINANZA SECONDO IL CONTRATTO DI GOVERNO

“Al fine di consentire il reinserimento del cittadino nel mondo del lavoro – è scritto – l’erogazione del reddito di cittadinanza presuppone un impegno attivo del beneficiario che dovrà aderire alle offerte di lavoro provenienti dai centri dell’impiego (massimo tre proposte nell’arco temporale di due anni), con decadenza dal beneficio in caso di rifiuto allo svolgimento dell’attività lavorativa richiesta”. Per evitare che tutto si trasformi in una semplice sinecura, il “percorso prevede un investimento di 2 miliardi di euro per la riorganizzazione e il potenziamento dei centri per l’impiego che fungeranno da catalizzatore e riconversione lavorativa dei lavoratori che si trovano momentaneamente in stato di disoccupazione”. Vi sono in altre parole tempi tecnici da rispettare, sempre che non si voglia trasformare il tutto in un semplice bancomat.

MODELLO A TRE TESTE IMPOSSIBILE?

Queste, quindi, le spine del contendere, rispetto alle quali non si può che notare una forte accelerazione. Sarà a causa del treno della legge di bilancio, di imminente fattura, o ad un certo clima pre elettorale. Sta di fatto che i rapporti all’interno della coalizione stanno diventando sempre più conflittuali. E non solo tra i due principali soggetti politici. Forse in modo inconsapevole, ma stiamo vivendo, in salsa italiana, una variante del trilemma di Mundell-Fleming. Meglio conosciuto come quello della trinità impossibile: con un Governo a tre teste – Salvini, Di Maio e Tria – e pochi soldi in borsa per soddisfare tutte le richieste. Modello appunto impossibile, come i due illustri economisti hanno più volte dimostrato.

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