Economia

Popolare Vicenza, Veneto Banca, Sace e non solo. Tutte le ire di Salvini e Di Maio contro Tria (strattonato anche da Buffagni)

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Ecco come e quanto M5S e Lega sbuffano contro il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, su Sace, decreto Popolare Vicenza-Veneto Banca e caso Bugno

 

Divisi su molti temi (dal congresso mondiale della famiglia alle adozioni, dalla Tav alle trivelle), Movimento 5 Stelle e Lega hanno due obiettivi comuni: le critiche di larghi settori dei due movimenti alla Banca d’Italia e le insofferenze sempre più palesi per il ministro dell’Economia, Giovanni Tria.

Ecco il punto della situazione.

A pochi giorni dalle nomine del nuovo direttorio della Banca centrale deciso dal Consiglio superiore su proposta del governatore Ignazio Visco, i soci della maggioranza tornano all’attacco dell’Istituto chiedendo al governo di «definire l’assetto della proprietà» degli 88 miliardi di «riserve auree, nel rispetto della normativa europea» e di «acquisire notizie» su quelle detenute all’estero e sulle «modalità per l’eventuale loro rimpatrio». È quanto si legge nella mozione presentata al Senato dall’economista della Lega, Alberto Bagnai, e dalla pentastellata Laura Bottici.

LA MOZIONE DELLA DISCORDIA

Una mozione – quella di Bagnai e Bottici – che ricalca quella presentata per FdI da Luca Ciriani il 6 febbraio in cui si chiede al governo di ribadire «in maniera esplicita» che le riserve auree «sono di proprietà dello Stato». Le due mozioni saranno discusse a Palazzo Madama mercoledì assieme a quella presentata dal Pd ,che invece chiede di «escludere l’adozione di qualsiasi intervento volto a ridurre la disponibilità di risorse auree detenute dalla Banca d’Italia».

IL DOSSIER ORO

La questione dell’oro di Bankitalia sembrava ormai superata. Lo stesso premier Giuseppe Conte, poco più di un mese fa, aveva sentenziato in Parlamento rispondendo a un’interrogazione parlamentare che «la detenzione e la gestione delle riserve valutarie, fra cui quelle auree, rientra ora tra i compiti fondamentali dell’Eurosistema, composto dalla Bce e dalle Banche centrali nazionali». Concetto ribadito nei giorni scorsi dal presidente della Bce, Mario Draghi, e dallo stesso Visco in occasione della presentazione della relazione al bilancio 2018. E comunque le tesi istituzionali erano state messe per scritte oltre un anno fa dal libro “Oro” di Salvatore Rossi, direttore generale uscente della Banca d’Italia.

IL CASO BANKITALIA

La scelta di Lega e M5s di tornare alla carica sull’oro di Bankitalia va quindi inserita in un contesto più ampio – ha scritto il Sole 24 Ore – “ha probabilmente a che fare con la nuova composizione del Direttorio di via Nazionale decisa dal Governatore in concomitanza con il via libera del Capo dello Stato alla promulgazione della legge istitutiva della commissione d’inchiesta sulle banche”, accompagnata però da una lettera in cui Sergio Mattarella ricorda che il lavoro del Parlamento deve rispettare l’autonomia e l’indipendenza della Banca d’Italia e di tutte le Autorità di vigilanza: un intervento che ha fatto discutere analisti politici (qui i Graffi di Damato) e commentatori (qui e qui rispettivamente l’opinione di Giuliano Cazzola e l’analisi di Daniele Capezzone). Il Presidente della Repubblica averte che la politica non può interferire nella gestione del sistema creditizio.

GLI SBUFFI DI SALVINI E DI MAIO

Matteo Salvini per ora concentra l’attenzione sulle nomine del direttorio dell’Istituto centrale. Tra i nomi indicati da Visco c’è anche Alessandra Perrazzelli, a capo delle attività italiane di Barclays dal 2013 e vicepresidente di A2A dopo 10 anni ad Intesa Sanpaolo e anche all’Olivetti di Carlo De Benedetti, ritenuta dal leader della Lega «vicina» al Pd e al sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha fatto presente il Sole 24 Ore. Anche se in un articolo elogiativo tempo fa del quotidiano il Foglio si leggeva che Perrazzelli aveva difeso in una causa l’imprenditore Arturo Artom, molto vicino a Davide Casaleggio.

TUTTE LE TENSIONI FRA TRIA E M5S-LEGA ANCHE SU POPOLARE VICENZA E VENETO BANCA

Ma il tema nomine surriscalda come non mai i rapporti fra gli alleati di governo e il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, bersagliato da leghisti e pentastellati anche per il Def e per il decreto che ritarda con i rimborsi ai risparmiatori cosiddetti truffati di Popolare Vicenza e Veneto Banca.

I paletti fissati nella norma sono: un indennizzo del 30% per gli azionisti e del 95% per gli obbligazionisti subordinati (al netto di interessi e cedole e risarcimenti già ottenuti), con un tetto di investimento a quota 100 mila euro. Prevista la priorità di accesso al rimborso per chi ha una situazione Isee sotto i 35 mila euro. “Un ulteriore mutamento risiede nell’estendere il ristoro a coloro che hanno comprato azioni o bond subordinati dopo la messa in liquidazione delle banche venete, Etruria, Banca Marche, e le Casse di Ferrara e Chieti – ha scritto oggi il Corriere della Sera – Il provvedimento ha dovuto fare i conti con le riserve della Commissione Ue, che ha sollevato dubbi sulla modalità dei rimborsi, dato che si configurano come automatici, violando il divieto di aiuti di Stato. L’impianto della norma si fonda sul principio di «violazione massiva» delle norme a tutela del risparmio”.

LE DIVERGENZE FRA ROMA E BRUXELLES SU POPOLARE VICENZA E VENETO BANCA

Il governo muove in sostanza dall’idea che le banche abbiano venduto prodotti a rischio, indipendentemente dalle capacità e dalla propensione all’investimento dei sottoscrittori. In pratica, una condizione di cosiddetto «misselling», la vendita di prodotti non adeguati. A Bruxelles non sono convinti di questo automatismo per l’acceso al ristoro e che servirebbero, piuttosto, delle verifiche: “Questo spiega il lungo carteggio tra la Commissione e il ministero del Tesoro, che rivendica il concetto di «violazione massiva», e la titubanza del ministro Tria a firmare i decreti attuativi. Cautela che non sembra avere più effetto sul premier e i vicepremier”, ha aggiunto il Corsera.

IL DOSSIER NOMINE E SACE

Uno dei dossier che vede contrapposti da un lato M5S-Lega e Tesoro sono le nomine al vertice di Sace, la società del gruppo Cdp attiva nell’assicurazione all’export (qui l’approfondimento di Start Magazine con le tensioni), che oggi ha divulgato il bilancio 2018. Tria gradirebbe una conferma in Sace per il presidente Beniamino Quintieri, suo amico e collega economista a Tor Vergata, e per il capo azienda Alessandro Decio. Diversa l’opinione dei due partiti della maggioranza e pure del numero uno di Cdp, Fabrizio Palermo (qui le indiscrezioni di Start Magazine e qui la versione di Sace). Si va verso una soluzione di compromesso con la conferma del presidente e la nomina di un nuovo amministratore delegato? Un’ipotesi per la successione sarebbe l’arrivo come capo azienda di Sace dell’ad di Simest Alessandra Ricci, per favorire anche una integrazione più spinta tra le due società. Una soluzione esterna vedrebbe invece più accreditati Flavio Valeri, numero uno di Deutsche Bank Italia, e Marzio Perrelli, ex ceo di Hsbc per l’Italia.

IL CASO BUGNO VISTO DAL FATTO

Ma sul dossier nomine è arrivato quello che per leghisti e pentastellati è il “macigno Bugno per Tria”. Ha scritto ieri Marco Lillo del Fatto Quotidiano: “Giovanni Tria è riuscito nel miracolo di unire Lega e M5s facendoli insorgere all’unisono contro la nomina della sua consigliera Claudia Bugno nel board di StMicroelectronics. La scelta, non condivisa con entrambi i partiti della maggioranza, ha fatto partire telefonate e rimbrotti da entrambe le parti: dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti fino ai vertici massimi del M5S. Anche Giuseppe Conte è infuriato. La società italo-francese il 27 marzo scorso ha sottoposto all’assemblea degli azionisti che si terrà il 23 maggio ad Amsterdam “la nomina di Claudia Bugno, in sostituzione di Salvatore Manzi, in qualità di membro del Consiglio di Sorveglianza” con scadenza 2022. Claudia Bugno, 43 anni, è da sette mesi consigliere di Giovanni Tria. In questi ultimi tempi è diventata la donna forte del ministero dell’Economia. Probabilmente Tria ha sottovalutato la delicatezza politica della scelta e non ha concordato il nome con nessuno. Il M5S è sul piede di guerra perché considera strategica quella società. StMicroelectronics ha fatturato 9 miliardi e 666 milioni nel 2018 con utili di 1,3 miliardi di dollari”.

CHE COSA HANNO SCRITTO LA VERITA’ E LA STAMPA

Non solo: i Cinquestelle riprendono e amplificano sui social alcuni articoli del quotidiano La Verità scritti da Gianluca Amadori secondo cui il figliastro di Tria in questi giorni è stato assunto in un’azienda il cui amministratore delegato è il compagno di Claudia Bugno, Pier Andrea Chevallard. Sulla questione La Stampa informa che Ciapetti era stato addetto stampa nello staff di Bugno quando lei, sotto Matteo Renzi, era diventata coordinatrice della candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024. Sarebbe già questo abbastanza per il M5S, per chiedere un chiarimento al ministro.

LO STRATTONE DI BUFFAGNI A TRIA

L’allarme sulla crescita zero lanciato dal ministro del Tesoro, Giovanni Tria, e gli ultimi dati sull’economia sono “un problema a cui bisogna dare risposta”, ha detto oggi il sottosegretario M5S, Stefano Buffagni, a Milano, lanciando una provocazione al ministro: “Ieri, ha parlato anche del sistema bancario e mi auguro che non ci sia la sua consigliera, quella che ha preso la multa da Bankitalia, a dirgli come muoversi su quei temi, perché se no diventa un problema”.

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