Economia

Ecco perché M5S e Lega rischiano l’annuncite su pensioni e lavoro

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L’analisi di Walter Galbusera su annunci e riforme in cantiere del governo su pensioni, lavoro e non solo

Il nuovo governo 5 Stelle-Lega, che aveva suscitato preoccupazione e curiosità per la oggettiva difficoltà di far coesistere due programmi (elettorali) di governo, per alcuni aspetti divergenti se non alternativi, ha iniziato il suo lavoro con modalità asimmetriche. Da una parte c’è una dimensione, quella dell’immigrazione e dell’ordine pubblico, gestita da Matteo Salvini tutta politica e in grado di “catturare”favorevolmente l’opinione pubblica esprimendo una linea di intransigenza. Meglio ancora se ottiene qualche risultato. Qualche volta Salvini esce di strada (vaccini e uso del contante) ma questi messaggi “anomali” vengono poi lasciati cadere.

Sul fronte dell’immigrazione tutto era largamente prevedibile, anche considerato che i maggiori ostacoli alle nuove e più efficaci misure del precedente ministro Minniti sono venuti proprio dall’interno del PD e da un’ala della Magistratura. Nella maggioranza degli italiani si è radicata la convinzione che l’afflusso degli immigrati ha superato il livello di guardia e nessuna statistica, per un bel po’ di tempo, le farà cambiare idea. Le trattative in sede europea non saranno una passeggiata ma l’Italia potrà anche contare, almeno tatticamente, su una sponda americana e comunque vale l’affermazione per cui “se l’Italia ha bisogno dell’Europa, l’Europa ha bisogno dell’Italia.

Ben diversa è la situazione se entriamo nella dimensione “sociale” in cui ogni provvedimento ha un effetto concreto, sia in termini di bilancio e debito pubblico che sull’economia reale e sulle condizioni delle persone. In altri termini le competenze di Luigi Di Maio, al di là degli impegni programmatici, sono fortemente condizionate dalla realtà. Tutti si può fare ma bisogna trovare le risorse adeguate. Nessuna persona normale può pensare che il taglio dei vitalizi ai vecchi parlamentari possa fornire soluzioni credibili alla “abolizione della legge Fornero” o che qualunque forma, anche la più ardita, di condono fiscale garantisca una soluzione strutturale ad una “flat tax” che non sia accompagnata dal taglio netto di deduzioni e detrazioni.

Lo stesso “reddito di cittadinanza” si potrà tradurre solo in una limitata estensione delle attuali misure assistenziali che sono in vigore per combattere una povertà che, nonostante i segnali moderatamente positivi dell’economia negli ultimi anni, continua a crescere. Qui c’entra poco l’umore dell’opinione pubblica, contano i risultati nel breve e la volontà di realizzare forzature sui conti potrebbe essere pagata a caro prezzo mettendo a repentaglio la stessa continuità del Governo di Giuseppe Conte.

Particolarmente delicata è la questione del lavoro. Le misure annunciate danno spesso l’idea dell’improvvisazione: la questione dei “fattorini del cibo” è stata subitaneamente affidata alle parti interessate mentre i contenuti del “Decreto Dignità” oscillano fra un (ragionevole) aggravio di costi del contratto a termine e una serie di limitazioni, come causali e rinnovi (oggettivamente marginali) mentre è sorprendente l’abolizione dello “staff leasing”, (la somministrazione di funzioni di impresa con lavoratori assunti a tempo determinato) che a suo tempo era già entrato nel mirino di Niki Vendola e della Cgil. Paradossalmente nello stesso tempo la maggioranza annuncia il ritorno dei “vouchers” aboliti dal precedente governo per evitare il referendum abrogativo promosso dalla Cgil. I ridotti margini di azione finanziaria e la sottovalutazione della complessità del mercato del lavoro, fanno sì che su queste materie si proceda un po’ come nella “Comedie de l’art”, seguendo un canovaccio e riempiendolo di novità estemporanee con cambiamenti repentini.

C’è troppa confusione ma soprattutto c’è il rischio che i provvedimenti assunti producano l’opposto dei risultati desiderati e che i volonterosi “neofiti del cambiamento” siano costretti a tornare rapidamente sulle proprie decisioni, facendo rimpiangere il passato . Se si volesse dare un segnale concreto sarebbe opportuno un forte sostegno per il rilancio della contrattazione aziendale e territoriale incentivando a questo livello sia la crescita salariale che quella occupazionale.

È nato un “governo a mezzadria” per cui non è facile trovare equilibri quasi quotidiani di compromesso politico, tanto più che i 5Stelle, la forza politica maggioritaria, devono coltivare un terreno assai poco fertile che rischia di lasciare i volonterosi contadini con un raccolto del tutto insufficiente a soddisfare il proprio elettorato. A questo si aggiunge, per entrambi i partner di governo, la urgente necessità di mettere a fuoco una strategia per il futuro dell’Europa. Sarebbe auspicabile che su questo tema si costruisse una posizione con il contributo di una larga maggioranza delle forze politiche.

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