Economia

Pensioni e quota 100. Ecco cosa non quadra nei conti di Salvini e Di Maio

di

INPS

Il commento dell’editorialista Giuliano Cazzola a latere dell’intervista del presidente dell’Inps, Tito Boeri, su pensioni, quota 100, reddito di cittadinanza e non solo

Ci fu un tempo in cui Silvio Berlusconi, quando ancora era in auge, definì – tra il serio e il faceto – gli eletti come “unti’’ dal Signore. Gli saltarono addosso tutti, ricordandogli i limiti entro i quali la Carta circoscrive l’esercizio della sovranità popolare (del resto anche l’aver preferito graziare Barabba e non Gesù di Nazareth non fu un’espressione della sovranità popolare?).

I nuovi padroni del vapore ci hanno preso gusto. Chiunque si rivolga a loro e alle azioni del governo giallo-verde con toni considerati minimamente critici – sia esso un magistrato, un civil servant, il responsabile di un’autorità indipendente, una istituzione o quant’altro – viene invitato a dimettersi e a candidarsi nella prossima tornata elettorale, dopo essere stato smentito d’autorità e talvolta anche insultato (ne sanno qualche cosa gli stretti collaboratori del ministro Giovanni Tria per i quali il portavoce di una persona, come Giuseppe Conte, che non ha niente da dire, si è preso la briga di scomodare persino il generale Cambronne).

Eppure, in questi scontri ravvicinati, insieme con l’arroganza di un potere becero perché ignorante e presuntuoso, è venuto a galla il coraggio fondato sull’autorevolezza e la conoscenza dei problemi da parte di gruppo di persone (vogliamo chiamarle élite?) che non ha mai smesso di compiere il proprio dovere in ossequio alle leggi e ai mandati inerenti al proprio ruolo. E per quanto costoro siano stati insultati e derisi sui social (una nuova forma di squadrismo, ancora più vile perché anonimo), con le loro iniziative hanno costretto il governo a segnare il passo sul posto o a fare marcia indietro sulle promesse elettorali più sballate. O quanto meno ad informare correttamente un’opinione pubblica sobillata dal virus della menzogna sistematica, dell’odio e dell’invidia sociale.

L’elenco sarebbe più lungo di quanto si creda. E ne farebbero parte tante persone sconosciute al grande pubblico insieme con personalità note per essere in prima linea a difendere posizioni strategiche di quello che un tempo era definito l’interesse nazionale.

Tra questi ultimi va sicuramente annoverato Tito Boeri, il presidente dell’Inps, che ancora oggi, in una intervista sul Corriere della Sera, ha messo in guardia sui rischi che corre il sistema pensionistico se saranno attuate le misure che il governo ha annunciato.

Boeri ha inteso mettere in evidenza alcuni aspetti:

1) benché il Truce ed il Trucidello diano per scontato di aver già compiuto la (contro)riforma versus Fornero, ciò non corrisponde al vero, perché all’articolo 21 del disegno di legge di bilancio è prevista la costituzione di due fondi – uno per le pensioni, l’altro per il reddito di cittadinanza – ma non esistono, in ambedue i casi, regole, criteri e modalità attuative.

2) Gli stanziamenti sono insufficienti per realizzare le troppe promesse (quota 100, la pensione di cittadinanza, opzione donna e quant’altro); ciò autorizza (visto che si parla di ‘’tetti’’ di spesa e di monitoraggi) a ritenere che il riconoscimento dei nuovi diritti avverrà all’interno dei limiti delle risorse previste. Non è la prima volta che viene usata tale forma di copertura; ma, nella fattispecie, avendo a che fare con centinaia di migliaia di titolari del diritto, i processi di selezione saranno molto complessi da gestire e saranno caricati sull’Inps.

3) Quanto al reddito di cittadinanza (anche in questo caso mancano indicazioni normative), Boeri conferma che l’Istituto ha svolto parecchie simulazioni da cui emerge che le risorse stanziate (9 miliardi) potrebbero consentire un intervento importante nella lotta alla povertà. Occorrerebbe, però, una maggiore capacità selettiva sia nell’indicazione dei requisiti (tenendo conto, per esempio, della casa in proprietà), sia nelle iniziative di controllo.

Queste le principali osservazioni del presidente dell’Inps. Senza voler attribuire a Boeri affermazioni che non ha fatto, è evidente la confusione in cui si muove il governo. Il rinvio delle normative a disegni di legge collegati è la prova del fatto che l’esecutivo stesso si rende conto di non aver assicurato adeguata copertura a tutte le promesse fatte.

Se si fosse azzardato a definire delle regole e dei requisiti, per quota 100 ed il resto, avrebbe scoperto il gioco; così, la Ragioneria generale, tenuta a ‘’bollinare’’ le norme attestandone la copertura finanziaria, se ne sarebbe accorta ed avrebbe bloccato l’operazione (visto che anche in quel Dipartimento lavorano dirigenti con la schiena diritta).

In sostanza, il Duo Capinera, prima ancora che mentire a tutti gli italiani, inganna i suoi elettori.

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