Skip to content

e-commerce

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Perché i prezzi di Temu, Shein e AliExpress lieviteranno

Il carburante per aerei costa di più e le società di spedizioni internazionali hanno alzato le tariffe. È un momento complicato per gli e-commerce cinesi, il cui modello di business si basa sulla vendita di prodotti economici in quasi tutto il mondo. Tutti i dettagli.

L’aumento dei costi della logistica – in particolare del jet fuel, il carburante per gli aerei – causato dalla guerra nel golfo Persico sta danneggiando gli affari delle aziende cinesi di e-commerce, come Shein e AliExpress, il cui modello di business si basa sulla vendita di prodotti economici in quasi tutto il mondo.

CALANO LE ESPORTAZIONI DEGLI E-COMMERCE CINESI…

Le società che si occupano di spedizioni internazionali, come la tedesca Dhl, hanno iniziato ad applicare tariffe di trasporto più elevate per rientrare delle spese per il carburante. Il rincaro sembrerebbe aver influito sul crollo delle esportazioni degli e-commerce cinesi, che – stando ai dati elaborati da Trade and Transport Group – ad aprile sono calate di quasi l’11 per cento ad aprile rispetto a un anno fa, a 9,8 miliardi di dollari: si tratta del quinto calo mensile consecutivo.

… E AUMENTANO I PREZZI

Un’azienda cinese che vende abbigliamento femminile sulla piattaforma di Temu ha spiegato a Reuters di aver dovuto alzare i prezzi di 2 dollari in modo da compensare l’aumento delle spese di spedizione, cresciute in media di 1 dollaro per capo. Questo trasferimento dei costi sui consumatori finali, però, potrebbe ridurre l’attrattività degli e-commerce cinesi, il cui punto di forza è proprio l’economicità dei prodotti disponibili.

LE DICHIARAZIONI

Né Temu né Shein hanno rilasciato commenti sull’impatto dell’aumento dei costi della logistica. Un portavoce di Alibaba, invece – che possiede AliExpress -, ha detto a Reuters che il gruppo si impegna a “mantenere prezzi convenienti per i consumatori e a garantire un contesto stabile per venditori e consumatori nonostante la volatilità dei costi di trasporto a livello globale”.

E ORA?

È possibile che gli e-commerce cinesi reagiranno alla crisi spostando grosse quantità di merci all’interno di magazzini situati nei mercati finali: in questo modo, non dovendo più spedire ogni volta direttamente dalle fabbriche in Cina, potranno ammortizzare le spese di trasporto, che spesso superano di gran lunga il valore della merce contenuta nel pacco. Shein, per esempio, sta espandendo la sua capacità di stoccaggio in Europa e il mese scorso ha aperto il terzo magazzino, a Cannock nel Regno Unito.

LE ALTRE CAUSE DEL RALLENTAMENTO DEGLI E-COMMERCE CINESI

Dietro al calo delle esportazioni degli e-commerce cinesi, comunque, non c’è solo il rincaro della logistica ma anche un fisiologico rallentamento del modello di business di queste aziende, che negli anni hanno guadagnato notevoli quote di mercati e che difficilmente, dunque, riusciranno a replicare i tassi di crescita del passato. Peraltro, nonostante il calo, oggi i livelli delle esportazioni sono comunque più alti rispetto a due anni fa.

Poi ci sono i dazi, sia statunitensi che europei: a partire dal 1 luglio, infatti, l’Unione europea applicherà una tassa di 3 euro sui pacchi di piccole dimensioni e con valore inferiore a 150 euro provenienti da paesi esterni al blocco.

Torna su