Cosa cambia dopo questo processo? Adesso è più chiaro che la corsa all’AI è solo in termini di profitto?
Questo processo cambia poco, anzi direi purtroppo molto poco.
L’unico effetto sul piano pratico è che, avendo perso Musk, Open AI non dovrà pagare il consistente risarcimento danni richiesto e avrà più soldi da investire per la sua crescita.
Però, sostanzialmente, la causa si è chiusa per un cavillo tecnico, per prescrizione. Quindi non si è entrati nel merito della questione, che invece sarebbe stata di grande interesse, anche se più probabilmente era una scusa per Musk che un interesse sostanziale.
La causa che Musk aveva intentato contro Open AI era basata sull’accusa di aver tradito i suoi scopi iniziali. Open AI nasce per creare un’intelligenza artificiale e una tecnologia che siano al servizio del bene dell’umanità. Nel corso della sua crescita, però, è diventata un ente profit e non più un ente no profit, ed è quindi entrata a far parte del mercato.
Questa è l’accusa mossa da Musk. Un’accusa che sarebbe stata interessante anche perché l’intelligenza artificiale dovrebbe essere per il bene dell’umanità. Ma di questo non si è parlato.
Altro elemento che Musk aveva introdotto nel processo erano i rischi legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale generale, che si ritiene sia molto rischiosa se non governata. Ma anche di questo non si è parlato.
Per cui tutti i temi caldi e di reale interesse alla base di questa causa non sono stati affrontati dalla sentenza. Tutto resta come prima: confuso e soprattutto non governato.
Chi sta vincendo la competizione ora? Questo è il momento di Claude?
Sì, direi che Claude è sicuramente il sistema di intelligenza artificiale più apprezzato, o almeno uno dei più apprezzati nel panorama internazionale.
Open AI non è una società che sta suscitando particolari simpatie, soprattutto dopo quello che è accaduto con il governo degli Stati Uniti, quando Anthropic, la società che produce Claude, si è rifiutata di dare sostanzialmente carta bianca al governo degli Stati Uniti per l’uso dell’intelligenza artificiale in ambito bellico. Open AI l’ha praticamente rimpiazzata senza porsi tanti scrupoli.
Quindi c’è effettivamente una corsa a utilizzare Claude, non solo perché è ritenuto più efficiente, ma anche per motivi, diciamo, etici. Anche perché Anthropic è un po’ l’unica che in questo momento si sta ponendo interrogativi di tipo etico.
Lo si è visto, ad esempio, nel convegno che c’è stato a San Francisco, dove ha riunito alcuni religiosi proprio per chiedersi come l’intelligenza artificiale debba rispondere a certe domande degli utenti che hanno impatti etici: nella vita di tutti i giorni, nello sviluppo del nostro futuro e nella società.
Tuttavia non possiamo dimenticarci della Cina. Della Cina magari sappiamo meno, arrivano solo alcuni modelli, però in realtà l’intelligenza artificiale in Cina sta vivendo una grande crescita. Si vedrà presto se dalla Cina arriverà qualcosa di ancora più forte di Claude.
Quali rischi vedi in questo momento sulla base dell’evoluzione del settore?
I rischi maggiori che vedo sono i rischi di governance.
L’intelligenza artificiale si sta sviluppando rapidamente. Ci sono moltissimi investimenti, tutti ci investono, soprattutto le aziende private. A livello di governance, però, si fa molto poco.
In Cina è più sotto il controllo dello Stato, quindi c’è una supervisione statale. Ovviamente perché vincere la sfida dell’intelligenza artificiale significa anche predominare in ambito geopolitico.
In Europa abbiamo il regolamento sull’intelligenza artificiale, che ora sarà quasi certamente prorogato dal punto di vista della sua applicazione pratica, almeno in parte. Però sono regolamentazioni più di sicurezza che di governance geopolitica.
Negli Stati Uniti c’è una certa confusione. Da un lato Trump si è fatto paladino dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, liberalizzandola e quindi togliendo ogni e qualsiasi vincolo al suo sviluppo. Dall’altro lato, però, deve fare i conti con l’elettorato: in base agli ultimi sondaggi, sembra che la popolazione americana sia molto spaventata da questo sviluppo eccessivo dell’intelligenza artificiale e vorrebbe fare un passo indietro.
In tutto questo si inseriscono anche altri pensatori, come il CEO di Palantir Alex Karp, che ha addirittura scritto un libro, La Repubblica tecnologica, in cui immagina un futuro dominato dall’intelligenza artificiale, con l’intelligenza artificiale protagonista della politica perché protagonista della guerra.
(Estratto da Appunti di Stefano Feltri)







