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Vivendi

Vivendi può prendere il controllo de facto di Telecom, ma solo se la telco italiana cede la sua quota in Persidera. Vediamo perchè
La Commissione Europea ha approvato l’acquisizione del controllo di fatto di Telecom Italia da parte di Vivendi, ma solo se la compagnia telefonica ceda la quota che vanta in Persidera, ovvero alla joint venture tra Telecom Italia Media Broadcasting (gruppo Telecom, 70% intestato alla capogruppo TI spa) e Rete A (gruppo L’Espresso, 30%). Facciamo chiarezza.

La richiesta di Vivendi

Telecom

Vincent Bolloré, Vivendi

La società guidata dall’imprenditore bretone Vincente Bollorè aveva sottoposto all’Ue la volontà di poter prendere il pieno controllo di Telecom. La Commissione avrebbe dovuto dare un suo parere in merito alla questione già il 12 maggio scorso, ma l’Europa ha poi rinviato la sentenza. Da valutare erano le conseguenze per la concorrenza.

L’ok della Ue, ma ad alcune condizioni

Il via libera al controllo de facto di Vivendi su Telecom è arrivato ieri, 30 maggio, ultimo giorno utile per la pronuncia sulla questione, smentendo le indiscrezioni che parlavano di una ulteriore proroga di 3 mesi fissata dall’Ue.

L’ok, dunque, è arrivato. Ma ad alcune condizioni: la decisione è subordinata alla cessione delle quote detenute da Telecom Italia in Persidera. Persidera è una joint venture tra Telecom Italia Media Broadcasting (gruppo Telecom, 70% intestato alla capogruppo TI spa) e Rete A (gruppo L’Espresso, 30%). La società è un operatore di rete con cinque multiplex digitali (precedentemente in mano a La7), con sede a Roma.

Perchè questa decisione?

Per problemi di concorrenza, appunto. La Commissione ha analizzato la questione, evidenziando che dopo l’acquisizione del controllo de facto di Vivendi su Telecom, la società d’Oltralpe avrebbe condizioni favorevoli per alzare i prezzi a carico dei canali televisivi nel mercato dell’accesso all’ingrosso alle reti del digitale terrestre, in cui Persidera e Mediaset possiedono entrambe una quota significativa. Ci spieghiamo meglio: sommando i mux di Persidera con quelli di Mediaset (di cui Vivendi detiene il 28,8% del capitale e il 29,9% dei diritti di voto), Vivendi supera la quota di mercato del 50% nel canali tv digitali terrestri.

I numeri le darebbero una posizione di forza che potrebbe giustificare eventuali rialzi di prezzi, costringendo i canali tv a sostenere costi maggiori per raggiungere il loro pubblico in Italia

Vivendi trarrebbe i benefici di una strategia simile attraverso Persidera, oppure indirettamente, attraverso la quota di minoranza in Mediaset.

Presto una decisione

La compagnia francese non ha commentato la decisione Ue, sulla quale si è pronunciata con un semplice “no comment, prendiamo atto”. Ma la decisione su quello che avverrà potrebbe arrivare davvero presto: la questione della cessione del 70% di Persidera da parte di Telecom Italia arriverà sul tavolo del board del gruppo telefonico già giovedì 1 giugno.

Le altre indagini

Non solo canali Tv. In queste settimane, la Commissione Antitrust ue avrebbe anche indagato sul rapporto tra le attività dirette di Vivendi in Italia nella pubblicità, nella musica, nella Tv e nel mobile gaming e le attività di Telecom nelle tlc fisse e mobili sollevi o meno preoccupazioni in materia di concorrenza. Su questo fronte, però, nulla di preoccupante per la concorrenza: Vivendi, ha concluso la Commissione, non avrebbe la possibilità o l’incentivo a escludere altri concorrenti dai rispettivi mercati.

Arriva un nuovo Presidente in Telecom?

La pronuncia dell’Antitrust europeo era considerata un passaggio obbligato per le mosse successive di Telecom, di cui Vivendi detiene circa il 24%. I primi giorni di maggio, infatti, è stato eletto il nuovo consiglio di amministazione. Ad avere la meglio è stata la lista propsta da Vivendi con  49,3% delle preferenze, contro il 49% raccolto dalla lista proposta da Assogestioni.

Nel nuovo board, che resterà in carica fino fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2019, siederanno 15 amministratori, di cui 10 provenienti dalla lista Vivendi e 5 provenienti da quella di Assogestioni. Del nuovo board quindi faranno parte il ceo di Vivendi Arnaud de Puyfontaine, il cfo del gruppo francese Hervé Philippe, il capo del legale Frédéric Crépin, il presidente uscente Giuseppe Recchi, l’ad Flavio Cattaneo con gli indipendenti Felicité Herzog, Franco Bernabè, Marella Moretti, Camilla Antonini e Anna Jones, per la maggioranza e, per la minoranza, Lucia Calvosa, Francesca Cornelli, Dario Frigerio, Danilo Vivarelli e Ferruccio Borsani.

Videndi Banda larga

Il Ceo Vivendi Arnaud de Puyfontaine

In quelle ore è stata esclusa la possibilità di eleggere il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine presidente della Telco. Per prima di nominare il primo presidente straniero, l’azienda d’Oltralpe ha deciso di attendere quale fosse il responso della Ue. Ora che è arrivato, il Presidente Giueppe Recchi potrebbe dimmettersi per consentire l’insediamento da parte del francese.

Il triangolo no

Le questioni che Vincent Bollorè deve risolvere in Italia non sono solo quelle della cessione della quota di Telecom in Persidera.

L’imprenditore francese ha iniziato a far affari in Italia nel 2002, diventando socio di Mediobanca (è secondo azionista detenendo l’8% del capitale). In Generali ha ricoperto la carica di vicepresidente fino al 2013, ma è Telecom a rappresentare il suo primo (vero) colpo grosso. Attraverso Vivendi, azienda di cui ricopre la carica di Presidente, detiene il 23,9% del capitale, una quota che ne fa il primo azionista della compagnia telefonica.

Ma la campagna italiana di Bollorè non finisce qui. Dopo esser saltato l’accordo con Mediaset, la francese ha iniziato a rastrellare le azioni dell’azienda media italiana, Il primo giorno si è assicurato il 3,01% del Capitale dell’azienda del Biscione e in poche ore ha raggiunto il 28,8% del capitale ad un passo dal 30%, soglia massima oltre la quale è necessario lanciare una offerta su tutto il capitale.

La posizione di Vivendi, che avrebbe potuto portare ad una possibile alleanza strutturale tra Mediaset e Telecom Italia, sotto la regia dei francesi, potrebbe rappresentare un pericolo per la concorrenza. Con conseguenze serie per le Tlc, le emittenti televisive e i consumatori.

Telecom, o un “operatore in posizione dominante”, come scrive il Garante della concorrenza, potrebbe puntare sui numerosi clienti per “per restringere la concorrenza anche nei nuovi mercati dell’audiovisivo via Internet”. Non solo: Telecom potrebbe “escludere dal mercato anche gli altri operatori di tlc”, grazie a prezzi molto bassi e grazie a contenuti televisivi in esclusiva, come le partite di Champions League.

Interpellata proprio da Mediaset su questa posizione dominante, Agcom ha deciso: entro 12 mesi il gruppo francese dovrà diminuire le quote e ridurre la sua mediasetpartecipazione in Telecom Italia oppure in Mediaset. Non solo: “allo scopo di consentire all’Autorità di svolgere un’adeguata attività di monitoraggio”, entro 60 giorni Vivendi dovrà presentare il piano che gli consentirà di uscire dalla posizione dominante. Si tratta della prima decisione dell’Agcom su questa parte della `legge Gasparri´, in particolare sui tetti di controllo nel settore media e telecomunicazioni.
Scendendo i particolari, l’Autorità italiana, alla luce degli elementi acquisiti nel corso dell’istruttoria, ha stabilito che l’attuale posizione di Vivendi non risulta conforme alle prescrizioni di cui al comma 11 dell’articolo 43 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, in ragione delle partecipazioni azionarie nelle due diverse società italiane. La decisione si fonda sul Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar) in cui si sostiene che le imprese di comunicazioni che detengono nel mercato italiano una quota superiore al 40% non possono acquisire ricavi superiori al 10% del cosiddetto `Sistema integrato delle comunicazioni´ di tv, radio ed editoria. Secondo gli ultimi dati, Mediaset avrebbe ricavi di circa il 13% del Sistema integrato delle comunicazioni.

Nel caso “di inottemperanza all’ordine è applicabile la sanzione amministrativa” prevista dalla legge 249 del 1997, il gruppo francese rischia una sanzione del valore tra il 2% e il 5% del suo fatturato.

 

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