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Vivendi

Vivendi obbligata da Agcom a diminuire la sua partecipazione in Telecom Italia oppure in Mediaset

 

L’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha deciso: Vivendi viola la legge Gasparri sui tetti di controllo nel settore media e telecomunicazioni e ora deve scegliere tra Mediaset e Vivendi.

L’autorità, infatti, ha accertato la posizione dominante della società francese nel mercato italiano, obbligando ora Vivendi a diminuire le quote e ridurre la sua partecipazione in Telecom Italia oppure in Mediaset, entro 12 mesi. Andiamo per gradi.

I primi accordi

Vivendi-MediasetIl primo accordo Vivendi-Mediaset  risale ad aprile 2016 e parlava di uno scambio azionario di un pacchetto del 3,5% del capitale e della vendita della quota del Biscione nella pay-tv Mediaset Premium (l’89% della pay-tv, mentre il restante 11% acquistato dagli spagnoli di Telefonica sarebbe arrivato in un secondo momento). La partnership, “avente una portata internazionale, prevedeva, da un lato, varie iniziative relative alla produzione e distribuzione congiunta di ambiziosi programmi audiovisivi e, dall’altro lato, la creazione di una piattaforma televisiva globale over-the-top”, spiega l’azienda francese.

Dopo aver analizzato il business plan di Mediaset Premium (che secondo la francese si basava “su ipotesi irrealistiche” nel fissare al 2018 il limite per il ritorno all’equilibrio operativo), l’azienda guidata da Vincent Bollorè ha fatto marcia indietro, proponendo un nuovo accordo.

La nuova proposta fatta da Vivendi, però, cambiava non poco le carte in tavola, riducendo drasticamente l’impegno francese sulla pay-tv italiana. La società d’Oltralpe avrebbe confermato lo scambio del 3,5% del capitale di Vivendi e del 3,5% del capitale di Mediaset, ma aveva proposto di acquistare soltanto il 20% del capitale di Mediaset Premium e di arrivare a detenere in tre anni circa il 15% del capitale di Mediaset attraverso un prestito obbligazionario convertibile.La tv del Biscione non ci sta, si rifiuta di siglare il nuovo accordo e insieme a Fininvest ha deciso di richiedere i danni.

Mediaset-Vivendi: la guerra a colpi di azioni

La guerra legale in corso, però, non sembra far paura a Vivendi, che nelle scorse settimane ha iniziato a rastrellare le azioni Mediaset. Il primo giorno si è assicurato il 3,01% del Capitale dell’azienda del Biscione e in poche ore ha raggiunto il 28,8% del capitale ad un passo dal 30%, soglia massima oltre la quale è necessario lanciare una offerta su tutto il capitale.

Finivest, dunque, ha chiesto l’intervento della Consob, l’Authority che vigila sul corretto andamento degli scambi in Borsa. E anche l’Agcom si era schierata a favore dell’italiana.

Ma Perchè Vivendi voleva trattare a tutti i costi con Mediaset?

Vivendi-MediasetMediaset, per quanto valga meno di Vivendi, è comunque il primo gruppo Media italiano per telespettatori e introiti pubblicitari. E non solo: l’azienda italiana è presente anche sul mercato spagnolo: anche questo è qualcosa che fa gola a Vivendi.

Grazie ad un eventuale accordo con l’azienda del Biscione, Vivendi potrebbe dare vita ad un polo media e telecomunicazioni sull’asse Roma-Parigi-Madrid.

Bollorè e Arnaud de Puyfontaine indagati per aggiotaggio

La scalata di Vivendi a Mediaset era già programmata da tempo. Ed era un punto di arrivo (non definitivo) per Vincent Bollorè, che avrebbe deciso di disdettare l’accordo iniziale preso con Mediaset per far scendere il valore del titolo della casa del Biscione, e quindi approfittarne. È con questa accusa che la procura di Milano ha iscritto Vincente Bollorè e Arnaud de Puyfontaine nel registro degli indagati, nell’ambito dell’inchiesta della scalata di Vivendi a Mediase., seguita dai pm Stefano Civardi e Fabio De Pasquale.

Ci spieghiamo meglio. Secondo la procura di Milano, Vivendi non avrebbe più rispettato gli accordi presi con Mediaset “per far scendere artificiosamente il valore del titolo Mediaset” e quindi poi programmare la scalata “a prezzi di sconto”.

Telecom

Vincent Bolloré, Vivendi

Che tutto sia stato pianificato era anche l’accusa contenuta nell’esposto che i legali del Biscione avevano presentato negli scorsi mesi in procura chiedendo, appunto, l’intervento dei Pm sulla faccenda.

C’è da dire, comunque, che l’iscrizione di Bollorè dopo la denuncia di Fininvest, era quasi cosa dovuta, per il proseguio delle indagini.

Problemi di concorrenza

La posizione di Vivendi, che avrebbe potuto portare ad una possibile alleanza strutturale tra Mediaset e Telecom Italia, sotto la regia dei francesi di Vivendi, rappresenta un pericolo per la concorrenza. Con conseguenze serie per le Tlc, le emittenti televisive e i consumatori.

Telecom, o un “operatore in posizione dominante”, come scrive il Garante della concorrenza, potrebbe puntare sui numerosi clienti per “per restringere la concorrenza anche nei nuovi mercati dell’audiovisivo via Internet”. Non solo: Telecom potrebbe “escludere dal mercato anche gli altri operatori di tlc”, grazie a prezzi molto bassi e grazie a contenuti televisivi in eslcusiva, come le partite di Champions League.

La decisione di Agcom

Interpellata proprio da Mediaset su questa posizione dominante, Agcom ha deciso: entro 12 mesi il gruppo francese dovrà diminuire le quote e ridurre la sua partecipazione in Telecom Italia oppure in Mediaset. Non solo: “allo scopo di consentire all’Autorità di svolgere un’adeguata attività di monitoraggio”, entro 60 giorni Vivendi dovrà presentare il piano che gli consentirà di uscire dalla posizione dominante. Si tratta della prima decisione dell’Agcom su questa parte della `legge Gasparri´, in particolare sui tetti di controllo nel settore media e telecomunicazioni.
mediasetScendendo i particolari, l’Autorità italiana, alla luce degli elementi acquisiti nel corso dell’istruttoria, ha stabilito che l’attuale posizione di Vivendi non risulta conforme alle prescrizioni di cui al comma 11 dell’articolo 43 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, in ragione delle partecipazioni azionarie nelle due diverse società italiane. La decisione si fonda sul Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar) in cui si sostiene che le imprese di comunicazioni che detengono nel mercato italiano una quota superiore al 40% non possono acquisire ricavi superiori al 10% del cosiddetto `Sistema integrato delle comunicazioni´ di tv, radio ed editoria. Secondo gli ultimi dati, Mediaset avrebbe ricavi di circa il 13% del Sistema integrato delle comunicazioni.

Nel caso “di inottemperanza all’ordine è applicabile la sanzione amministrativa” prevista dalla legge 249 del 1997, il gruppo francese rischia una sanzione del valore tra il 2% e il 5% del suo fatturato.

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