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Vi racconto la dimensione geopolitica della pesca

di

mare pesca

L’approfondimento di Emanuele Rossi 

 

Un rapporto pubblicato di recente dalla Banca mondiale su come sta cambiando la ricchezza nel pianeta Terra, rivela che il modo in cui viene gestita la pesca in giro per il mondo non è solo anti-ecologico e poco sostenibile, ma anche anti-economico. In un’immagine: dal 1990 ad oggi, i quantitativi pescati hanno smesso di crescere, e questo significa che il pescato non aumenta, perché con ogni probabilità non ha adeguati tempi di riproduzione/crescita; Maria Damanaki, direttore generale per gli oceani della The Nature Conservancy, ha spiegato che “quando un numero troppo esiguo di pesci in età riproduttiva rimane in acqua, semplicemente non produce bene”. Contemporaneamente, è evidente che questa stabilizzazione significa che la resa economica dalla pesca ha smesso di generare crescita economica.

pesca marina

CONVIENE PESCARE?

La pesca è un settore a produttività bloccata, ciò nonostante aumentano le energie investite nella pesca (mezzi navali con motori più potenti, investimenti tecnologia), ma il risultato ottenuto è sempre lo stesso (il dato è stato già eviscerato in un altro report dello scorso anno). Complessivamente, negli ultimi quattro decenni, le flotte di pescherecci sono aumentate di quattro volte, ma il quantitativo è solo raddoppiato: questo, spiega a Quartz Charlotte de Fontaubert, specialista della pesca presso la Banca mondiale, significa che le scorte sono diminuite: “Quando la produttività cresce, significa che stiamo facendo di più con meno. La pesca marittima globale sta facendo qualcosa che si avvicina al contrario”, scrive Quartz.

I SUSSIDI E LA RESA

Certo, il dato dipende anche da paese e paese, ma la situazione analizzata dalla World Bank dà un quadro in generale negativo, con diversi paesi dove le attività di pesca si mantengono quasi soltanto grazie ai sussidi governativi.

pesca 2

Inoltre, la pesca è uno degli argomenti collegati alla problematica del riscaldamento globale, a conseguenza del quale i pesci potrebbero seguire rotte diverse collegate ai cambiamenti climatici che potrebbero arrivare fino agli habitat marini: modificazione che potrebbe creare problematiche di carattere geografico-politico, con necessità di stati che potrebbero sovrapporsi a quelle di altri.

IL CASO DEL MAR CINESE MERIDIONALE…

La dimensione geopolitica della pesca si può leggere dietro ai motivi che hanno creato le dispute territoriali tra Cina e paesi limitrofi sia nel Mar Cinese Meridionale, sia nella fascia Orientale. Quello della pesca, e dell’esaurimento delle scorte ittiche conseguente alla concorrenza tra le varie nazioni che rivendicano il controllo di quelle acque, è da tempo uno degli argomenti poco affrontati della crisi regionale, su cui invece gli scienziati hanno alzato l’attenzione; “mentre i politici discutono su quale paese controlli la regione, la pesca […] è sull’orlo del collasso”, ha scritto all’inizio del 2017 Rachael Bale del National Geographic, che ha curato ampiamente sul Mar Cinese Meridionale. Per esempio, i cinesi sono accusati di aver alterato gli habitat delle isole Paracel e Spratly con le operazioni di dragaggio che si sono rese necessarie per costruire le isole su cui Pechino ha piazzato le istallazioni militari con cui mostra i muscoli e deterrenza agli altri contendenti; la Cina è stata anche accusata della distruzione di parte delle barriere coralline nell’area per pescare le pregiate vongole giganti che si proteggono tra i coralli.

… E LE “3 P”

Il Mar Cinese Meridionale si espande per più di 3,5 milioni di chilometri quadrati, ed è una delle cinque principali zone di pesca del mondo, secondo i ricercatori dell’Università della British Columbia. Ci sono oltre 3 milioni di persone impiegate nel settore nei paesi che si affacciano in quelle acque, contribuisce pesantemente al commercio globale di pesce “e fornisce una fonte importante di proteine vitali a milioni di persone che vivono nelle nazioni che dipendono da esso”, ha spiegato il National Interest lo scorso anno. Il pesce, in quell’area, fa parte della “regola delle 3 P” (Politic, Petroleum, Protein) teorizzata dal capitano dell’aviazione americana Adam Greer, autore di ricerche finanziate in parte dalla National Defense University: Greer, sul sito specializzato in faccende asiatiche The Diplomat, è arrivato a supporre che “la proteina” derivante dal pesce è il fattore che guida la competizione sul Mar Cinese Meridionale.

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