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Astaldi, Mps, Salini. Chi brinda (e chi sfotticchia) in Italia per il piano Trump sulle grandi opere

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Trump

Il piano di Trump sulle grandi opere e i riflessi borsistici in Italia nell’articolo di Start Magazine

C’è chi sfotticchia in Italia il piano Trump sulle grandi opere eppure i gruppi italiani del settore costruzioni stanno beneficiano a Piazza Affari del primo piano di bilancio federale di Donald Trump. Inusuale il titolo del report di stamattina dell’ufficio studi di Mps: “Le spese pazze di Trump”. Ma vediamo numeri, dettagli, commenti e scenari.

CHE COSA HA DETTO TRUMP

Un piano da 1.500, forse 1.700 miliardi in dieci anni che decolli grazie a un’iniezione di fondi federali per 200 miliardi. Questo in pochi numeri i piani di Donald Trump, che ha tenuto ieri a battesimo la strategia per risanare e ammodernare le infrastrutture americane, cimentandosi con un’emergenza denunciata da molti presidenti e numerosi politici di entrambi i partiti ma finora rivelatasi difficile da risolvere. La proposta «creerà il più grande e audace investimento infrastrutturale nella storia degli Stati Uniti», ha rivendicato Trump durante un incontro alla Casa Bianca con autorità locali, da governatori a sindaci, e prima di viaggi nel cuore del Paese per promuovere i futuri progetti. Non è mancato un collegamento con America First: «Dopo aver speso stupidamente settemila miliardi in Medio Oriente, è ora di investire nel nostro Paese». Né una stoccata a partner-rivali economici, accusati di impoverire l’America con politiche commerciali ingiuste: ha minacciato in settimana di rilanciare un’«imposta reciproca» sull’import.

IL MOLTO POLITICO REPORT DI MPS

Il piano – ha commentato stamattina l’ufficio studi di Mps – prevede l’investimento da parte del governo di 200 Mld$ che dovrebbero stimolare circa 1500 Mld$ in dieci anni, alimentati da investimenti privati e dei governi locali. Per il prossimo anno fiscale, inoltre, verrà aumentata sensibilmente la spesa militare ed il controllo dei confini (tramite la costruzione del muro col Messico). A farne le spese saranno soprattutto programmi socio-sanitari tra cui Medicaid e Medicare”, si legge nel report intitolato “Le spese pazze di Trump”.

CHI BRINDA A PIAZZA AFFARI

Dopo che il presidente Usa, Donald Trump, ha presentato il proprio piano di bilancio federale che prevede, tra l’altro, la mobilitazione di 200 miliardi di dollari di fondi per il rinnovo delle infrastrutture, capaci di stimolare 1.500 miliardi di investimenti in 10 anni, Buzzi Unicem a Piazza Affari si è apprezzata dello 0,29% a 20,96 euro, Salini Impregilo dello 0,70% a 2,59 euro e Astaldi dell’1,30% a 2,5 euro.
Salini Impregilo ha contrattualizzato ben 2,9 miliardi di dollari negli Stati Uniti nel 2017, con il 2018 che è iniziato con l’aggiudicazione di altri 241 milioni in corso di contrattualizzazione. Prima ancora del piano Trump, Salini ha aumentato le assunzioni locali di mille persone a 6.000 in due anni con altre 500 in arrivo quest’anno. Se svetta per ambizioni e dimensioni, “Salini non è sola a guardare oltreoceano. – ha scritto il Sole 24 Ore – Astaldi è reduce da un contratto autostradale da 108 milioni in Florida, otto chilometri e 12 ponti in cinque anni. Ha radici sulle due coste e tra i progetti vanta l’ammodernamento da 1,2 miliardi della I-405 in California. Il gruppo Gavio l’anno scorso con la sua Astm ha rilevato il controllo di Halmar International, una società di New York. E le aziende italiane non sono le sole europee a mobilitarsi: il novero dei grandi concorrenti comprende le spagnole Dragados, OHL, Acciona e marchi storici quali la svedese Skanska”.

I DETTAGLI DEL PIANO

I capisaldi della strategia sono però nuova spesa, sotto forma di incentivi, e snellimenti burocratici. Prevedono che siano anzitutto stati e municipalità a mobilitare risorse, coprendo fino all’80% dei costi: dei 200 miliardi federali, metà sono “grants” che premiano chi raccoglierà proprie entrate per ponti o ferrovie, aeroporti o acquedotti. I vincitori riceveranno, appunto, fino al 20% del valore complessivo. Trump ha promesso di sveltire, a uno o due anni, procedure di approvazione in media vicine ai cinque anni. Ha commentato il Sole 24 Ore: “La formula, soprattutto quella finanziaria, è sicuramente ambiziosa e fa discutere esperti e politici: ribalta la matematica delle grandi opere americane, tradizionalmente finanziate al 50-80% da fondi federali. E assicura che il piano non avrà vita facile. Per diventare legge dovrà passare per undici commissioni e al Congresso serpeggiano le divisioni. L’opposizione democratica ha una sua strategia da mille miliardi interamente finanziata da fondi federali. Puntare su fondi locali, denunciano i democratici, svena stati e municipalità già alle strette. Appare loro improbabile che le imprese si facciano carico, con partnership pubblico-privato, di infrastrutture nelle aree povere. Le preoccupazioni tra i conservatori sono di segno opposto: un’eccessiva spesa che moltiplichi sprechi e debito federale, già appesantito dagli sgravi della riforma fiscale e da un accordo biennale sul budget che aumenta spesa militare e sociale”.

(articolo aggiornato alle ore 12,30)

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