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Perché con Putin dovremo continuare a convivere (che ci piaccia o no)

di

Russia Putin

Il post di Romano Perissinotto, manager, imprenditore e nuovo blogger di Start Magazine

Ogni volta che leggo della Russia, torna alla mente il mio primo viaggio in quel di Mosca – ahimè – alcuni lustri fa. L’arrivo in quell’aeroporto buio, così triste e malridotto che Malpensa al confronto ci faceva un figurone; l’ansia che cresceva spontanea al controllo passaporti sebbene non ci fosse alcun motivo razionale per il quale avrebbe dovuto salire. La neve ed il freddo pungente all’uscita mentre lo sguardo scrutava le facce degli autisti in quei giubbotti di pelle nera, ma soprattutto andava alla ricerca del cartello con il tuo nome tra quelli in cirillico ed in inglese. Il senso di sollievo quando finalmente lo intravidi. E l’auto, una simil Fiat 124 che puzzava di gas di scarico. Poi l’albergo che mi avevano riservato. Non ricordo il nome ma era all’interno di uno dei palazzoni voluti da Stalin, immenso tanto che il corridoio che portava alla mia stanza non finiva mai, scuro e tetro da sentirsi parte del romanzo di Stephen King portato al cinema da Kubrick. Fortunatamente Jack Nicholson non c’era tra gli ospiti dell’hotel.

C’era chi invece chiedeva l’elemosina all’uscita dell’albergo. Era circa la metà degli anni Novanta. La maggior parte delle persone ancora non aveva metabolizzato la nuova situazione post Unione sovietica e viveva tirando la cinghia, confusa e bevendo vodka, parecchia vodka. Coloro che avevano ricoperto cariche o impieghi pubblici durante il regime comunista ne avevano tratto vantaggio, così come i più scaltri o quelli con pochi scrupoli. In maniera più o meno lecita si erano ricavati un certo benessere. Alcuni si erano arricchiti così velocemente che il problema principale era come spendere tutto quel denaro così facilmente e rapidamente accumulato. Quelli che l’Occidente ha chiamato Oligarchi hanno dominato la scena per anni, e non solo in Russia per la verità, ma investendo ed accreditandosi anche all’estero. A Londra in particolare, essendo stati mediamente consumatori immaturi e spesso sfrontati, hanno contribuito non poco a far crescere i prezzi degli immobili, non solo quelli di lusso.

Poi arrivò un certo Vladimir Putin e le cose iniziarono a cambiare. Negli anni, la supremazia degli oligarchi venne prima scalfita, poi ridotta ed infine praticamente annullata. La ricchezza prodotta dal Paese, grazie alle sue risorse naturali, è aumentata in maniera esponenziale ed almeno in parte è stata ridistribuita. Mediamente il popolo russo oggi vive meglio di come non vivesse prima di Putin. Piaccia o meno ad una certa stampa occidentale o ai suoi detrattori, è un fatto.

Non nutro particolari simpatie per Putin, alcuni suoi atteggiamenti da “me sono uomo duro” li trovo piuttosto ridicoli. Ma non si tratta di giudicare il suo grado di simpatia o le sue apparizioni pubbliche con tigri, orsi o a torso nudo mentre cavalca nella neve. Ciò che invece preme comprendere in un sempre più piccolo mondo globalizzato è se Putin e la sua leadership rappresenta o meno il meglio che la Russia può offrire al consesso internazionale. Senza voler entrare in altre disquisizioni che sarebbero tante, tutte validissime – dalla libertà, alla democrazia, all’autoritarismo, molti bla bla… – e probabilmente pure interminabili e noiosissime se non si accetta il fatto che la realtà della Russia, del popolo russo è come è, non come altri liberi pensatori, filosofi scrittori vorrebbero che fosse. Di conseguenza quella società esprime il suo Leader, quel Vladimir Putin che oggi festeggia il suo ennesimo mandato presidenziale con un plebiscito che pure l’Occidente, con scelte quantomeno discutibili – in particolare l’ultima di qualche giorno fa – ha contributo a decretare. E con quel signore dovremo convivere per i prossimi anni.

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